Cronaca
20 Gennaio 2011
Il legale del premier entra nel processo di Appello contro i quattro agenti

Aldrovandi, l’avvocato Ghedini per la difesa

di Marco Zavagli | 2 min

Entra un pezzo da novanta nel processo Aldrovandi. In vista dell’Appello che inizierà il prossimo 17 maggio, nel collegio difensivo arriva l’avvocato Niccolò Ghedini. L’avvocato e parlamentare del Pdl, braccio destro e difensore del premier, assisterà Monica Segatto, una dei quattro poliziotti condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi.

Per Ghedini, che in questi giorni ha sicuramente altro a cui pensare, impegnato com’è a studiare la strategia difensiva di Berlusconi per il caso Ruby, si tratta di un ritorno a Ferrara (anche se il processo di secondo grado, ovviamente si terrà a Bologna).

Nella città estense, infatti, il parlamentare si è laureato in giurisprudenza, per poi intraprendere la carriera forense seguendo le orme del padre. La conferma del suo interessamento al caso del ragazzo morto durante una colluttazione con quattro poliziotti il 25 settembre 2005 arriva direttamente dal suo studio di Padova.

“L’avvocato Ghedini ha già iniziato a studiare la vicenda”, afferma l’avvocato Piersilvio Cipolotti, dello studio Ghedini Longo, che già difende l’ispettore Paolo Marino nell’appendice dell’Aldrovandi ter. Il penalista non si nasconde “le difficoltà di un appello, che è per sua natura condizionato dal primo grado: è in quella sede che si forma l’80/85% del processo”.

“Abbiamo ereditato – continua Cipolotti – un appello e un atto di appello dal precedente difensore; il nostro raggio di azione si dipana all’interno di quello. Non possiamo proporre eccezioni. Il momento per farlo era il primo grado e ora è troppo tardi”.

Ghedini e Cipolotti sanno comunque di avere un vantaggio rispetto al primo grado di giudizio: la famiglia, dopo il risarcimento del ministero, non si costituirà parte civile. “È sempre un grosso beneficio non doversi confrontare con l’accusa privata – ammette Cipolotti -; nel nostro caso credo che aiuterà i giudici a non essere condizionati dal comprensibile dolore di una famiglia che ha perso un figlio”.

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