Referendum, affluenza sotto il 20% nel Ferrarese
Si attesta al 19,30% l'affluenza alle urne in provincia di Ferrara alle ore 12 di oggi, domenica 22 marzo, per il referendum sulla giustizia
Si attesta al 19,30% l'affluenza alle urne in provincia di Ferrara alle ore 12 di oggi, domenica 22 marzo, per il referendum sulla giustizia
Attimi di grande apprensione nella mattinata di ieri, sabato 21 marzo, a Pontelagoscuro, dove una donna di ottant'anni è stata colta all'improvviso da un malore mentre si trovava in auto con la figlia
Saranno 264.990 gli elettori ferraresi (406 sezioni) chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla giustizia nelle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo. In totale, in Emilia-Romagna saranno oltre 3 milioni e 365mila i cittadini che voreranno
Bollette dell'acqua sempre più care anche per le famiglie ferraresi. Nel 2025 la spesa media annuale per il servizio idrico arriva a 680 euro, ben al di sopra della media regionale
Era patito da Napoli con il Flixbus per venire a Ferrara, più precisamente a Poggio Renatico, per vedere sua figlia. Qualcosa però nel corso del viaggio è andato storto. Come in un banale copione di commedia cinematografica, il malcapitato ha scambiato involontariamente la valigia con un altro passeggero
C’è anche un risvolto ferrarese nell’indagine siciliana che ha portato allo smantellamento di un’associazione a delinquere per la tratta di essere umani finalizzata alla prostituzione che operava in Nigeria, Libia e Italia.
Una donna di nazionalità nigeriana – Angela Oboh, 28 anni – è stata arrestata dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Ferrara nella sua residenza in zona Gad: anche per lei, così come per gli altri tre arrestati – l’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani e alla prostituzione.
Le indagini, coordinate dalla Dda di Catania, hanno portato agli arresti nei territori di Ragusa, Napoli, Novara e Ferrara. In particolare la Oboh – che ha ottenuto un permesso di soggiorno asilo politico nel febbraio 2015, proprio nel periodo in cui sono iniziate le indagini – sarebbe una delle referenti territoriali dell’organizzazione con il compito di portare delle giovani ragazze nigeriane nei luoghi concordati per essere avviate alla prostituzione.
Le ragazze venivano portate in Italia con la promessa di un futuro migliore: lavoro, studio, tutto nella totale legalità, dietro il pagamento di un corrispettivo per il viaggio da diverse migliaia di euro (anche 30mila in totale) che aveva come prima tappa la Libia e poi, dopo la traversata del Mediterraneo a bordo di un barcone, l’Italia.
Veniva fornito loro un numero di telefono da ricordare a memoria e contattare una volta giunte al centro di Pozzallo. Proprio a Pozzallo sono iniziate le indagini della Squadra Mobile di Ragusa che, attraverso i racconti di alcune delle giovani nigeriane (tutte tra i 20 e 25 anni) ha ricostruito la rete dell’associazione a delinquere e ha messo sotto intercettazione il numero di telefono. È dalle intercettazioni che è spuntata la Oboh, considerata una referente locale dell’associazione: il suo arresto (già convalidato dal gip) è avvenuto la settimana scorsa ma la notizia non è stata divulgata per consentire di portare a termine l’intera operazione anche negli altri territori.
Gli altri arrestati sono: Faith’ Ejiro Ogheneintesa Ogagaoghene, di 24 anni, residente a Cameri (Novara); Ogaga Oghene Oju, di 32, residente a Prato. La quarta persona fermata è Evà Felicia Kelechi Izogie, di 27 anni, residente a Napoli indagata però per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di giovani donne nigeriane e di induzione e sfruttamento della prostituzione.
Le giovani venivano ‘iniziate’ in Nigeria prima di partire con un rito Voodoo in nome di ‘Baba-Loa’, figura religiosa molto rispettata nelle zone non islamiche del Paese e che ha dato anche il nome all’intera operazione della Polizia di Stato: un augurio di buon viaggio ma anche l’impegno a saldare i propri debiti mettendo in gioco la propria vita e quella dei parenti. Una delle giovani rintracciata a Novara, segregata in casa da due persone che la costringevano a prostituirsi per un debito che non aveva mai fine, una volta libera di andare aveva il timore di allontanarsi per paura delle ripercussioni del rito.
Per estinguere i propri debiti spesso le ragazze erano ‘costrette’ a trasformarsi in aguzzine a loro volta, avviando alla prostituzione altre in modo da poter racimolare più soldi.
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