Da oggi 196 persone non hanno più un lavoro. L’Igs-Riva andrà in fallimento. Lo ha annunciato al termine dell’incontro in Castello estense il liquidatore, Enrico Scio. Le bandiere e i manifestati portati davanti alla sede dell’amministrazione provinciale alle 15 di pomeriggio da segno di protesta diventano simbolo di lutto.
Negli uffici della Provincia si sono incontrati poco dopo la presidente Marcella Zappaterra, l’assessore Carlotta Gaiani, il sindaco di Ro Ferrarese Filippo Parisini, il liquidatore e rsu e sindacati di categoria. Da quanto emerso dal tavolo non ci sarebbero le condizioni per continuare nell’esercizio provvisorio dell’azienda e di presentare un piano industriale in grado di mantenere viva l’ex Bbs di Ruina con i suoi circa 200 dipendenti da tempo ormai in cassa integrazione per crisi.
“In effetti – conferma la presidente Marcella Zappaterra -, l’attuale esiguo portafoglio di ordinativi, perso il cliente Volkswagen, non pare possa consentire l’impiego di così tanti lavoratori. Il liquidatore ora completerà l’aggiornamento dei dati economici e verificherà ulteriori possibili relazioni con investitori, ma la situazione appare complicata”.
Nei prossimi giorni Scio presenterà istanza di fallimento e da quel termine la fabbrica di cerchioni potrà considerarsi chiusa e scatteranno i 12 mesi di cassa integrazione per fallimento.
“Questa comunicazione per noi non è un fulmine a ciel sereno – commenta amaro Mario Nardini della Fiom Cgil -; prendiamo atto del fatto che si sono perse intere settimane, importantissime, per convincere Volkswagen (che ha ritirato la sua ultima commessa da 150.000 cerchioni) che c’erano ancora i presupposti per portare a termine il lavoro. Ora questi operai un lavoro non ce l’hanno più”.
“Questa è la fine di una tragica vicenda – aggiunge Walter Chessa della Fim Cisl -, risultato di una pessima gestione da parte non solo di Massimo Veneselli (l’ex amministratore delegato, socio di maggioranza, ndr): dopo la sua uscita nessuno è stato in grado di individuare le risorse necessarie per continuare la produzione e rispettare le commesse”.
E questo con una “aggravante”, come la definisce il sindacalista: “aver lasciato l’azienda senza utenze del gas e dell’energia elettrica, rendendo di fatto impossibile l’attività”.
A margine dell’incontro si è registrato anche un “incidente diplomatico”: all’incontro si sono presentati anche i rappresentanti dell’Ugl per partecipare alla discussione, ma – non essendo stati preventivamente invitati – per loro la porta è rimasta chiusa. “È vero che la loro rappresentanza all’interno dell’azienda è esigua, ma non capisco perché – critica Chessa –, l’amministrazione provinciale non abbia provveduto prima a invitarli”.
Per rimediare all’intoppo, si è svolto in seguito un ulteriore incontro con le rappresentanze sindacali dell’UGL e della Confsal (che non hanno rappresentanza nella RSU aziendale), per aggiornarre queste organizzazioni sullo svolgimento dell’incontro precedente.
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