Cronaca
10 Agosto 2017
Tra gli oggetti abbandonati nel Fiorino trovate nove impronte riconducibili al killer. I militari lo avevano nel mirino ma gli venne detto di attendere i rinforzi

Igor. Foglietto con codice Morse e si avvicinò a 50 metri dai carabinieri

di Redazione | 2 min

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Tra gli oggetti trovati nel Fiorino usato per scappare da Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, c’era anche un foglietto con il codice morse oltre ad altre cose un po’ bizzarre – un opuscolo per imparare i geroglifici, due settimane enigmistiche del Duemila e una bottiglia di Limoncetta di Sorrento – e per lui più fondamentali, come viveri e mini-kit per l’automedicazione e un dizionario Italiano-Spagnolo (la Spagna è stata una sua meta in passato).

È quanto riporta l’Ansa sui rilievi eseguiti dai carabinieri del Ris di Parma sugli oggetti ritrovati nel Fiorino bianco – in cui sarebbero state ritrovate nove impronte a lui riconducibili e una a un pregiudicato dominicano, tenuto sotto osservazione -, abbandonato dal killer nella fuga.

Proprio sulla fuga emerge – come riportato da La Nuova Ferrara che ha ottenuto un rapporto dei carabinieri datato 8 aprile – qualche dettaglio in più su come abbia fatto per tre volte a sfuggire alla cattura, poco prima di dileguarsi nel nulla. I militari – che erano tre, in borghese e a bordo di una sola auto “di copertura” – incrociarono il killer, proprio l’8 aprile, tra Marmorta e Consandolo durante le ricerche scattate dopo l’omicidio di Valerio Verri e il ferimento di Marco Ravaglia.

Lo seguirono fino a una stradina che porta in un piccolo bosco, ma dalla centrale operativa ricevettero l’ordine di non sparare, monitorare la situazione e preservare la propria incolumità, in attesa dei rinforzi, che arrivarono circa mezz’ora dopo.

Ma a quel punto Feher aveva già fatto in tempo a entrare tre volte nel loro campo visivo a distanze abbastanza ravvicinate, anche 50 metri. Una prima volta chiedendo di liberare la strada senza aver riconosciuto i militari, una seconda dopo aver fatto marcia indietro ed essere sceso per addentrarsi nel bosco e una terza dopo essere uscito di nuovo dal bosco per prendere alcuni oggetti lasciati nel cassone del Fiorino. I carabinieri si mantennero in contatto visivo con lui, fino all’arrivo dei colleghi e alla messa in sicurezza del perimetro del bosco, dal quale non sarebbe potuto e dovuto scappare.

Dal rapporto emerge che Feher era vestito con cappello da pescatore verde militare, occhiali scuri, giaccone e pantaloni verdi, maglione nero e non indossava guanti. Non sembrava armato ma, secondo quanto verbalizzato dai militari, non ci furono le condizioni per utilizzare le armi in dotazione e fermare la fuga del killer. Che continua ancora oggi.

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