Cronaca
25 Giugno 2011
L’ex vice: “Io non ero in grado di comprendere un bilancio”

La cieca fiducia di Dal Pozzo

di Marco Zavagli | 3 min

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Dopo Ricci Maccarini è il secondo big a parlare al processo Coopcostruttori. Giorgio Dal Pozzo, vicepresidente dal 1997 al 2003, ha scelto di farsi interrogare e la pm Ombretta Volta non si è fatta desiderare. La pubblica accusa lo incalza subito sulle sue mansioni e sui suoi poteri all’interno dell’azienda argentana: lui aveva la procura di firma, la procura all’incasso per diversi appalti. Quindi – seguendo il ragionamento del pm – il suo ruolo non poteva essere secondario.

E invece Dal Pozzo si trincera dietro a una fiducia cieca che nutriva verso l’establishment cooperativo di Argenta. Lui partecipava ai cda e ai pre-consigli (le riunioni del direttivo che in alcuni casi precedevano cda e assemblee), ma “in quelle occasioni non si parlava di delibere o scelte strategiche aziendali”. E anche se firmava i bilanci come consigliere lui “non ero in grado di leggerli o capirli; mi fidavo ciecamente dei dati che venivano trasmessi dalle fabbriche di cui ero il responsabile”. Le Apc? “Non ero né vicepresidente né consigliere quando vennero emesse, ma ritengo che se sono state fatte siano state conformi alla legge”.

Pur essendo procuratore speciale e direttore delle fabbriche, non si renderà nemmeno conto della crisi che stava investendo la Coopcostruttori: “non abbiamo mai fatto un giorno di cassintegrazione in quel periodo e nessuno dei vertici mi ha mai parlato di difficoltà economiche o finanziarie”.

E sul buco creato dal giochino-Spal? Niente. “Lei era vicepresidente della Spal e della Coopcostruttori e non partecipava alle decisioni?”, chiede alla fine spazientita la pm. “Ero una figura addetta ai servizi che dava un apporto tecnico e organizzativo”, si giustifica Dal Pozzo, assicurando – malgrado i brusii in aula tra il pubblico – che “non ero in grado di comprendere il contenuto di un bilancio e quindi mi fidavo di quello che mi veniva riferito”.

Il magistrato insiste e gli ricorda l’inchiesta Laguna Pulita, che lo vide coinvolto come procuratore di Coopcostruttori per falso in bilancio nel ’93: “come fa a dire – si chiede la Volta – che nel ’97 non è ancora a conoscenza delle difficoltà dell’azienda?”.

Dal Pozzo continua nella sua linea difensiva, aggiungendo – a riprova della sua buona fede – che la sua stessa famiglia perse oltre 300mila euro nel crac, tra prestito sociale e Apc.

Il ruolo di Dal Pozzo era così marginale nell’organigramma cooperativo, che dopo le dimissioni di Donigaglia nell’aprile 2003, Checcoli e Ricci Maccarini gli propongono di assumere un ruolo più centrale: quello del ‘pompiere’ per spegnere gli allarmismi che ormai serpeggiavano tra soci e lavoratori. Secondo l’accusa avrebbe ricevuto circa 250 persone che chiedevano indietro i propri risparmi e investimenti. Lui doveva tranquillizzarli, mettendoli a conoscenza del piano industriale di risanamento e del prestito ponte che avrebbe salvato la cooperativa. “mi preoccupavo di rassicurare le persone perché io a quel progetto ci credevo”.

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