Dante Bighi, il benefattore dimenticato da Copparo
Del 'misfatto' culturale e intellettuale si viene a conoscenza proprio grazie alla denuncia delle legittime eredi di Bighi: Claudia, Luciana e Lucilla Foglia
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Almeno dieci anziani derubati dei loro gioielli, per un valore complessivo superiore agli 8mila euro. È questo il quadro ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Ferrara nei confronti di un infermiere italiano di 31 anni in servizio alla Cra Paradiso, oggi indagato per furto aggravato e autoriciclaggio
La Prefettura ha attivato il piano per la ricerca delle persone scomparse per Adil Momand. Il sedicenne si è allontanato volontariamente dalla struttura che lo ospita il 16 maggio
Dal 5 al 7 giugno maxi dispositivo di sicurezza attorno al Parco Urbano Giorgio Bassani per il doppio live del Black. Limitazioni alla circolazione in via Canapa, Porta Catena, via Bacchelli e nell'area nord della città

Annalisa Felletti
Codigoro. Presunte falsità, metodo dell’insabbiamento e una nuova sede a 30 metri di distanza da quella ufficiale. promette di gettare benzina anziché acqua sul fuoco la nuova esternazione della minoranza del Pd di Codigoro.
“Sono state raccontate molte falsità”. A sostenerlo sono i sei dissidenti del Circolo del Partito democratico. La saga della contestazione dei “militanti dissidenti” continua. E la denuncia è un nuovo attacco diretto alla segreteria di circolo. Ma la nuova lettera giunta in redazione estende l’affondo al segretario provinciale del partito che, a seguito della caduta del loro “presunto anonimato”, avrebbe avuto, sostengono, “solo un fugace colloquio telefonico con la componente dimessasi dalla segreteria” (ossia Annalisa Felletti, l’attuale vicesindaco – con lei hanno firmato Antonietta Buldrini, Lorenzo Crosara, Bruno Duo, Giordano Telloli ed Eva Zaghi).
I firmatari annunciano infine la loro “autosospensione dal direttivo”, ma garantiscono: “continueremo ad essere semplici iscritti al partito e parteciperemo alle iniziative messe in cantiere se saremo invitati”.
La missiva è una nuova puntata “o l’epilogo?” – parola dei dissidenti – di quel tentativo di “smuovere una situazione di democrazia compromessa, peraltro già da tempo”.
Un tentativo portato allo scoperto lo scorso 9 settembre attraverso una lettera alla stampa che denunciava il “disagio interno al circolo al circolo del Pd di Codigoro sui temi della democraticità, del rispetto delle regole e della sostanziale mancanza di iniziative politiche sul nostro territorio”.
A distanza di alcune settimane dalla quella uscita (leggi l’articolo), i dissidenti ribadiscono nel corso della lettera le critiche avanzate alla segretaria del circolo. Ovvero l’“insufficiente informazione sulle decisioni e scelte politiche, effettuate di norma da poche persone, e quindi scarsa consultazione degli organi direttivi e tantomeno degli iscritti”. Ma anche “l’emarginazione della minoranza, anche sul piano della comunicazione interpersonale, con messaggi svalutativi, insulti e altre attività scorrette, per indebolire sempre più quella che è considerata a tutti gli effetti una controparte, anziché un interlocutore politico alla pari”.
I firmatari ricordano e replicano agli argomenti che sarebbero stati avanzati dalla segretaria locale e dal segretario provinciale, in risposte al loro appello: da una parte “una riprovazione dell’anonimato” e, dall’altra, che “ogni problema deve prima essere discusso all’interno della sede di partito”.
“Pretestuosa”, così definiscono la prima accusa: “poichè le firme in calce al documento erano pervenute alle direzioni delle testate” e perchè una successiva lettera con i nomi dei firmatari sarebbe stata “recapitata a tutti i componenti del direttivo del circolo e al segretario provinciale”. “Paradossale”, invece, è come i firmatari giudicano l’affermazione “che il confronto va sviluppato dentro il partito, nel Direttivo – scrivono -, quando è proprio questo il problema che viene sollevato”.
Ma nel quadro tracciato dai dissidenti ora spunta un altro tema che scotta tra le mani dei militanti del circolo codigorese. “Che dire – domandano polemicamente – dell’inutilità della seconda sede locale del Pd a 30 metri di distanza dalla sede ufficiale?”.
Dopo il caso “Comitato dei Garanti” e la denuncia di un modus operandi giudicato poco trasparente e democratico all’interno del circolo, questo ultimo argomento che riferisce di una “seconda sede locale di partito”, si aggiunge a “ciò – scrivono i dissidenti – di cui avremmo voluto parlare con gli organi provinciali e locali”.
Una discussione che non sembra essere stata ricercata, ma anzi, ostacolata, sostengono infine i firmatari, attraverso la “tecnica dell’insabbiamento” che, concludono, “risulta ancora una delle più praticate nel nostro paese”.
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