Il tribunale di Ferrara ha condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia un carabiniere in servizio presso la Compagnia di Copparo. Una pena addirittura superiore a quella richiesta dal pm Alessandro Rossetti, che in sede di requisitoria, durante la scorsa udienza, si era pronunciato per un anno e sei mesi.
L’uomo, circa 50 anni, era accusato di vessazioni fisiche e soprattutto psicologiche nei confronti dell’ex moglie, che ha sopportato continue umiliazione per 15 lunghissimi anni, praticamente dall’inizio del loro matrimonio fino al 2003, quando giunta ormai al limite della sopportazione ha trovato la forza di denunciare il marito.
L’uomo è stato inoltre condannato anche a risarcire tutti i danni patiti dall’ex coniuge da liquidarsi in sede civile, liquidando una provvisionale immediatamente esecutiva di 10.000 euro, oltre al rimborso delle spese legali sostenute dalla parte civile.
La sentenza del giudice Silvia Marini, pronunciata ieri pomeriggio, ha provocato una comprensibile soddisfazione da parte degli avvocati Claudio Maruzzi e Pasquale Longobucco, difensori della donna, i quali auspicano, da parte dell’ex coniuge, “una seria riflessione sui misfatti commessi, che hanno portato solo sofferenze alla moglie e ai figli, con ferite difficilmente sanabili, se non attraverso un percorso che non può non prevedere la partecipazione della figura paterna”.
Particolarmente rilevante, sotto questo punto di vista, si sono rivelati i contributi portati al processo dal dott. Amedeo Cicotti, psichiatra incaricato come consulente dalla parte civile, e dalla psicologa dott.ssa Carla Bianchera, nominato come consulente del tribunale durante la causa di separazione, che ha addirittura accertato la famigerata P.A.S. “sindrome da alienazione parentale” che si verifica quando uno dei coniugi pone in essere una sistematica opera di demolizione psicologica nei confronti del coniuge “antagonista”, strumentalizzando a proprio favore i due figli.
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