Lyondell-Basell non ritorna sui propri passi e conferma la volontà di chiudere entro l’anno lo stabilimento di Terni. La notizia arriva dall’incontro tenutosi ieri a Roma presso la sede di Confindustria tra la società, le segreterie nazionali di Filcem, Femca e Uilcem e il coordinamento delle Rsu aziendali.
L’azienda ha comunicato che il cda di Lyondel-Basell Italia, nell’ambito della procedura del Chapter 11 (una sorta di regime di amministrazione controllata nel diritto commerciale statunitense), in corso negli Stati Uniti, finalizzata al piano di rientro finanziario e al relativo piano industriale, ha assunto la decisione di procedere con il progetto di riorganizzazione e razionalizzazione delle attività insediate in Italia e come conseguenza la individuazione del sito di Terni come realtà produttiva da dismettere.
Una proposta respinta dai sindacati, che la bollano come “sbagliata e irresponsabile a causa delle conseguenze industriali per l’intero settore chimico del paese, per il ridimensionamento di Lyondel-Basell Italia, nonché per le conseguenze che essa avrebbe sul territorio ternano”.
Se a Terni rischia di essere messo in ginocchio l’indotto di circa 800 posti di lavoro (il sito Basell ne conta circa 160), l’effetto domino rischia di coinvolgere anche Ferrara. “La chiusura dell’impianto – spiega Luca Fiorini, della Filcem Cgil di Ferrara – comporterebbe una riduzione della produzione italiana e di conseguenza una riduzione dell’attività di ricerca del centro ferrarese”.
La vertenza ha quindi una rilevanza nazionale che investe il paese ed il Governo, al quale le sigle dei chimici chiedono “la immediata convocazione di un incontro, nel quale affrontare il problema e modificare le decisioni annunciate dalla società”.
Filcem Femca e Uilcem e il coordinamento delle Rsu hanno deciso di confermare lo stato di agitazione sindacale nell’intero gruppo, di convocare immediate assemblee per organizzare iniziative di protesta e di proclamare uno sciopero di 8 ore con fermata degli impianti al minimo tecnico per il 5 marzo in tutte le realtà produttive e amministrative della multinazionale (Terni, Ferrara, Brindisi e Milano), giornata nella quale avrà luogo una manifestazione pubblica a Terni.
“Si tratterà – sottolinea Fiorini – del primo sciopero generale che coinvolgerà l’intero gruppo. Rispetto al passato non c’è più un problema di relazioni sindacali: questo tipo di problematiche si possono avere quando viene riconosciuto alle parti un ruolo di responsabilità. Oggi siamo di fronte ad una scelta unilaterale che consegna al sindacato un altro tipo di riflessione. La riflessione sindacale è quella che abbiamo espresso lunedì scorso in assemblea a Ferrara e che ieri è stata riconfermata nella riunione di Roma: è in discussione la permanenza delle attività LyondellBasell in Italia”.
A Ferrara le assemblee si terranno lunedì 1 marzo dalle 14 alle 15.30 (presso la sala riunioni K249) per i giornalieri e i turni montanti, gli impianti e i laboratori; martedì dalle 14 alle 15.30 (in contemporanea tre assemblee per aree distinte presso la sala riunioni piloti, la sala riunioni SF5/SF4 e la sala riunioni palazzina manufacturing) per i turni montanti; mercoledì per i turni montanti dalle 14 alle 15.30 (in contemporanea due assemblee per aree distinte presso la sala riunioni piloti e la sala riunioni SF5/SF4 ) e dalle 22 alle 23.30 (presso la saletta sindacale); per i turni montanti giovedì dalle ore 14 alle 15.30 (in contemporanea tre assemblee per aree distinte presso la sala riunioni piloti, la sala riunioni SF5/SF4 e la sala riunione palazzina manufacturing).
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