Dopo un anno di indagini la parola sulla morte di Sahid Belamel passa al tribunale. Si dovrebbe tenere l’11 maggio l’udienza relativa alle posizioni di quattro persone, accusate di omissione di soccorso aggravato per i fatti del 14 febbraio dello scorso anno. Quella notte il ragazzo marocchino morì ad appena 30 anni dopo una serata passata nella discoteca Madame Butterfly (vai all’articolo).
Il caso del giovane fece il giro d’Italia, soprattutto per le drammatiche immagine che lo ritraevano seminudo implorare aiuto davanti ai cancelli di un’azienda. Uscito dal locale il giovane, barcollante per il troppo alcol ingerito, scivolò nel canale vicino a via Colombo, in zona pmi, bagnandosi completamente. Si tolse quindi i vestiti che amplificavano il gelo di quella notte e rimasto in mutande aveva continuato a camminare chiedendo aiuto, ma le auto di passaggio proseguirono senza fermarsi o senza chiamare i soccorsi. E lui morì per ipotermia, di freddo, per strada.
Secondo la procura Sahid poteva e doveva essere aiutato. E per questo il pm Nicola Proto ha disposto la citazione diretta in giudizio (facoltà consentita al magistrato per reati punibili con pena fino a 4 anni) per quattro persone. Si tratta di Sandro Bruini, 37 anni, addetto alla sicurezza della discoteca; Paolo Nicolini, addetto al parcheggio del locale; l’amico di Sahid, Mounir Zouina, marocchino di 24 anni che passò parte della serata con lui, e il tassista Paolo Campagnoli, 55 anni, che fu chiamato quella notte e, vedendolo in pessimo stato, completamente ubriaco, avrebbe suggerito di chiamare un’ambulanza.
Condotte che, secondo la procura, sarebbero passive appunto di altrettante omissioni di soccorso nei confronti di chi, Sahid, si trovava “in stato di incapacità di provvedere a se stesso per abuso di alcol e in evidente bisogno di aiuto”.
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