Economia e Lavoro
13 Dicembre 2015
Salvati i 15 posti di lavoro ma a condizioni peggiorative. Fp Cgil e Cisl Fp: "Brutto esempio per la cooperazione"

Le Coccinelle in liquidazione, ‘j’accuse’ dei sindacati

di Redazione | 4 min

nido genericaUn nuovo crac coinvolge una cooperativa ferrarese, l’Acli Le Coccinelle, per la quale è stata avviata la procedura di liquidazione coatta con richiesta al Ministero di nominare un liquidatore. La notizia è stata data dai sindacati Fp Cgil e Cisl Fp, che sono riusciti a salvaguardare il lavoro delle 15 educatrici anche se a caro prezzo, e che ora lanciano il loro ‘j’accuse’ contro chi si è reso protagonista di una “gestione poco oculata” e contro chi avrebbe dovuto controllare lo stato della cooperativa.

Una crisi, quella di una delle più note cooperative della provincia per i servizi educativi, aderente a Confcooperative, che si protrae da diverso tempo con alti e bassi. “Da tre-quattro anni – spiega Claudia Canella della Cisl Fp – come sindacati abbiamo cercato di accompagnare le difficoltà della cooperativa aiutandola nei momenti più critici. Quest’estate si è capito che le difficoltà erano pesanti, dato che l’Ati che si era costituita per la gestione dei centri estivi ha dovuto escludere proprio Le Coccinelle in quanto non risultava in regola con il Durc (il documento che attesta la regolarità dei versamenti dei contributi ai lavoratori, ndr). La buona notizia è che grazie al nostro intervento siamo riusciti a salvaguardare i posti di lavoro, con le educatrici che sono state assunte presso altre cooperative, ma a farne le spese sono state comunque le stesse educatrici che hanno ottenuto contratti comunque più svantaggiosi e sono in arretrato di tre mesi con lo stipendio”.

La coop Acli Le Coccinelle, secondo quanto riferito dai due sindacati di categoria, a un certo punto sarebbe scomparsa “agli occhidelle proprie lavoratrici negandosi continuamente a ogni tentativo di incontro. “È possibile – dicono Fp Cgil e Cisl Fp – che di questa cooperativa non si riesca ad avere l’elenco dei soci lavoratori ed il regolamento interno? È possibile, proprio in questa cooperativa, lavorare e non essere pagati per la propria prestazione lavorativa? È possibile che tutto questo questo avvenga in assenza totale di trasparenza, senza che nulla sia stato comunicato né alle lavoratrici, né alle famiglie dei bambini che frequentano questi asili, né ai Comuni coinvolti nella gestione di questi servizi? Questo non solo è possibile, ma è reale: è successo a Ferrara, alle educatrici della cooperativa “Acli Le Coccinelle” – molto conosciuta in città (ndr) – che lavoravano e lavorano nei nidi di San Martino, Gualdo e Monestirolo”.

Le 15 lavoratrici dalla scorsa estate avrebbero ricevuto di tanto in tanto acconti di stipendio, “non sempre e non tutte”. “Sono state costrette a pagare loro stesse la spesa per preparare i pasti. Fino all’ultimo – continuano i sindacati – non hanno saputo quale sarebbe stato il loro futuro lavorativo, e fino all’ultimo, per grande senso del dovere, hanno continuato ugualmente a prendersi cura dei bambini e delle bambine che frequentano i loro nidi”.

Fp Cgil e Cisl Fp, dopo mesi di tentativi infruttuosi di avere risposte chiare e certe rispetto sia al presente che al futuro della cooperativa Acli Le Coccinelle e di queste 15 lavoratrici, hanno deciso di coinvolgere Confcooperative, associazione datoriale alla quale aderiva la cooperativa in questione, nel tentativo di assicurare continuità ai servizi e ai posti di lavoro delle educatrici che da tre mesi non ricevevano più gli stipendi, convinti che la situazione economica e gestionale della cooperativa in questione fosse tanto compromessa da non poter più garantire sicurezza di lavoro e di attività.

Dal 1° di dicembre queste lavoratrici sono state assunte dalle Cooperative Sociali “il Germoglio” e “Cooperativa Serena”, che hanno preso in gestione i servizi. “Tutto bene si dirà – commentano Fp Cgil e Cisl Fp – ma a quale prezzo? Le condizioni della assunzione sono state l’abbassamento dell’inquadramento e l’azzeramento dell’anzianità di servizio: alcune di loro, per mantenere il posto di lavoro, hanno perso dai 60 € ai 250 € al mese. E anche chi, perché legato ad un appalto pubblico, ha mantenuto lo stesso salario ha in realtà perso qualcosa: a loro infatti è stato applicato il Jobs act. Sono state considerate nuove assunzioni e sono diventate lavoratrici a tutele crescenti. Pur continuando a lavorare nello stesso nido, con lo stesso stipendio, con gli stessi bambini hanno perso il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Di certo le lavoratrici sono soddisfatte di aver mantenuto, a seguito dell’azione sindacale, il proprio posto di lavoro. Ma questa storia rappresenta purtroppo la copia di troppi film già visti, in cui si scaricano sulle spalle dei lavoratori i danni provocati dalla evidente mala gestione di chi, giocando a “fare impresa o cooperazione sociale”, ha guidato la cooperativa nel baratro, senza assumersi la responsabilità delle proprie scelte e lasciando dietro a sé debiti insoluti che nessuno pagherà. Anzi no, qualcuno sta già pagando il danno prodotto: le lavoratrici e i lavoratori che pagano letteralmente di tasca propria il mantenimento di un servizio ai cittadini e il loro posto di lavoro. In una regione dove la cooperazione sociale ha una tradizione fortissima, tanto da aver espresso l’attuale Ministro del lavoro, questo è stato un brutto esempio di impresa sociale che non fa bene alle cooperative del territorio ferrarese”.

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