Cronaca
13 Dicembre 2014
Una lettera per fare chiarezza su formazione, standard qualitativi e continuità pedagocica

Le educatrici delle esternalizzate: “Da noi famiglie soddisfatte”

di Redazione | 3 min

unnamed“Come educatrici che lavorano nei servizi educativi ferraresi ci sentiamo solo in dovere di chiarire alcuni punti, citati in alcune parti degli articoli e dei commenti, che possono dare adito a fraintendimenti”. Un gruppo di educatrici delle scuole di Boara e Pontelagoscuro, le prime ad essere esternalizzate, scrive una lettera per cercare di fornire un po’ di chiarezza su alcuni dei legittimi dubbi sollevati da molte persone, genitori in primis, dopo la decisione di passare alla ‘gestione mista’ anche per le scuole Jovine e Pacinotti.

I punti sui quali si focalizzano le educatrici sono quelli della loro formazione, degli standard qualitativi e dalla continuità pedagocica. “Per quanto riguarda la formazione – si legge nella lettera – vogliamo specificare che le assunzioni conseguenti all’esternalizzazione dei plessi di Ponte e Boara sono state vincolate a rigide regole che imponevano, a chi si fosse aggiudicato il bando, l’assunzione di personale che avesse svolto servizio nelle scuole comunali per un minimo di 180 giorni, quindi tutti insegnanti conosciuti dai dirigenti dell’Istituzione e dai coordinatori pedagogici come personale ad incarico o supplente”. Precisazioni arrivano arrivano anche sui titoli di studio richiesti che “sono gli stessi richiesti in tutti i concorsi e selezioni pubbliche per la medesima mansione, quindi tutto il personale dei plessi appaltati è in possesso di diplomi o lauree inerenti al ruolo da svolgere”. Il contratto prevede poi – si legge nella lettera -, come per gli insegnanti comunali, 200 ore all’anno di monte ore (ore extra l’orario frontale) da distribuire equamente in compresenza fra colleghi in sezione, riunioni, assemblee, collettivi, colloqui, feste, progetti particolari e formazione (a cui spettano nello specifico 100 ore).

Le educatrici affrontano anche il problema della fiducia: “Siamo consapevoli che vada costruita giorno per giorno, ma non la si può negare o mettere in dubbio a priori ed è legata ad aspetti personali e individuali che vanno oltre l’essere soci/dipendenti di una cooperativa o di un ente pubblico. Il nostro lavoro – scrivono –  è fatto ogni anno di nuovi incontri, di nuovi bimbi che entrano nei nostri servizi, con una costante comunicazione quotidiana costruiamo quella relazione di fiducia che è la condizione per offrire ai bambini un’esperienza dell’infanzia qualitativamente significativa. L’eccellenza – scrivono ancora – si può trovare ovunque, sia tra gli insegnanti comunali sia tra gli insegnati delle cooperative sociali”.

Si passa poi alla garanzia degli standard qualitativi sottolineando che “le scuole a gestione indiretta vengono costantemente monitorate dall’Istituzione, tramite visite e incontri di coordinamento che hanno lo scopo di mantenere la qualità e, se possibile, migliorarla”, avendo come obiettivi cardine il benessere dei bambini, la loro crescita armonica e il loro sviluppo.

“Il metodo di lavoro e gli stili educativi – scrive poi il gruppo – pur essendo specificità propria di ogni insegnante, vengono sempre condivisi con i coordinatori e con l’Istituzione, per garantire un’offerta educativa che sia il più possibile omogenea. Non sottovalutiamo poi l’importanza di offrire ai bambini più proposte e più figure educative che possano alternarsi per promuovere un’esperienza educativa a 360 gradi. Questo – specificano le educatrici – non vuole essere un encomio all’una o all’altra parte, non esiste competizione, ma solo uno scambio e un confronto costanti. Nel nostro lavoro le gratificazioni arrivano da bambini sereni e famiglie soddisfatte. Abbiamo conosciuto eccellenze e professionalità sia nel pubblico sia nel privato e di questo la nostra città deve farne un vanto”.

Un invito, infine, “a ricercare con forza il confronto con i dirigenti dell’Istituzione e gli amministratori comunali” viene rivolto alle famiglia oggi coinvolte nel processo di esternalizzazione, “perché solo il confronto e l’ascolto portano a soluzioni di qualità in cui la scuola diventa il cardine della società”.

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