
Immagine d’archivio
La quasi totalità del servizio di emergenza/urgenza del 118 affidato al volontariato e il rischio – addirittura certezza tra pochi giorni – di perdere posti di lavoro qualificati nell’Ausl cittadina.
Sono i temi che Natale Vitali e Claudia Canella di Fp-Cgil e Cisl-Fp pongono in una lettera aperta destinata a cittadini e istituzioni, in cui lanciano l’allarme non solo sui posti di lavoro, ma anche sulla qualità del servizio che verrà offerto dato l’enorme richiesta di ore e risorse umane richieste al volontariato.
“In queste settimane – spiegano i due sindacalisti – l’Azienda Usl di Ferrara ha deciso di affidare, alla cifra di 2,7 milioni di euro, il servizio di emergenza/urgenza 118 al volontariato. A dire la verità già da anni, prendendo spunto dalla circolare regionale n. 6 del 2014 a firma dell’attuale direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria della nostra città (Tiziano Carradori, ndr), nella quale si indica come strada prioritaria l’affidamento del servizio di soccorso alle associazioni di volontariato accreditate e ‘controllate’ periodicamente in riferimento ai requisiti previsti, parte di questi è andato in questa direzione. Oggi – osservano – ci troviamo di fronte alla quasi totalità del servizio del soccorso affidato a detti soggetti con il rischio (certezza dal primo di agosto) di perdita di ulteriori posti di lavoro ad alto contenuto professionale”.
Cgil e Cisl pongono dei dubbi molto importanti, arrivando addirittura a mettere da parte – “solo al momento” – la questione occupazionale: “Ci piacerebbe sapere chi controlla, chi e cosa, e chi garantisce ai cittadini il servizio sanitario adeguato al bisogno di emergenza del momento. Prima abbiamo citato la circolare della regione Emilia Romagna, ebbene quella circolare indica come struttura dell’accreditamento l’Unità Operativa Mobile (l’ambulanza per dirla in breve) il personale, le competenze e le attrezzature a disposizione. Ci piacerebbe che qualcuno ci facesse, non solo a noi ma alla collettività tutta, un resoconto dei controlli effettuati (da chi? Commissione accreditamento? Altri soggetti?). Ci piacerebbe inoltre sapere, considerando il numero effettivo di volontari come ed in che modo possano essere garantiti i servizi richiesti nei vari capitolati”.
E qui emergono i dubbi più pesanti, proprio sulla capacità di realizzazione del servizio da parte di un associazione di volontari: “Quante ore dovrebbe riposare un ‘volontario’ prima di rispondere ad una richiesta di soccorso? Quante ore può stare, continuamente, in servizio? 10, 20, 30? I mezzi in uso rispondono ai requisiti dell’accreditamento? Chi controlla queste situazioni? Per fare un esempio concreto, basandoci sulla richiesta dell’Azienda Usl, l’associazione di volontariato che si ‘aggiudicherà’ il servizio ‘Ferrara 02’ deve garantire la presenza di 17.472 ore annue (168 ore settimanali per 2 operatori) che tradotto significa 16 operatori sempre presenti che prestano la totalità del loro tempo (almeno 12 ore al giorno sempre) al servizio. Questi volontari hanno un lavoro che gli consente di vivere? – chiedono Vitali e Canella -. Se si quando lo svolgono?”
“Alla luce delle considerazioni su esposte ed ai dubbi che permangono, anche in tema di legalità del rapporto di lavoro”, i due sindacati affermano che “non accetteranno mai una impostazione del modello sanitario siffatta e continueranno, senza indugio alcuno, in una battaglia che mette al centro il lavoro e la qualità dei servizi sanitari”.
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