gio 31 Ago 2017 - 637 visite
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Periferie Sicure: ne siamo sicuri?

L'enorme dispiegamento di forze non passa inosservato ai cittadini ma non sembra influire sulle situazioni di degrado

Se fosse possibile virgolettare le alzate di sopracciglio, questo pezzo sarebbe ricchissimo di dichiarazioni. Perché è più o meno quella la reazione costante dei residenti e negozianti della zona Gad che in questi giorni hanno assistito all’operazione Periferie Sicure: uno sguardo perplesso, un sopracciglio che si inarca in stile Ancelotti, una gamma di risposte che va dal mah al boh, con in mezzo qualche battuta acida o imprecazione. L’operazione, par di capire, non ha convinto granchè.

Eviteremo di girarci attorno per arrivare a quello che, questa settimana, molti hanno notato: durante i controlli a tappeto, che difficilmente potevano passare inosservati, tutte le attività di microcriminalità e degrado proseguivano nelle altre zone del quartiere. Normalmente. A volte a poche centinaia di metri dai cordoni di agenti con le mitragliette a tracolla. Il dispiegamento di mezzi arriva al giardino del Grattacielo? Nessun problema: lo spaccio si sposta nei giardini di piazzale Giordano Bruno. Piazzale Castellina è presidiato dalle forze dell’ordine? Basta tornare al Grattacielo. E così via. D’altra parte viviamo in una città ricca di passaggi pedonali e piste ciclabili che collegano strade a parchi, sottomura a tangenziali, viali a controviali che a loro volta si addentrano in impianti sportivi. Sia chiaro: è anche per questo che io amo Ferrara. È anche per questo che Ferrara è la città delle biciclette. Ma probabilmente è anche per questo che, nella nostra città, la bicicletta scassata dello spacciatore esce spesso vittoriosa dalla gara con i potenti mezzi delle forze dell’ordine.

Ho l’impressione che fattori come questo non siano stati tenuti molto in considerazione. D’altra parte non capita tutti i giorni di vedere tre spacciatori approcciare i clienti fino all’estremità di via Ortigara, quasi all’incrocio con viale Cavour. Si erano spostati in quella insolita posizione dopo che le forze dell’ordine avevano circondato tutto il tratto di strada adiacente la curva dello stadio, per un controllo a tappeto. Chi varca il cordone non può uscire fino alla fine dell’operazione. Neanche per un caffè al volo? – chiedo a un poliziotto -. “Se entra, dovrà restare fino alla fine del controllo”. I clienti ai tavoli del bar Giada osservano con facce rassegnate il cordone di agenti: hanno capito che c’è poco da discutere e che probabilmente si andrà per le lunghe. A poche centinaia di metri, all’incrocio con viale Cavour, i tre giovani pusher osservano la scena con aria divertita.

Cose un po’ paradossali ma che succedono alla luce del sole, sulle quali dobbiamo imparare a discutere senza quei filtri ideologici che arrotolano ogni dibattito su sé stesso. I buonisti contro i razzisti. La propaganda contro la propaganda. Ieri il direttore Zavagli rimproverava giustamente l’assessore Modonesi per aver a lungo sottovalutato il fenomeno della criminalità organizzata nigeriana, una realtà con cui dobbiamo fare i conti imparando innanzitutto a distinguere tra vittime e aguzzini. Le critiche al Comune per aver sottovalutato il problema sono sacrosante. Ma dall’altra parte della barricata abbiamo anche quelli che, per anni, hanno chiesto i presidi delle forze armate nelle strade ferraresi. Vorrei chieder loro come negli ultimi giorni hanno vissuto questo piccolo esperimento di ‘stato di polizia’ in zona Gad. Si sono sentiti più sicuri? Hanno portato più spesso i bambini ai parchetti, hanno visto ridursi i fenomeni di degrado?

Francamente dubito che vedere uno schieramento di agenti armati muoversi qua e là per una settimana, o essere identificati durante l’aperitivo al bar, possa far sentire i cittadini più al sicuro. Dà più l’impressione di vivere sotto una sorta di legge marziale che coinvolge l’intera collettività, mentre in realtà le cause del degrado ferrarese, anche se radicate, sono molto identificabili e circoscritte. Della microcriminalità ferrarese (in particolare quella protagonista dello spaccio, delle risse nei parchi e dei fenomeni di ubriachezza molesta) si conoscono le facce e le abitudini, le compagnie, i vizi, fino ad arrivare all’orario e la panchina preferita per l’appostamento. “Ma sul serio – è uno dei discorsi che ho sentito ripetere più volte a Ferrara – non riescono ad andare a coglierli sul fatto? Sono sempre quelli”. Discorsi da bar, è vero, ma non così lontani dalla realtà. E fanno sì che un controllo indiscriminato a tappeto suoni più come un’ammissione di impotenza che come una dimostrazione di efficienza. Senza contare che ha uno sgradevole retrogusto di controllo statale sulle nostre vite, qualcosa che l’Europa pensava di essersi messa alle spalle diverso tempo fa.

I risultati parziali sembrano confermare i dubbi sull’efficacia dell’operazione: i sequestri di droga sono stati di pochi grammi alla volta, tranne un ritrovamento di marijuana al grattacielo di cui però non si conosce l’origine. La sanzione più alta è stata disposta nei confronti di un negozio per via di una mancata autorizzazione: una scoperta che non dovrebbe richiedere un maxi dispiegamento di forze. Non stiamo neanche a considerare le cifre esatte delle centinaia di cittadini identificati, di cui quanti stranieri, di cui quanti con il permesso di soggiorno, di nessuno dei quali sapremo nulla di più. Sarà utile e propedeutico ad altre attività di indagine, lo spero e lo auguro, ma è difficile pensare che richiedesse la quasi militarizzazione della Gad. Insomma: al momento l’operazione ‘Periferie Sicure’ rischia di assomigliare più a un tour promozionale del ministero dell’Interno che a una risposta ai problemi delle città. Una promozione un po’ opprimente, per la verità.
Grazie almeno per avercelo ricordato.

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