Fiducia a Berlusconi e riforma del federalismo. E poi la seconda fase: i ministeri al nord. Arriva con un’ora di ritardo Umberto Bossi a Ferrara. Nella sua tappa di avvicinamento alla Festa dei Popoli padani che si tiene oggi a Venezia il leader della Lega Nord è costretto a saltare anche l’approdo della nave padana a Pontelagoscuro, dove scendono solo Roberto Calderoli e il figlio “Trota”.
Nel capoluogo estense invece lo aspettano la camicie verdi ferraresi per il “Mez setembar frares”. Verso le 19.15 il senatùr arriva scortato dal presidente del Piemonte Roberto Cota e dal capogruppo al Senato Federico Bricolo.
L’attesa era tutta per le direttive da consegnare al popolo leghista in vista del voto di fiducia, da cui dipende la corsa o meno al voto anticipato. Il leader del Carroccio ha spiegato che le elezioni eviterebbero di “stare a chiedere i voti per altri due-tre anni, per non rimanere nelle mani degli altri.
La strada è molto stretta. Noi – ha aggiunto chiarendo che il voto leghista non mancherà – non siamo come Fini che cambia bandiera. Berlusconi ha mantenuto la parola, ci ha dato i voti sul federalismo e con chi mantiene la parola noi manteniamo la parola. Se Berlusconi viene in aula noi voteremo la fiducia”.
E a margine del comizio è ancora più diretto: “Spero che Fini torni in ginocchio da Berlusconi. Comunque è meglio Fini di Casini, nonostante tutto è meglio Fini di Casini”. Al cronista che gli chiede se salirà al Quirinale, “devo parlare con Berlusconi – risponde -, non posso mica andarci da solo”.
Il secondo punto riguarda il federalismo. Il prima e il dopo. “Dopo che i fiumi del Nord sono tornati al nord ora la seconda parte del federalismo – annuncia -, con l’Iva e l’Irpef alle regioni. Prodi diceva che la Cina è un’opportunità. Può darsi che per lui e qualche suo amico sì. Per i nostri lavoratori no. L’Iva è una tassa rigida, per fare delle modifiche devi passare per l’Europa e si salvi chi può. Usando l’Irpef i governatori delle regioni possono abbassarla e trattenerla per quelle imprese che altrimenti andrebbero all’estero. Irpef e Iva resteranno qui , non andranno più a Roma ladrona, Roma mangiona. Piano piano arriva il federalismo”.
E dopo la tassazione pro-regioni, Bossi lancia la seconda fase: i ministeri al nord. “La seconda partita – annuncia dal palco – è portare a casa nostra alcuni ministeri. Perché tutto deve rimanere a Roma? È possibile che non c’è un ministero che può stare in Emilia, a Ferrara, a Bologna? Come è successo in Inghilterra, dove da Londra tutti i ministeri sono stati portati nelle altre città. Lì non è morto nessuno, anzi. È migliorata la democrazia. I ministeri significano un sacco di posti di lavoro e un sacco di soldi”.
C’è tempo anche per rispondere a Fini, che da Mirabello faceva notare come la Padania non esiste né in storia né in geografia. “Abbiamo impiegato tanti anni per creare la Padania. E secondo Fini non esiste. Ah, non esiste? Toh!”, ha sussultato Bossi alzando come ormai sua consuetudine il dito medio. “Anche l’Emilia è tempo di colorarla di verde – ha continuato -. A partire anche da Ferrara”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com