gio 14 Set 2017 - 1702 visite
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Fiorentini (Si) contro Franceschini: «Ha dato ragione alle destre e sconfessato Tagliani»

Il consigliere di maggioranza si dimette da presidente della Commissione sulla sicurezza. Il M5S attacca il Pd: «Adesso dovrebbe scusarsi per aver tentato di ridicolizzarci»

Fiorentini. «A fag tut mi. L’annuncio del Ministro Franceschini dell’arrivo dell’esercito per presidiare la zona Gad è degno dello stereotipo del ferrarese nel mondo». Così il consigliere comunale Leonardo Fiorentini (Si) inizia il suo atto d’accusa contro una parte del Pd ferrarese e nazionale che, di fatto, si è messa di traverso nei confronti delle decisioni fin qui prese e seguite dall’Amministrazione comunale. Un atto d’accusa che termina con le dimissioni da presidente della III^ Commissione consiliare, quella dedicata proprio ai temi della sicurezza.

«Purtroppo a far le cose da soli spesso si fanno male – prosegue Fiorentini -. Pensando di erigersi a salvatore della città, in vista delle elezioni politiche del 2018 e forse per tutelare un suo candidato alle ancor più delicate amministrative 2019, il ministro della Cultura è riuscito in un colpo solo a dar ragione alle destre che da 2 anni invocano l’arrivo dei mitra in Gad, sconfessare la politica di rigenerazione che questa amministrazione ha messo in campo sulla città (a partire dal Palaspecchi sino alla riqualificazione urbanistica di buona parte del quartiere) e infine conferire un alibi non richiesto a chi in questi anni non ha saputo gestire l’ordine pubblico in quella parte di quartiere. Per intenderci meglio, un quartiere degradato si rigenera con le scelte urbanistiche, gli interventi di riqualificazione e di ricostruzione della comunità e della socialità, mentre le organizzazioni criminali si sgominano con l’investigazione e con il controllo del territorio da parte delle Forze dell’Ordine; non certo con una settimana di controlli speciali interforze o con due militari fermi – turni permettendo – per 4 mesi davanti al Meis e forse alla stazione, in piazzale Castellina e al Grattacielo».

Per Fiorentini, «far arrivare 12 militari per qualche mese è mettere in campo una inutile azione fintamente repressiva che – se va bene – forse aumenterà giusto la percezione di sicurezza nel quartiere ma sarà inutile rispetto alla risoluzione dei problemi alla base di questa. Se va bene avrà quindi avuto ragione la destra, come se l’impegno di questi anni dell’amministrazione locale fatto di investimenti a breve e lungo termine sul quartiere e sul suo capitale sociale non fosse servito a niente. Se va male, come credo andrà, sarà l’ennesima zappa sui piedi che il Partito Democratico si sarà dato in questa sua fase di confusione politica che dura da un po’ troppo tempo. Il duo Franceschini/Minniti riuscirà forse a conquistare il Pd ma, almeno a Ferrara, riuscirà anche nella geniale operazione politica di non intercettare alcun voto a destra (anzi perdendone, perché ricordatevi, è sempre meglio l’originale), chiudendo allo stesso tempo il dialogo a sinistra».

«Siccome in estate non ho seguito un corso di aggiornamento presso la Tass (o Sputnik), come forse qualche mio collega ha fatto – afferma ancora Fiorentini, non senza malizia – non mi resta che rilevare come questo atto del Ministro sia nei modi e nei tempi un atto in aperto contrasto con questa amministrazione. Non solo dal punto di vista politico ma anche istituzionale. Sul primo piano ho già detto. Mi tocca quindi solo prendere atto dello spregio del Governo nazionale per le Istituzioni locali. Risultando evidente la mia “inadeguatezza” rispetto alla linea politica del Governo sulla sicurezza e non volendo essere in alcun modo schermo istituzionale a decisioni che vengono prese altrove senza alcun confronto, ho appena inviato le mie dimissioni dalla carica di presidente della III^ Commissione. Anche per poter continuare a dire in piena libertà ciò che penso debba dire la sinistra in questa città».

Il Movimento Cinque Stelle. Di diversa opinione è invece il M5S ferrarese, che critica il Pd per i motivi opposti: «Come la mettiamo adesso?
», chiede in una nota in cui il Movimento rivendica di aver portato per primo in Consiglio, nel 2015, la proposta dell’esercito, e rinfaccia tutti gli sberleffi ricevuti da allora. «Se il Pd locale fosse coerente dovrebbe protestare per l’arrivo dell’esercito.
 Se fosse onesto dovrebbe riconoscere almeno la legittimità della nostra richiesta dell’ottobre 2015, scusandosi di avere tentato di ridicolizzarci. Ma state tranquilli, non succederà. Unica consolazione. Sono passati solo due anni ma l’idea che la criminalità sia solo una percezione nella nostra città ha subito una metamorfosi radicale che si è infine concretizzata in azioni allora definite populiste o leghiste o irricevibili, da chi adesso si propone di applicarle. La città , purtroppo, nel frattempo, si è deteriorata, e molti voti Pd hanno preso il volo. Che sia in atto un tentativo di recuperarli? Too little too late». Troppo  poco, troppo tardi.

Mdp-Articolo 1. Tra gli interventi politici si registra anche quello di Mdp-Articolo 1, il partito di cui fa parte l’ex assessore comunale Annalisa Felletti. «Ritieniamo che la scelta del ministro Minniti sia sbagliata e vada contro quando sostenuto nelle ultime ore dal sindaco Tagliani – afferma il coordinatore Francesco Vinci -. Il problema dell’immigrazione non si risolve con la presenza dell’esercito, ma con politiche serie di integrazione, a partire dalle quali si chiede anche a chi viene ospitato di rispettare le normali regoli di convivenza civile, pena l’allontanamento dalla comunità. Sarebbe sufficiente appoggiarsi alle forze dell’ordine locali e investire su una piena animazione del tessuto sociale dei luoghi più problematici, creando una piena prossimità della città. Il ministro Minniti ha invece scelto la strada dell’emergenza, senza consultare il sindaco e gli organi preposti alla sicurezza. Pertanto chiediamo ai rappresentanti del centrosinistra presenti in Consiglio comunale la convocazione di un’assemblea straordinaria sul tema che chiarisca ogni aspetto della vicenda e immagini prospettive differenti dalla soluzione proposta».

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