Cronaca
26 Marzo 2010
La difesa: “Dimostreremo la totale inconsistenza delle accuse”

Caso Niagara, chiesto rinvio a giudizio dei Noe

di Marco Zavagli | 3 min

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La procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per i tre indagati del caso Niagara. Per la pm Morena Plazzi l’ex comandante del Noe di Bologna, il maresciallo Sergio Amatiello, il carabiniere Vito Tufariello e l’imprenditore Marco Varsallona devono essere processati per tentata concussione e rivelazione di segreto d’ufficio.

Secondo l’accusa i tre, in qualità di pubblici ufficiali marescialli del Noe, avrebbero chiesto del denaro alla società di Poggio Renatico Niagara, attiva nel settore del trattamento di rifiuti, per “ammorbidire” la posizione dell’azienda dopo ispezioni che potevano mettere nei guai la società.

I fatti risalgono al 2008 (il controllo dei Noe alla Niagara avvenne nel febbraio 2008) e a denunciare i due carabinieri e l’imprenditore fu Mauro Carretta, 67 anni, originario di Reggiolo (Re), legale rappresentante della Niagara.

I due militari, abusando della loro qualità e dei loro poteri, avrebbero indotto – secondo il capo di imputazione – Carretta a promettere loro una somma di denaro 20mila euro per alleggerire le conclusioni della informativa finale da depositare in procura.

A fare da tramite tra questa richiesta estorsiva e il titolare della società sarebbe stato Varsallona, anch’egli attivo nel ramo dello smaltimento rifiuti. Questi avrebbe contattato due dipendenti della Niagara facendo presente la necessità di pagare i militari del Noe per evitare la richiesta di sequestro dell’azienda o addirittura misure cautelari personali. Questa richiesta, secondo la procura di Ferrara, avrebbe creato soggezione e timore nelle persone offese e indotto Carretta a promettere il versamento della somma di denaro.

Versamento che però saltò. Carretta, infatti, d’accordo con il reparto investigativo dell’Arma di Ferrara, dopo un primo incontro tra lui e Varsellona (durante il quale il denunciante era microfonato dagli stessi carabinieri di Ferrara) pattuì il versamento di 20-25 mila euro. Le banconote erano state fotocopiate ed erano pronte per la consegna, ma poi non se ne fece nulla. Questo perché, secondo il titolare della Niagara, i militari del Noe avevano mangiato la cosiddetta foglia.

Non basta. Secondo la denuncia, durante la fase della stesura della informativa finale (riguardante l’esito delle indagini sull’azienda), i due carabinieri avrebbero informato i due dipendenti della Niagara di intercettazioni a loro carico e si sarebbero impegnati a fornire indicazioni utili alla loro difesa. Un comportamento cui ha fatto seguito, per i due Noe, l’accusa anche di rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio.

A rendere ancora più inquietante la vicenda c’è il rapporto extraprofessionale che lega i tre indagati. Secondo la procura, infatti, sarebbero in procinto di costituire tra loro una società di consulenza in materia ambientale.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Claudio Maruzzi del foro di Ferrara e Mariano Rossetti, Marco Zanotti e Desi Bruno, del foro di Bologna per i due carabinieri, e da Marco Caroppo e Stefano Manzini per l’imprenditore, hanno sempre contestato le accuse mosse da Mauro Carretta, definendo le accuse di reato “prive di ogni fondamento”.

E oggi, dopo la richiesta del pm, dichiarano che “finalmente avremo l’opportunità di dimostrare, davanti ad un giudice, la totale inconsistenza delle accuse avanzate dai denuncianti e la palese innocenza dei nostri assistiti. Ci auguriamo che ciò avvenga al più presto onde porre fine alla campagna denigratoria di cui sono vittime”.

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