Sport
17 Marzo 2010
Una serata biancoazzurra in onore di Gibì Fabbri

Lo chiamavano Brusalerba

di Redazione | 4 min

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Ci sono uomini nel calcio che lasciano il segno, non perché “vincenti” oppure abili comunicatori, non perché nella vita extra-calcistica fanno parlare di loro, esclusivamente perché sono l’espressione di un calcio che oramai sta scomparendo.

Lasciano tracce che solcano anni di storia, che scavano nei ricordi d’intere generazioni e poi li ritrovi ancora lì, con il loro volto un po’ scavato dalle rughe e quel sorriso sincero che ti riporta alla memoria l’odore dell’erba umida dello stadio quando, a fine partita da piccolo, ti avvicinavi alla rete di recinzione alla ricerca di uno sguardo o di un’espressione del tuo calciatore preferito. Sono quelle persone che ti spiegano cos’è il gioco del pallone, che ti dicono che un attaccante deve correre come un difensore, che non usano alchimie tattiche degne solamente di futili commenti televisivi, ma che per vincere bisogna giocare la palla e muoversi senza, utilizzare le fasce, dare un calcio all’avversario quando serve e tirare la palla in tribuna se occorre.

Giovanni Battista Fabbri, GB,  nato a San Pietro in Casale l’ 8 marzo 1926,  residente a Ferrara, giovane mediano di Modena, Messina ed ovviamente della Spal, allenatore tra le altre del famoso Vicenza di Paolo Rossi ed ancora della Spal in tre periodi diversi, tra cui quello glorioso tra il 1989 ed il 1993, ovvero il salto dalla C2 alla serie B.

Ecco, GB Fabbri è uno di questi rari uomini.

Con lui la Spal ha percorso all’inizio degli anni novanta una trionfale ascesa culminata con la promozione nella serie cadetta in un caldo pomeriggio toscano. Riportando Ferrara sotto i riflettori del calcio che conta.

La città dove si dice io vado alla Spal, anche se si giocasse contro il Real Madrid, la città che tra la nebbia del suo passato non dimentica Paolo Mazza e Caciagli, non si permette di cancellare dai muri del suo vecchio stadio sedici anni nella massima serie, le giocate di Lucio Mongardi, la classe di De Gradi o il genio di Fermanelli, il goal di Messersì al Vicenza davanti a ventimila persone, che se la Ovest non è crollata in quel momento non cadrà mai.

GB Fabbri è anche questo, un filo biancoazzurro che ricama tra gioie ed amarezze passate, un legame indissolubile tra Ferrara e la sua squadra di calcio.

Una persona che ti viene da ringraziare e che (personalmente) ancora mi commuove nel vederlo salutare la sua Ovest nel giorno del suo 80esimo compleanno.

Sono mille i frammenti che si possono enunciare per raccontarlo, ma è forse la sua genuinità a descriverne meglio il suo temperamento.

Il passo cadenzato prima di sedersi sulla panchina della Spal, quando poi si alzava per consigliare a Lancini di salire in avanti, oppure per salutare con la mano i “ragazzi della curva” quando puntuale il coro che portava il suo nome si alzava forte, accompagnato dall’applauso convinto di tutto lo stadio.

I cori a GB Fabbri, non sono stati solo un incitamento verso la sua persona ma hanno segnato per anni anche le contestazioni verso altri allenatori, quando questi con scarsi risultati scaldavano la panchina e veniva quindi invocato il grande condottiero, per chiederne un auspicato ritorno e simboleggiare un affetto mai sopito.

Restano altrettanto indimenticabili i festeggiamenti in piazza Ariostea per la promozione in serie B, quando uno stremato GB dal pullman della squadra con le mani congiunte a mimare un cuscino, consigliava ai tifosi ancora scatenati “che era ora di andare a letto”.

Anche per questi piccoli gesti cosi essenziali ma veri e comuni, che non bisogna assolutamente perdere la serata di sabato 20 marzo a Ferrara.

Quando, presso la Sala Estense in Piazza Municipale, dalle ore 21 il forum degli Spallinati organizza una serata in suo onore, con la conduzione di Filippo Vendemmiati e Giuseppe Gandini e la partecipazione di numerosi ospiti quali Massei, Pasetti, Albiero, Franco Fabbri, Cervellati, Cipollini, Labardi, Brescia, Patregnani e altri ancora.

Verranno proiettati filmati ed interviste a contornare un monologo teatrale preparato appositamente da Giuseppe Gandini, tratto dal libro autobiografico di Brusalerba.

Un appuntamento imperdibile, un percorso di memoria nel quale non mancheranno numerose altre sorprese, una serata unica da passare a fianco di GB…almeno fino a quando non deciderà che bisogna andare a dormire.

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