lun 14 Ago 2017 - 3323 visite
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Ferrara è la città più vecchia d’Italia, ma i giovani vogliono rilanciarla

"Gli eventi ci sono, ma gli abitanti si lamentano". Il consiglio del circolo Arci Contrarock: "Criticare di meno e uscire di più"

Ferrara è la città più vecchia d’Italia. Lo sa da sempre chi vive la città estense e ora lo sa anche Repubblica che ha pubblicato un’inchiesta sui giovani ‘in via d’estinzione’. Ferrara è la provincia che ha la più bassa percentuale di abitanti tra i 18 e i 30 anni ed è Lagosanto a conquistare il record negativo. Ma i giovani estensi non ci stanno e vogliono rilanciare il loro mondo.

“È un dato (quello pubblicato su Repubblica, ndr) allarmante e triste che però viene quotidianamente percepito da tutti coloro che vivono nella nostra cittadina, dove spesso sembra mancare la cultura della musica, dello stare insieme, dell’aggregazione e perché no, del divertimento”.

È la riflessione lanciata sui social da Andrea Marchesin, presidente del Contrarock, il circolo Arci che dal 2009 con i suoi 50 soci volontari ha dato nuova vita all’ex scuola elementare di Contrapò.

Un circolo culturale come ce ne sono tanti altri sparsi sul territorio, composto da giovani che vogliono fare qualcosa di concreto per animare questa città, che sia un concerto, un laboratorio o una serata di spettacolo. “Chi dice che Ferrara è una città morta dove non c’è niente da fare o sta mentendo o esce poco perché in realtà ci sono tante iniziative in giro – riprende il filo del discorso Marchesin – ma la verità è che, anche quando si fanno gli eventi, la gente tende comunque a lamentarsi”.

Che a Ferrara risieda un popolo lamentoso e insoddisfatto è un dato di fatto. Basti pensare al Ferrara Buskers Festival, “l’esempio più eclatante che mi viene in mente: molti si lamentano del trambusto e dello sporco mentre si tratta di una manifestazione importante che porta lustro e guadagno”. L’antidoto contro questo fenomeno, secondo il presidente di Contrarock, è solo uno: “Criticare di meno e uscire di più, lamentarsi di meno e partecipare di più, magari anche se la musica finisce 10 minuti dopo l’orario sul permesso”.

Contro l’idea di una “Ferrara che subisce invece di attivarsi”, il circolo Arci vuole alzare il tiro e invitare le persone ad “avvicinarsi a questi spazi di aggregazione, in cui si fanno le cose solo per passione”. Non per fare politica, non per far contento chi parla di ‘monopolio Arci’. “Ecco cosa sarebbe bello – si sfoga Marchesin – smettere di infilare la politica dappertutto, riuscire a togliersi questo cliché dalla testa: si può fare politica senza essere politicizzati, ci si può impegnare per la sensibilizzazione alla cultura senza essere legati a un partito”.

Una rivoluzione giovanile? “Non siamo dei sovversivi ma a volte si sente il bisogno di dire qualcosa, le persone che valgono trovano soluzioni, le altre si lamentano e basta – ribadisce Marchesin -. Troppi locali sono stati chiusi, troppe manifestazioni sono cessate di esistere, troppe volte gli sforzi delle persone sono stati annientati dalla voglia di polemica e dalla volontà di quiete assoluta di troppe persone. Abbiamo bisogno di trovarci e di stare insieme, abbiamo bisogno di non aver bisogno di scappare. Vogliamo costruire qualcosa qui, nella città che amiamo”. Il seme è stato posto, ora bisogna mettere radici. Per buona pace del criticone di turno.

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