Al tempo dei maiali erano sospiri d’amore. Ai tempi nostri non si sa. Di certo d’ora in avanti sarà difficile dare del “maiale” a un uomo che si prodiga in questi arieggianti pensieri. Da quando cioè la Cassazione ha condannato un contadino ferrarese che, esasperato dai continui rutti, ha apostrofato in tal modo il vicino.
Tutto è successo a Ferrara. Siamo nel 2008 e F.A., agricoltore, sta lavorando la terra di fianco al terreno di S.C.. Quest’ultimo accompagna praticamente ogni zappata con il classico e sonoro suono gutturale. Stanco di queste continue… chiamiamole interruzione acustiche, F.A. gli dà del “maiale”, intimandogli di smettere, pena qualche “randellata in testa”.
Il novello Pantagruele, anziché rimangiarsi le sue eruzioni gastriche, ha preferito adire alle vie legali e denunciare il vicino per ingiurie e minacce.
La controversia ha visto il giudice di pace dar ragione a S.C., fino all’ultimo grado di giudizio, quando sono stati scomodati addirittura gli ermellini per sancire il diritto al rutto. È così che ieri la massima corte ha confermato la condanna per ingiurie e minacce, accompagnata da una multa.
Per l’orecchio sensibile del contadino l’atto di eruttare sarebbe stato “ingiusto e provocatorio”, tale insomma da legittimare la sua reazione.
La Cassazione, con sentenza 16262, ha invece respinto il ricorso ritenendo che l’atto del contendere si limitasse solo ed esclusivamente all’epiteto di “maiale” rivolto al vicino.