Politica
12 Dicembre 2014
Ilaria Morghen (M5S) interviene sulla vicenda e punta sulla mancanza di informazione e coinvolgimento nelle decisioni

Esternalizzazioni, “il ghe pensi mi” di Tagliani

di Redazione | 4 min
Ilaria Morghen

Ilaria Morghen

“Quello che conta è il prodotto. Ma questo può giustificare anche la menzogna?”. Ilaria Morghen, consigliera comunale del M5S interviene sulla decisione del sindaco Tagliani di esternalizzare altre due scuole d’infanzia probabilmente facendo indiretto riferimento all’esistenza, più volte citata dal sindaco (ma anche dai dirigenti dell’Istituzione scolastica), di un’accordo con i sindacati e alla ricezione della lettera in cui il comitato “Bambini fuori dal Comune” chiedevano un incontro.

“Le recenti vicende relative alla decisione del sindaco e della giunta di Ferrara di procedere a passo forzato verso l’esternalizzazione dei servizi scolastici, pone seri interrogativi sulle modalità con cui si è proceduto a tale imposizione – scrive la Morghen in una nota -. Fermo restando che il progetto traspariva ampiamente dal programma di mandato del sindaco, imperversa il ‘ghe pensi mi’, come metodo di governo del territorio, dove ‘il valore è il risultato in sé, indipendentemente dai suoi significati generali e dalle ideologie’. Quello che conta è il prodotto. Ma questo può giustificare anche la menzogna?”

Per rispondere alla propria domanda la Morghen fa un giro piuttosto largo, incentrando tutto il discorso sul diritto all’informazione. “Nella discussione di apertura dei lavori consiliari, proprio sul Dup, avevo già richiamato il sindaco al rispetto del diritto di informazione che oltre ad essere un servizio al cittadino, soddisfa un suo diritto fondamentale: quello di permettere la partecipazione, piena e consapevole, alla vita del Paese”. La consigliera grillina cita poi la legge 190 del 2012 sull’amministrazione “aperta”, e ricorda il piano di programma 2015 delle politiche e i servizi dell’infanzia, del quale riporta il punto a dove si legge:  “Un processo partecipativo, che vede il coinvolgimento diretto del personale, i genitori, le organizzazioni sindacali, oltre alla direzione, i coordinatori pedagogici , l’assessore alla Pubblica Istruzione e al presidente dell’Istituzione, nell’analizzare, progettare e monitorare nuove forme organizzative e gestionali.”

“Ma subito fioccano le smentite di genitori e sindacati sul loro coinvolgimento nella stesura ed attuazione del piano in questione – rileva la Morghen -. Partecipazione che sarebbe garantita anche dall’articolo 29 dello statuto comunale secondo cui, al fine di migliorare l’efficacia dell’azione amministrativa, il Comune promuove, in forma pubblica, periodiche conferenze, aperte alla partecipazione di persone singole, di associazioni e gruppi di cittadine e cittadini interessati, di organizzazioni sindacali e di categoria, con l’obiettivo di esaminare l’effettiva incidenza sul territorio delle politiche dell’amministrazione, anche a livello decentrato, con riguardo in particolare a settori di intervento fra loro interconnessi”. Secondo la Morghen le norme per la revisione della spesa, inoltre, “prevedono che l’esternalizzazione del servizio pubblico non debba essere più la soluzione da privilegiare e che ci debba essere più pubblicità sulle motivazioni delle scelte e delle procedure seguite”.

La consigliera cita poi altre norme, come la direttiva del 1994 che dispone l’obbligo di adottare specifici standard di qualità e quantità dei servizi, la legge del 2007 sull’adozione di una Carta dei Servizi e, ancora, la legge 15 del 2009 che prevede di organizzare confronti pubblici annuali sul funzionamento e sugli obiettivi di miglioramento di ciascuna amministrazione “con la partecipazione di associazioni di consumatori e utenti organizzazioni sindacali, ecc”. Eppure, osserva la Moghen, “i cittadini-utenti spesso si lamentano della qualità dei servizi pubblici, senza essere completamente informati dei loro diritti. Il Comune in quanto titolare del servizio e soggetto concedente è tenuto a garantire agli utenti il funzionamento ottimale dei servizi per i quali i cittadini pagano le tasse. A tal fine  – prosegue – ogni amministrazione dovrebbe procedere con atti di indirizzo basati sui seguenti principi: eguaglianza e imparzialità e non discriminazione, continuità, chiarezza e trasparenza sulle attività svolte dal servizio, i nomi dei responsabili dei procedimenti ed i tempi di esecuzione; partecipazione e accesso alle informazioni; possibilità di formulare suggerimenti per il miglioramento e presentare osservazioni; efficacia ed efficienza: il personale deve essere in grado di fornire risposte precise alle nostre richieste, per un miglioramento continuo del servizio”.

La speranza della consigliera è che “possano essere allentati i vincoli posti sulle assunzioni da parte dei comuni, e che possa essere invertito il processo di esternalizzazione, almeno di alcuni servizi, verificando la possibilità di re-internalizzare progressivamente almeno alcuni di essi, per recuperare alcune caratteristiche del servizio gestito in economia, come quella del rapporto con il cittadino, che si sono perdute con l’outsourcing. Quello dei servizi pubblici – conclude – è un modo per l’opposizione di stare sul territorio, vicino ai cittadini, per condividere i loro problemi e per far comprendere che non ci si ricorda di loro solamente sotto elezioni. E per questo motivo abbiamo deciso di collaborare all’emanazione di un emendamento che ne incontrasse le esigenze, contro le pretese dell’attuale amministrazione”.

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