Cronaca
15 Marzo 2011
A processo gestore per spettacoli osceni e vilipendio a simboli religiosi

Nuda sulla croce, dalla disco al tribunale

di Marco Zavagli | 2 min

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(immagine di archivio)

Era entrata in discoteca per ballare come ogni sabato sera. Ma lo spettacolo cui ha assistito dopo mezzanotte l’aveva lasciata di stucco. Era la notte tra il 19 e il 20 gennaio 2008. Una discoteca di Ferrara ospitava una serata speciale, rigorosamente over 18. L’etichetta “vietato ai minori” compariva sui flyer e sui manifesti pubblicitari. Anche all’entrata. Eppure lei non se n’era accorta.

Solo dopo la mezzanotte quando la musica si è fermata e le luci si sono spostate sul palco ha capito che si trovava nel posto sbagliato. Tra led e fumogeni è apparsa una ragazza seminuda legata a una croce. Accanto un uomo a petto nudo che con la frusta faceva finta di seviziarla. Tra gli oggetti di scena anche un coltello finto che spruzzava sangue.

Il Grand Guignol in salsa discotecara è continuato con il boia in lustrini e pelle nera che, allacciandosi in cintura un fallo di gomma, ha simulato uno stupro. Il tutto condito dal vocalist che incitava le ragazze al sesso orale e i maschietti a darsi da fare.

La ragazza, allora 17enne, è andata a casa e il giorno dopo ha raccontato quanto visto alla madre. Che non ci ha pensato due volte a denunciare la discoteca.

La vicenda è finita in tribunale, dove la legale rappresentante del locale si deve difendere dalle accuse di spettacoli osceni e vilipendio a simboli religiosi. Ieri in udienza è stata sentita la ragazza, che ha raccontato l’episodio davanti al giudice. Dietro domande del vpo Alessandro Rossetti ha precisato che la croce era costituita da due semplici aste di legno legate tra loro, senza simboli o scritte con richiami diretti al culto cristiano.

“Non c’era nessun rimando alla croce religiosa”, precisa l’avvocato Andrea Fornasari del foro di Bologna, che assiste l’imputata, “che tra l’altro ha gestito il locale per 4 o 5 mesi…”. “Questi spettacoli – aggiunge – non li organizzava la discoteca o chi la gestiva; sono prodotti da alcune agenzie che li vendono ai vari locali di tutt’Italia. Sicuramente si tratta di uno show poco felice, ma non vedo la responsabilità della mia cliente in tutto questo”.

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