Cronaca
24 Novembre 2010
A rivelarlo il rapporto del 1° semestre 2010 sull'attività della Direzione investigativa Antimafia

Rapporto Dia, l’ombra della ‘Ndrangheta su Ferrara

di Redazione | 4 min

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A tre soli giorni di distanza dal clamoroso arresto sul litorale del boss calabrese Nicola Acri, che viveva in una villetta in viale Carrà, al Lido di pomposa, il nome della criminalità organizzata viene ancora una volta accostato al nostro territorio. Già, perché nelle 466 pagine della relazione diffusa dal Ministero dell’interno sull’attività svolta nel primo semestre del 2010 dalla Direzione Investigativa Antimafia compare anche Ferrara.
In particolare, sul territorio provinciale viene segnalata “la presenza di elementi riconducibili alla ‘ndrina Farao-Marincola di Cirò”, in provincia di Crotone. Dopo Acri, dunque, un’altra infiltrazione malavitosa di provenienza calabrese.

Il nome della cosca non è nuovo sul territorio: un anno e mezzo fa, il 5 marzo del 2009, partì alle prime luci dell’alba un’operazione sui scala nazionale, cui tiravano le file i carabinieri del Comando Provinciale di Ferrara, con la collaborazione dei colleghi di mezza Italia, hanno dato esecuzione a 30 ordinanze di custodia in carcere emesse dal gip di Bologna Alberto Gamberini, su richiesta dei pm della Dda di Bologna Piro Silverio e Nicola Proto, della procura di Ferrara, nei confronti di 24 italiani e 6 albanesi.
I capi di imputazione spaziarono dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti – con l’aggravante di aver agevolato l’attività della organizzazione di stampo mafioso Farao-Marincola – al favoreggiamento personale aggravato – per tre dei trenta accusati – per aver aiutato gli ex latitanti Giuseppe Cariati e il capo cosca Cataldo Marincola, già in carcere, ad eludere le indagini dell’autorità giudiziaria, consentendo loro di sottrarsi alla esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere rispettivamente dei gip di Catanzaro e Milano.
Le indagini, protrattesi dal febbraio 2007 al febbraio 2008 nell’ambito dell’inchiesta “Vortice 2“, portarono alla luce l’attività di traffico e spaccio di stupefacenti di un gruppo criminale italo-albanese. La droga, cocaina ed eroina, proveniva da Olanda, Germania ed Albania, ed era destinata alle piazze locali di spaccio, direttamente riconducibile alla cosca della ‘ndrangheta Farao-Marincola, alla quale sembrerebbero appartenere otto degli italiani indagati, tutti al vertice dell’organizzazione.
In particolare, emerse che i cugini Francesco Mario Cannas e Fiorenzo Santoro erano al vertice di una cellula stanziata a Modena per conto della cosca Farao Marincola del crotonese, in particolare della ‘ndrina di Cirò, con il compito di approvvigionare fiumi di denaro attraverso il traffico di stupefacente.
Nel corso dell’indagine furono tratti in arresto 9 corrieri ed un latitante e sequestrati 6,6 chili di cocaina e 6 di eroina.
Fra gli arrestati figurava anche Vincenzo Noviello, trovato presso il domicilio di Casal di Principe- già finito in manette tempo prima a Cento – nell’ambito di una indagine diretta sempre dalla Dda di Bologna e dai Carabinieri di Modena e Ferrara in quanto aveva gambizzato un imprenditore modenese.

Ma Ferrara non è un’eccezione regionale alla presenza di attività criminose legate al mondo della mafia, in particolare della ‘ndrangheta: come riporta il rapporto, le attività investigative hanno permesso di “palesare maggiormente la presenza e l’operatività di alcune cosche della ‘Ndrangheta, in particolare Bologna, Modena,  Reggio Emilia e Parma – riferisce il dossier – con un progressivo ampliamento di interessi anche verso le altre province”.

E Ferrara, come detto, è una di queste stando ai dati resi noti dal Ministero dell’Interno.

Le 466 pagine riferiscono ovviamente anche delle numerosissime operazioni effettuate sul territorio nazionale, nell’ambito delle attività di contrasto alla criminalità organizzata, pane quotidiano della Dia.
Ferrara è interessata anche dalla criminalità nigeriana, che si “caratterizza per la crescente pervasività attestata dalla presenza, a Nord come a Sud della Penisola, di gruppi che hanno saputo integrarsi nel tessuto criminale del territorio di insediamento, da dove si dipanano ulteriori ramificazioni anche verso nuovi territori di aggressione criminale”. Le radici delle basi di tale branca della criminalità sono riscontrate in Emilia Romagna, sul litorale domizio in Campania, Veneto e Lombardia.
Il nostro territorio non ha fatto eccezione a questo tipo di realtà riscontrata dalla Dia in Regione, ed a tal proposito viene riportata l’operazione ‘Piazza pulita’, “coordinata dalla Procura della Repubblica – riferisce il rapporto – presso il tribunale di Ferrara, nell’ambito della quale, nel marzo 2010, sono stati tratti in arresto diversi soggetti facenti parte di un’organizzazione criminale composta prevalentemente da nordafricani, ma partecipata anche da italiani e da soggetti provenienti dall’est europeo, per reati di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti”. 
Questa l’operazione nel dettaglio: www.estense.com/piazza-pulita-sgominato-racket-della-droga-038709.html.

Ancora, in Emilia Romagna nel corso degli ultimi anni “ha avuto luogo un progressivo consolidamento di gruppi criminali albanesi dediti alle più svariate attività criminali, che gradualmente hanno ampliato la loro sfera di influenza, dimostrando una capacità di evoluzione verso moduli organizzativi più sofisticati”. Anche se operazioni specifiche in tal senso nel rapporto non ce ne sono.

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