mer 18 Ott 2017 - 2556 visite
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Cassonetti a calotta, bar e ristoranti fanno appello alla Lega

Lodi: “Problemi logistici, economici ed igienici. Quello che per Hera è un risparmio, è un caro costo per le attività”

di Cecilia Gallotta

Erano già diverse settimane che il tema dei cassonetti a calotta aleggiava anche fra le mura della Lega Nord, che finora non l’ha “affrontato in modo diretto”, come afferma il segretario comunale Nicola Lodi, se non appoggiando il consigliere Rendine per le sue iniziative.

Ma l’occasione è arrivata presto con “l’appello che molti bar e attività di ristorazione ci hanno fatto per andare loro in aiuto a fronte di un problema che non riescono a gestire”. Per constatarlo “basta andare nelle zone con maggiore concentrazione di attività” secondo Lodi, che si è recato, fra le altre, presso i locali all’angolo tra corso Isonzo e viale Cavour e in via Bologna.

“E’ facile dire di usare dieci sacchetti piccoli invece di uno grande – attacca il segretario leghista – che ovviamente non entra nella calotta. Ma considerate che solo una pasticceria produce almeno 60-70 sacchetti da 10 chili al giorno. Immaginate quelli prodotti da un ristorante. Mettersi a differenziare ogni minimo quantitativo di rifiuto richiede perdita di tempo (se non problemi di tipo igienico-sanitario), e per fare le cose fatte bene bisognerebbe assumere una sola persona che si dedichi a quest’azione”.

Poi ci sono le difficoltà di tipo tecnico: “La maggior parte dei bar si ritrova con 8-10 chili di fondo di caffè caldo, che scioglierebbe il sacchetto biodegradabile in meno di 10 minuti”. Il risultato è quindi il medesimo a cui già diversi cittadini hanno contribuito, ossia “l’orrendo spettacolo di immondizia che accoglie l’ingresso in città”, o la soluzione di “buttare tutto nei contenitori delle foglie perché sono più comodi”.

E’ prossima un’interrogazione in consiglio comunale per proporre il ripristino di almeno un cassonetto per ogni attività, al quale solo loro potrebbero accedere con tanto di chiave. Una prassi già adottata in Veneto, che andrebbe incontro alle attività “ad oggi ignare del costo che dovrebbero affrontare, perché Hera non si è ancora espressa – prosegue Lodi – nonostante le anticipate promesse di sgravi fiscali. Bisogna che l’amministrazione capisca che quello che per Hera è un risparmio, è un caro costo per queste persone”.

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