di Elisa Fornasini
“L’infrastruttura più importante del nostro territorio è la bonifica, se la bonifica va in crisi una serie di strutture sono compromesse”. Lo sapevano bene gli Estensi, che già dal 1400 realizzarono bonifiche per ‘domare’ l’acqua del ducato, e lo sa bene Franco dalle Vacche, presidente del consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, che stamattina ha presentato il bilancio consultivo del 2013. Tra cifre e rendiconti, però, il dato che emerge in maniera preponderante è la necessità di “aumentare la consapevolezza sulla sicurezza idraulica del territorio”.
“Il comprensorio ha investito molto poco nella sicurezza idraulica – spiega dalle Vacche – dato che negli ultimi 15 anni gli investimenti sono stati praticamente pari a zero nonostante il continuo aumento delle bombe d’acqua che aumenta di molto il rischio di allagamento”. Per questi motivi, il presidente del consorzio invita a “recuperare una cultura della sicurezza in un territorio che si fonda sulla bonifica a fronte del mutamento climatico” ma soprattutto a “fare degli interventi per ridurre il rischio di allagamento”, per cui richiede 40 milioni di euro. “Si tratta di una cifra modesta dato che negli ultimi 15 anni non sono stati fatti interventi – continua dalle Vacche – e sono necessari per realizzare una serie di interventi importanti di prevenzione”. “In realtà i 40 milioni di euro non sono risolutivi – aggiunge il direttore generale Riccardo Roversi – ma solo un inizio per recuperare un divario dovuto alla mancanza della costanza degli interventi”.
“Non vogliamo essere allarmisti – riprende dalle Vacche – ma se aumenta la pioggia alluvionale (l’ultimo esempio riportato è quello nel copparese del 2 maggio scorso, ndr) rischia di creare una situazione difficile ed è meglio occuparsi adesso di prevenzione che dover gestire un’emergenza in futuro”. Anche per quanto riguarda i costi: “Sono necessari 40 milioni per una serie di ammodernamenti agli impianti, al contrario un’alluvione può portare un danno di 100 milioni di euro”. Nessun allarmismo e nessun appello, quindi, ma “il consorzio ha il dovere di informare gli amministratori pubblici per questo l’invito è lanciato agli enti locali perché sono i Comuni che dovranno fare delle scelte”.
Oltre a gestire il mutamento climatico, infatti, è necessario affrontare anche il cambiamento istituzionale, dall’accorpamento dei Comuni in ‘unioni’ all’abolizione della Provincia. “Non si tratta di difendere un quartiere ma il territorio – sottolinea il presidente del consorzio – per questo i Comuni devono adottare una visione di sistema più ampia”. Un esempio è l’unione dei Comuni ‘Terre e Fiumi’ che ieri ha partecipato a un seminario itinerante promosso dal consorzio per la ricognizione sulla parte sinistra del Volano. Al ‘tour istituzionale’ hanno preso parte il prefetto e alcuni amministratori pubblici dei Comuni di Formignana, Berra, Lagosanto, Codigoro e Jolanda. “È stato un incontro lungo e importante – commenta il presidente – per stabilire relazioni forti sulla sicurezza idraulica e per aumentarne la consapevolezza”. Il prossimo tour in programma interesserà la parte destra del Volano.
Il problema delle ‘bombe d’acqua’ emerge anche dal bilancio del 2013. L’esercizio dello scorso anno è stato caratterizzato da insistenti e persistenti precipitazioni che hanno visto il consorzio mettere in campo tutte le risorse a sua disposizione per affrontare diverse situazioni di difficoltà. La quantità registrata nel corso del 2013 è stata di 816 mm, superiore di oltre il 33% rispetto alle medie degli ultimi 25 anni pari a 612 mm. Inoltre, in alcune aree come il copparese, Codigoro ed il mesolano, si sono registrati valori anche superiori tra i 900 ed i 1.150 mm. Nonostante l’intensa attività, i costi del personale hanno registrato una diminuzione del 2,22% rispetto al preventivo e un calo rispetto al 2011. “Questo significativo e progressivo calo – commenta dalle Vacche – è merito di un preciso e continuo controllo dei costi variabili”.
“La nota dolente – dichiara il presidente – sono i costi dell’energia elettrica necessaria al funzionamento delle idrovore sia per lo scolo, ma anche per l’irrigazione, come del resto gli aspetti fiscali, aliquote, Iva, Irap, crescenti (22%) rincari di accise su fatturazione energia/carburanti”. In tutta la provincia, ricordano i rappresentanti, il consorzio controlla 170 impianti idrovori di cui 80 di scolo (con interventi datati di 15 anni fa) e 90 di irrigazione (che ha ricevuto finanziamenti recenti) ma si tratta comunque di una ‘rete promiscua’ dato che molti canali sono sia di scolo che di irrigazione. Più piovosità equivale a più Kw: nel 2013 sono stati utilizzati 27,8 milioni di Kwh con un incremento del 28,7% rispetto alle medie storiche degli ultimi anni e pertanto i costi energetici sono arrivati a 5.536.000. “A tal proposito – spiega dalle Vacche – ci si sta adoperando a livello regionale e nazionale affinché i consorzi di bonifica, visto il ruolo centrale nella sicurezza idraulica dei territori, siano classificati come aziende ‘energivore’ per ricadere nelle agevolazioni d quel settore”.
“Nonostante queste difficoltà il bilancio si chiude in pareggio – conclude dalle Vacche – utilizzando ancora, come del resto nel 2012 e nel 2011, fondi accantonati per compensare i maggiori costi dell’energia, comunque in maniera minore grazie ad economie e risparmi”. Dai dati emerge che lo sforamento rispetto al preventivo è di 1.636.901 a causa dell’energia, compensato con l’utilizzo di fondi pari a 909.265 euro. Il consiglio ha approvato il bilancio consultivo a larghissima maggioranza con un solo voto contrario, nel corso di una seduta partecipata e caratterizzata da precise indicazioni sulla sicurezza idraulica e sulle prospettive delle politiche consortili.