Спасибо вам и вашим соотечественникам за память. É russo. In italiano significa “grazie a voi e ai vostri connazionali per ricordare”. Questo “grazie” che arriva in un’altra lingua da migliaia di chilometri di distanza è dedicato ai ferraresi. A quei ferraresi che si sono impegnati perché una via della loro città venisse dedicata ad Anna Politkovskaja.
La cerimonia di intitolazione è stata celebrata sabato scorso. Oltre ai rappresentanti del Comune di Ferrara erano presenti i Grilli estensi, i veri “fautori” di questo risultato, e i rappresentanti di AnnaViva, associazione con sede a Milano nata per mantenere viva la memoria della giornalista russa uccisa a Mosca nel 2006.
Ad assistere al taglio del nastro c’era solo uno sparuto gruppo di persone. In tutto 60. “Qui siamo in 60, ma con la tecnologia in brevissimo tempo saremo milioni!” aveva previsto in quell’occasione Andrea Riscassi, giornalista tra i fondatori di AnnaViva. E aveva ragione.
Ieri, proprio in concomitanza del ventennale della caduta del Muro di Berlino, data considerata dai più come simbolo della libertà e della democrazia, quel piccolo evento ferrarese ha fatto il giro del mondo. Soprattutto in Russia, la terra per la cui democrazia Anna Politkovskaja scrisse i suoi reportage (in particolare dalla Cecenia). Che le costarono la vita.
La notizia è stata ripresa infatti dalla Novaja Gazeta, diffusissimo periodico russo indipendente, e da altri siti e blog. Proprio dalla Novaja Gazeta arrivano le parole di ringraziamento per Ferrara. Questi gli indirizzi internet di riferimento: http://ingushetiya-ru.livejournal.com/653944.html, http://www.hro.org/node/6755 (Hro è il principale sito che si occupa di diritti dell’uomo in Russia), http://novayagazeta.livejournal.com/129267.html, http://blogs.mail.ru/mail/vetumtrud/730CF709B52649E7.html.
Un’esposizione mediatica che cade proprio il 9 novembre. “Un’ altra coincidenza? – si chiede Maria Teresa Pistocchi, portavoce dei grilli estensi -; non ci credo più, siamo noi che stiamo facendo accadere le cose. É così che accadono le cose, goccia dopo goccia…”.
Ma nello stesso giorno dell’inaugurazione della via, sabato, sempre a Ferrara, per opera di un’associazione politica giovanile che fa capo all’area del Pdl, si celebrava altrimenti la caduta del Muro. Con un fac simile in cartone di quello che campeggiava attorno alla Porta di Brandeburgo. A picconare quel simulacro di cartapesta erano i giovani ferraresi nati nell’‘89. Fin qui nulla di strano. Anzi, un’iniziativa per certi versi lodevole.
Se non che nella lettera di commento sul “significato del 9 novembre, giorno della libertà” (questo il titolo della missiva inviata alla redazione), si spiegava come quell’atto “concreto e allo tesso tempo simbolico” servisse “per fare in modo che questo non ritorni più, che non ci sia più oppressione e lottare contro tutte quelle forme di comunismo di nuova facciata, ma di vecchia, atavica matrice”.
L’urlo di libertà terminava con “In alto i cuori”, motto latino o poi nietzschiano gettonatissimo al tempo del fascismo. Speriamo che quel grido vada attribuito solo alla scarsa consapevolezza di quell’enfasi, a un’inconsapevole entusiasmo del mittente. Altrimenti più che festeggiare i vent’anni della caduta del Muro, si rischia di evocare i venti anni più drammatici della nostra storia.
Meglio tornare allora ad Anna Politkovskaja, a questa coraggiosa giornalista che tanto spaventava i cosiddetti poteri forti. Questa volta risaliamo però non a vent’anni dopo il 1989. Ma a vent’anni prima. Quando un altro scrittore, Pier Paolo Pasolini, anche lui simbolo di libertà e di democrazia, e anche lui – strana coincidenza – morto assassinato, definiva con queste parole il senso di chi scrive per la libertà: “se uno [scrittore] non fa paura, è meglio che abbandoni il mondo”.