Politica
15 Giugno 2011
Le proteste nel corso del consiglio congiunto sulla sanità

I politici in aula, la gente fuori

di Marco Zavagli | 2 min

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Mentre i politici sono dentro l’aula del consiglio, fuori dalla porta e nel cortile del Castello va in scena la protesta della gente. A cominciare dal lenzuolo appeso all’ingresso: “Mica stiamo parlando di come tappare i buchi dell’Emmenthal”, con riferimento ai bilanci della sanità che hanno ben altra importanza rispetto al formaggio svizzero.

Ad appenderlo è stata la Consulta Popolare per il San Camillo, arrivata da Comacchio per difendere il proprio ospedale. E i motivi per farlo, almeno secondo il presidente Manrico Mezzogori, ci sono tutti: “è l’ospedale che porta più soldi nelle casse dell’Asl; numeri alla mano, con i suoi 500mila interventi all’anno, ha dimostrato in questi anni di funzionare come ospedale del territorio e al servizio dei molti turisti che d’estate popolano i lidi. Va sviluppato e potenziato”.

Dello stesso parere Tiziana Gelli, consigliere comunale e rappresentante  della consulta, oltre che presidente del Tribunale dei malati: “chiediamo che venga rispettato l’accordo firmato da Errani e che riapra la Rsa. È questo che ci aspettiamo dalla riunione di oggi. Abbiamo fatto un ospedale nuovo? Bene, allora deve funzionare”.

Chi non usa lenzuola appese ma indossa direttamente una maschera sono i membri dell’Associazione Familiari ed Ammalati di Mcs. L’acronimo sta per Sensibilità Chimica Multipla, patologia che si sviluppa in seguito ad un’esposizione a sostanze tossiche che producono una poliallergia a diverse sostanze chimiche. In pratica chi ne è affetto non può lavorare nei normali ambienti di lavoro e non può essere curato se non in luoghi “sicuri”.

“indossiamo delle maschere come simbolo di contaminazione” spiega il portavoce Luciano Tancini, che nel corso del consiglio congiunto ha consegnato alla presidente Zappaterra un documento in cui si chiede alle istituzioni locali di impegnarsi affinché i malati possano accedere alle cure.

La sindrome da Mcs colpisce in forma grave circa 5.000 persone in Italia, prevalentemente donne.  In provincia di Ferrara se ne contano 40. “Questi ammalati – spiega Tancini – non riescono ad avere i livelli minimi assistenziali, cui hanno diritto come cittadini. Eppure secondo una direttiva regionale dovrebbe essere garantita l’assistenza sanitaria per affrontare le varie sintomatologie che manifestano. Tutti i servizi di pronto soccorso della Regione dovrebbero essere dotati di carrelli latex free e di camici in cotone sterili e, nell’ambito delle proprie possibilità, mantenere isolati i pazienti che ne hanno necessità. Così non è e i malati sono abbandonati a se stessi”.

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