Spiace leggere, ancora una volta, come la Cgil ferrarese interpreti il proprio ruolo di rappresentanza sociale in chiave meramente politica, con un atteggiamento più simile a quello di un partito che di un sindacato. Mi spiace ma mi devo limitare a prenderne atto. Spiace, ma di questo fatico a prenderne atto, rilevare anche come la critica mossa alla legge di stabilità, all’esame del Parlamento proprio in queste ore, prescinda completamente dai numeri della manovra. In altre parole, si ha come l’impressione che il disegno di legge di stabilità o non sia stato letto, o non sia stato capito.
La manovra per il 2016 è interamente costruita in chiave espansiva. Lo è, per di più, attraverso l’utilizzo della leva del deficit tanto invocata, negli ultimi anni, da parte sindacale. Dopo un buon lustro in cui, a gran voce, proprio la CGIL, ha chiesto ai governi che si sono succeduti di abbandonare l’austerità, ora, la stessa CGIL, critica una manovra che, da parte opposta, è accusata di rappresentare l’abbandono del modello di sviluppo fondato sulla diminuzione della spesa.
Capisco che una simile novità abbia preso in contropiede molti critici “aprioristici” del Governo e del Pd, ma giungere a contraddire sè stessi mi pare, francamente, eccessivo.
Venendo alla sostanza, la manovra, che certo il Parlamento potrà anche concorrere a migliorare, muove da alcuni punti fermi:
1) Calano le tasse. Calano per i cittadini (compresi gli iscritti alla CGIL), che non pagheranno più l’imposta sulla prima casa. Calano per le imprese italiane, che notoriamente sono tra le più vessate al mondo e che scontano, perciò, un deficit di competitività sui mercati (con chiari riflessi negativi in termini occupazionali). Calano per i coltivatori diretti, il cui ruolo economico fondamentale, per la nostra provincia, è spesso sottovalutato.
2) Si rilanciano gli investimenti per i Comuni bloccati, da più di un decennio, dalle regole assurde del patto di stabilità interno che, finalmente, da gennaio, andrà in pensione. Ciò si tradurrà in miliardi di maggiori investimenti da parte degli enti locali, che potranno spendere le risorse disponibili ma accantonate. Questo particolare aspetto della manovra, nel corso dell’ultima direzione provinciale del PD, ha avuto il plauso unanime dei Sindaci della nostra provincia che da anni invocavano il superamento del sistema del Patto.
3) Si rilanciano gli investimenti produttivi, grazie alla previsione del super ammortamento fiscale.
3) Aumentano di un miliardo di euro le risorse del fondo sanitario nazionale. Come l’aumento di un miliardo possa essere spacciato, da qualcuno, per un taglio, è un mistero. Tipico del nostro Paese, comunque, montare casi inesistenti per poi cavalcare l’indignazione popolare.
4) Vengono stanziate risorse prossime ai due miliardi di euro per finanziare la lotta alla povertà, il sostegno ai disabili, la lotta la disagio sociale.
5) Si incentiva la contrattazione decentrata, detassando i premi di produttività frutto di contrattazione aziendale. Sul punto, le organizzazioni sindacali dovrebbero mettersi d’accordo, poiché ciò che oggi la CGIL critica era invocato a gran voce da altre Confederazioni Sindacali.
Complessivamente, una manovra che cerca di spingere la crescita economica e di ridurre le disuguaglianze sociali. Una manovra “pesante” in termini di risorse, resa possibile grazie allo sforzo riformatore che ha visto impegnato il PD nell’ultimo biennio. Senza le riforme, a cominciare da quella del lavoro, non ci sarebbero stati gli spazi finanziari per misure così corpose.
Consiglio a chi, distrattamente, si fosse perso le misure sopra citate una attenta rilettura del testo della manovra che, se letta togliendo gli occhiali dell’ideologia, appare per ciò che è: una delle migliori dell’ultimo ventennio; sempre perfettibile, per carità, ma lontana anni luce dalla descrizione che ne ha fatto la CGIL ferrarese.
Eric Zaghini
sindaco di Berra