lun 27 Gen 2014 - 1544 visite
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Il caso Marò oltre La Russa

Nel mio post precedente “Guida alla sopravvivenza a Mumbai” sono fioccati i commenti sulla questione Marò. Per carità, ci stavano come i cavoli a merenda, però sicuramente sono stati più stimolanti di chi ha commentato “L’India non mi interessa, non ci vado”. Questi ultimi non sanno che ai più non interessa che a loro non interessa, a parte forse i loro famigliari, che li vedrebbero bene con una valigia in mano e un biglietto di sola andata. Mettiamoci poi quelli che tirano fuori le caste, gli stupri (l’argomento piace molto) ecc. Gente che è andata senza batter ciglio a Sharm el Sheik nella stimatissima democrazia di Mubarak, e chiudiamo il cerchio dei maître à penser.

Ecco allora un post sulla questione che ho visto stare così a cuore ai lettori di estense.com.

 

Premessa: chi urla o scrive in stampatello (nella netiquette è come urlare) MARO’ A CASA SUBITO, non perda tempo a leggere. Ha già la risposta sulla questione.

Questo post cercherà di darvi più informazioni attraverso il punto di vista non dei fatti, sarebbe come dire presuntuosamente che ho ragione io, ma dei mezzi di informazione indiani e stranieri, la mia esperienza personale e i media italiani diversi da quelli che scrivono “Marò in cella da due anni”, “accusati ingiustamente”, “Marò verso la condanna a morte”.

Prendere un punto di vista diverso da costoro non significa essere pro governo indiano, contro i marò, non essere patriottico, abbandonare i nostri militari eccetera.

Queste cose lasciatele dire a La Russa o alla Boniver. Vedremo anche il profondo contributo che hanno dato questi due rappresentanti del popolo italiano, mica due tipi da bar.

Se la pensate come “loro”, opinione rispettabilissima. Ma ancora una volta il consiglio è: non sprecate il vostro tempo, per favore fermatevi qui.

Fatta la premessa, ora di cominciare.

 

Accusati “ingiustamente”.

La parole sono importanti. I Marò non sono accusati ingiustamente. Sono accusati e basta. Sarà poi un processo a stabilire se lo sono giustamente, condannandoli, o ingiustamente, assolvendoli. Chi scrive “accusati ingiustamente”, di nuovo ha già la risposta, quindi è contento/a, e noi per lui/lei.

 

I Marò sono in cella da due anni (illegalmente)

Non sono in cella. Latorre e Girone hanno alloggiato in guesthouse o hotel con tanto di tv satellitare e cibo italiano in tavola. Come ha già fatto presente l’Espresso.

Al momento dell’arresto in Kerala, sono stati trasferiti in un carcere, ma hanno vissuto nell’ala adibita al personale della prigione, non con i detenuti. Certo l’arredamento è spartano ma nulla a che fare con le disumane carceri indiane (chi ha letto Shantaram potrebbe averne un’idea. Ecco, la situazione non è molto migliorata dal tempo in cui è stato scritto il libro). Ma, dopotutto, vogliamo parlare delle carceri italiane?

Comunque i due Marò vivevano in un edificio indipendente e ricevevano pasti di cibo italiano preparati dal ristorante Casa Bianca.

Da quando il processo è stato trasferito dal Kerala a Delhi, Latorre e Girone vivono nell’ambasciata italiana della capitale.

Sono in libertà condizionata. Dire che sono detenuti illegalmente significa fare due passi falsi: detenuti, non lo sono, illegalmente, torna al paragrafo precedente.

 

Il Governo italiano li ha abbandonati

Il Governo Italiano ha raggiunto un accordo extragiudiziale con i familiari dei due pescatori uccisi pagando 300.000 euro. Terreno scivoloso, perché un accordo di risarcimento potrebbe essere interpretato come un’ammissione di colpa e un tentativo di comprare il silenzio dei famigliari. Tentativo riuscito, visto che i parenti delle vittime hanno ritirato le accuse.

Inoltre il Governo Italiano ha pagato il milione e trecentomila euro di cauzione per far tornate i due soldati a Natale 2012.

 

La diplomazia italiana all’opera, rabbrividiamo.

Ormai è passato alla storia, ma la figuraccia della diplomazia italiana nella vicenda non può essere scordata. Rimangiarsi la parola data (non voler far tornare i Marò in India dopo il permesso natalizio), instaurare un braccio di ferro e poi perderlo. Titoli di coda.

Gli indiani saranno anche stupratori, è ciò emerge dai vostri commenti, ma certo noi non abbiamo brillato di onestà, e qui non stiamo parlando dell’uomo di strada, ma del nostro Governo. Una prova di immaturità senza precedenti.

 

Le iniziative dei politici italiani

L’On. La Russa, lo stesso che sbraitava “vergogna” al ricevimento per la Giornata nazionale della Repubblica dell’India pochi giorni or sono, aveva proposto, mentre i Marò erano in Italia, di candidarli nelle liste del suo nuovo partito Fratelli d’Italia. Il trucco, che avrebbe trattenuto i due militari entro i confini italiani, è stato interpretato così consono “all’orgoglio italiano” che è stato rifiutato dagli stessi Latorre e Girone, nel bailamme scatenatosi gli unici forse preoccupati a mantenere la parola data alle autorità indiane. Entrambe le iniziative sono state certamente fondamentali nel risolvere il contenzioso fra i due stati. Ringraziamo l’Onorevole.

Molto più efficace invece la proposta di Margherita Boniver (la stessa che Umberto Bossi: “Cara Bona, sì, noi siamo armati, di manico! Di manico!” e via gesto dell’ombrello). La Senatrice PDL il 21 Dicembre 2012 si è offerta come ostaggio per permettere a Latorre e Girone di tornare in Italia per Natale. Le autorità dell’India allora avevano vacillato: alla prospettiva di avere la Boniver a casa loro, e a spese loro, gli indiani stavano per restituirci i Marò per sempre e a gratis!

A parte gli scherzi, lascio a voi trarre le conclusioni.

 

Sono militari, devono essere processati nel proprio Paese, come gli aviatori americani del Cermis.

E’ vero, la strage del Cermis ci rode ancora: un aereo militare della Air Force statunitense tranciò il cavo della funivia del Cermis, in Val di Fiemme nel 1998, causando la morte di 20 persone. I due militari furono processati negli Usa in accordo con i trattati Nato. Il pilota si fece 4 mesi e mezzo di prigione, il navigatore zero. Ma questo non ci dà un voucher per riempire di piombo due pescatori indiani e non voler fare chiarezza.

Il problema è questo: Latorre e Girone sono sì sotto la marina militare italiana, ma sotto contratto con armatori privati, prestando i loro servizi a difesa di interessi privati. Questa è una importante “zona grigia” su cui ci si sta accapigliando da tempo.

L’unica cosa che non mi convince assolutamente è che militari italiani vengano utilizzati per difendere interessi privati e non della collettività, leggi patria. E chi è il responsabile di questo stato di cose? Ma l’ex Ministro della Difesa La Russa che nell’agosto 2011 ha legalizzato la presenza di militari a difesa di imbarcazioni private.

Magari ora capiamo perché si dà così da fare sulla faccenda. Si è reso conto di aver fatto una cazzata? Ma no! Diamo la colpa a quegli indiani stupratori!

 

I Marò andranno incontro alla pena di morte

La pena di morte è stata auspicata dal leader del partito nazionalista indiano Modi. Questo personaggio politico è in piena campagna elettorale per diventare primo ministro indiano e fa leva su “meno tasse per tutti”, “non metteremo le mani nelle tasche degli indiani”, “deregulation fiscale”. Vi ricorda qualcuno? Ma spinge anche su un altro cavallo di battaglia: l’orgoglio nazionale, la tradizione, le lingue locali e il “fuori gli immigrati”, “l’India agli indiani”. Vi ricorda qualcun altro?

Ora, giornali e politici italiani si sono scatenati dopo le esternazioni di Modi, senza pensare che è un uomo politico e non uno dei giudici chiamati a presenziare il processo ai Marò, quindi nulla a che vedere con l’intera storia.

Altro aspetto importantissimo da molti ignorato. La sentenza di morte in India viene comminata per crimini gravissimi ed è estremamente rara. Nel 2013 vi è stata una sola esecuzione, come nel 2012. Certo, sempre due esecuzioni di troppo, ma lontanissime dalle 39 del 2013 dei civilissimi Stati Uniti.

Ma tanto noi italiani abbiamo sempre avuto un approccio “particolare” riguardo la questione.

Ricordo la vicenda di Derek “Rocco” Bernabei, l’americano di origine italiana condannato a morte nel 2000 nello Stato della Virginia. In quel caso, ci fu una mobilitazione in Italia con il coinvolgimento addirittura di Papa Giovanni Paolo II. L’alzata di scudi era comunque focalizzata sulla presunta innocenza dell’italoamericano da dimostrarsi con l’esame del DNA, allora nuovo metodo che avrebbe rivoluzionato il sistema di indagini (si era ancora al livello dell’Ispettore Derrick, altro che CSI). Passò del tutto in secondo piano il fatto se sia lecita o meno la pena di morte. Ma vuoi mettere il gusto di sputtanare un tribunale americano anziché imbarcarsi nella lunga processione della difesa dei diritti umani?

 

Gli indiani non aspettano altro che la condanna

A parte Modi e il suo messaggio elettorale, a cui ha fatto seguito un ricevimento da parte dell’ambasciatore italiano a Delhi con tanto di abbracci e regalo di mazzo di fiori, la questione Marò non interessa granché all’opinione pubblica indiana. Gli articoli a riguardo, quando ci sono, vengono derubricati nelle pagine interne. Chiaro, sotto processo ci sono due italiani, ed è giusto che l’attenzione sia maggiore in Italia (anche se spesso l’attenzione è mal riposta). Ma tutto ciò dimostra che gli indiani non premono per esecuzioni capitali, pubblico ludibrio, sentimento anti-italiano, “boicottiamo la mozzarella”. Semplicemente vogliono un processo, e se i due Marò hanno veramente ucciso, dovranno incorrere nelle adeguate conseguenze.

A parte i fanatici e chi li aizza, non c’è nessun particolare pregiudizio, tanto che quando uno dei Marò ha evitato che un reporter venisse investito da un’auto nella calca tra giornalisti, guardie e fotografi, fatto non eccezionale diciamo, si è beccato le prime pagine dei giornali indiani con tanto di “Italian soldier saved a life” (soldato italiano salva una vita) e foto “dell’atto eroico”.

 

Acque internazionali

“L’incidente è avvenuto in acque internazionali, l’India non ha giurisdizione sulla vicenda”. Non è vero, la cosa è molto più complessa. L’incidente è successo in “acque di contiguità”, quindi il governo dello stato Kerala non ha giurisdizione, ma passa all’Unione Indiana (o governo federale, chiamatelo come volete). Eminenti giuristi si sono espressi e si stanno tuttora esprimendo. Non è qui la sede per approfondire, non ho le conoscenze per darvi più informazioni e per correttezza mi fermo.

 

Non ci sono prove

Qui rientriamo di malavoglia nel campo “Riprendiamoci i nostri Marò”, “Giustizia subito per Latorre e Giannone”. Chi preferisce lo slogan all’informazione, lo sbraitare “vergogna” rispetto a cosa succede realmente, dare dei beduini invece che rispettare l’altro, ha infiniti modi di esternare la non conoscenza dei fatti.

Ripetiamo en passant che se non ci sono prove sufficienti, i Marò verranno assolti.

Poi è vero, sono due anni che aspettano il processo, un po’ troppo, ma la vicenda è molto complessa e la giustizia italiana… ops, indiana non brilla di celerità.

Altro leitmotiv del “i nostri connazionali detenuti illegalmente” sono le analisi dell’ormai famoso Ingegner Di Stefano. Il sito internet Giap di Wu Ming ha già smascherato questo personaggio con un’attenta documentazione che qui vado a riassumere sommariamente.

Si fa chiamare Ingegnere ma non lo è. Dopo l’inchiesta del sito Giap, raggiunto da Il Fatto Quotidiano, Di Stefano ha candidamente ammesso che le sue analisi derivano da notizie fornite da giornalisti amici e dal web. Non ha mai interpellato gli esperti in loco. Di Stefano è un dirigente del partito neofascista Casapound e animatore di un comitato pro-Marò.

Le asserzioni di Di Stefano sono sostanzialmente: “la marina indiana ha taroccato i dati”, “è impossibile che i Marò abbiano sparato all’imbarcazione”, “la nave Enrica Lexie (dove era imbarcati i Marò) non si trovava in quella posizione, quindi a sparare è stato qualcun altro”. Tutta questa perizia non prende in considerazione gli esami balistici e i dati satellitari del Maritime Rescue Center di Mumbai.

Le analisi di un esperto di cotale caratura e così super partes sono state prese come oro colato dalla maggior parte dei media nostrani e dal Parlamento Italiano, dove addirittura ha presentato la sua IMperizia. In quell’occasione i Radicali, quei pacifisti, frichettoni, cannonari pro divorzio e aborto, quindi acerrimi nemici del trittico Dio, patria, famiglia, hanno avanzato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Terzi, chiedendo sostanzialmente: “Ma se abbiamo mandato i nostri tecnici in India e loro non hanno detto nulla, perché dobbiamo stare a sentire Di Stefano?”.

Dopotutto il contributo dei nostri politici alla questione è stato così encomiabile che tanto valeva mandarci Sbirulino alle Camere.

Per un’analisi approfondita, molto documentata e attendibile vi invito a leggere gli ottimi articoli di Matteo Miavaldi di China Files da cui ho attinto qua e là in questo paragrafo.

 

Ultime battute

Secondo le autorità indiane le indagini sono terminate. E lasciatemelo dire, era ora! Dunque il processo può cominciare.

Sui due nostri connazionali incombe la condanna secondo la legge antiterrorismo sulla navigazione marittima (Sua Act), la quale prevede anche, ripeto anche, la pena capitale.

Giusto fare pressione su questo fatto. L’Italia e la Ue sono contro la pena di morte. Giusto ricordare che questo fatto potrebbe pregiudicare l’imminente accordo di libero scambio India-UE (quando ci sono in ballo soldi anche i sordi aprono le orecchie).

Ma bisogna ricordare che la sentenza di morte è un’ipotesi remotissima, giudicata “impensabile” dagli stessi ministri indiani.

Grazie per essere giunti fino a qui e scusate la lungaggine, le cose da dire erano molte. Potete essere d’accordo o meno, ma per favore non tacciatemi di sentimento antipatriottico, comunista o filoindiano. Ho fatto sentire un’altra campana rispetto a quello che ho letto nei commenti al post “Guida a Mumbai”. Ora scegliete quella che vi piace di più.

 

PS: un rapporto di questi giorni rileva che una donna su cinque negli Usa è stata stuprata. Media identica a quella indiana. Come la mettiamo? Ma questa è matematica, roba troppo noiosa…

Se vi interessa l’argomento degli stupri in India, leggere un mio precedente post qui: Good girls don’t dance

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  • Lorenzo Barbieri

    Questo lungo post merita almeno un commento di precisazione, con fatti.

    1. L’incidente della Enrica Lexie con 6 fucilieri di Marina a bordo avviene alle 16 (ora indiana) del 15 febbraio, Lat 09 17.2 N Log 076.018 E.
    [“Abbiamo sparato in acqua a due imbarcazioni con passeggeri armati”]
    Alle 16.30 la situazione era “under control”. Contattati anche dalla Fregata Grecale di stanza, il capitano della Lexie fa cessare l’allarme alle 17 comunicando il tutto al Cap. Pio Schiano (della Fratelli D’amato SpA) alle 19.16.

    2. Alle 23.20 rientra nel porto il peschereccio coi copri di due pescatori. Il comandate Freddy Bosco dichiara che l’incidente ha avuto luogo alle 21.30, cioé 5 ore e mezza dopo l’incidente della Lexie.

    3. La Guardia Costiera indiana, avendo sul tavolo due comunicazioni (quella della Lexie e i due morti) invita la Lexie a tornare indietro, alle 21.36!

    [CONTINUA]

  • Lorenzo Barbieri

    4. Poco dopo, alle 22.20, una petroliera greca, la Olympic Flair, dà notizia di aver subito un attacco da due imbarcazioni pirata.

    Sono quindi tre le evidenze: l’attacco alle 16 alla Lexie, la morte di due pescatori alle 21.30 e l’incidente alla petroliera greca COMUNICATO alle 22.20.

    Questi i fatti.

    Il buco di 5 ore, le acque internazionali (nelle quali aveva già preso il largo la Flair) e la conduzione di un’inchiesta dalle evidenti forzature, a partire dai principi più elementari del diritto, partendo dall’autopsia sino allo status dei militari italiani.

    In tutto questo però c’è il colpevole zampino della magistratura militare italiana.
    Quando i militari furono fatti rientrare da Terzi sarebbe bastata l’apertura di un’indagine della magistratura militare italiana e la revoca dei passaporti a Girone e La Torre.
    [CONTINUA]

  • Lorenzo Barbieri

    Va inoltre sottolineato come la nostra Costituzione (artt. 10 – 26) vieti, come interpretato dalla Corte Costituzionale, l’estradizione verso paesi dove è prevista la pena di morte, tra cui l’India.

    Sul resto non mi è piaciuto per niente l’approccio da “telenovela partigiana” con battute assolutamente fuori luogo (vista la situazione dei nostri due connazionali), ma questo è, ovviamente, un giudizio personale!

    Molto meglio la “Guida alla sopravvivenza a Mumbai” :D

  • Lorenzo Barbieri

    P.S.: Non cadiamo in errore sulla questione della “acque di contiguità” (bastava darsi una letta all’art. 33 della convenzione di Montego Bay per evitare inutili strumentalizzazioni) perché se la disciplina fosse uguale alle acque nazionali non si chiamerebbero in modo diverso!

  • veritas

    non voglio fare sterili polemiche,e del resto non ho seguito abbastanza la vicenda dei due marò,ma del fatto che in india una ragazza sia stata “condannata allo stupro di gruppo in pubblico” dal consiglio degli anziani(ammetto che non ho ben chiaro cosa sia,che ruolo ricopra e quanta importanza ha questo consiglio,apprezzerei chiarimenti) cosa ne pensa?
    ok che anche in italia non brilliamo per civiltà e trasparenza,anzi,ma qui mai nessuno verrà mai CONDANNATO allo stupro,di gruppo o no,pubblico o no,GRAZIE AL CIELO…
    lei paragona le statistiche degli stupri in india a quelle negli usa,ma negli usa le donne stuprate mica lo subiscono come condanna(e va bene che neanche in india verranno tutte condannate,ma già l’apprendere di UN caso simile mi lascia sconcertato,mi ha fatto cambiare modo di guardare la loro “cultura”,se così si può definire a questo punto..)
    sarei curioso di sapere il suo punto di vista,dato che mi sembra MOLTO più informato di me su usi e costumi indiani 

  • Luca Bernardini

    @Lorenzo Barbieri – Grazie pr il complimento sul post precedente. Provo a risponderti ai vari punti che hai giustamente sottolineato, ma approfondire tutti i punti non era lo scopo del post.
    1) L’estradizione non c’entra niente. I militari sono stati arrestati in India. I Marò a Natale 2012 erano in permesso. Il nostro Governo aveva promesso di riconsegnarli, e l’hanno fatto (con qualche titubanza).
    Acque di contiguità: “zona contigua indiana” che, secondo il Maritime Zones Act del 1976, è «l’area oltre o adiacente alle acque territoriali il cui limite […] è fissato a 24 miglia nautiche [dalla costa]». Qundi Quando un reato viene commesso da qualsiasi persona nella […] zona economica esclusiva, quella persona dovrà essere giudicata per il suo reato come se fosse stato commesso in qualsiasi altro luogo sotto [l’autorità] del Governo centrale [indiano].
    Insomma, hanno applicato la loro legge, che ci piaccia o meno.
    [CONTINUA]

  • Luca Bernardini

    L’altra precisazione dei “fatti”.
    Come dievo non è proprio così semplice. La ricostruzione della Guardia Costiera Indiana (che tu ritieni forzata e non confacente alle elementari regole del diritto) non è contestata della stessa difesa dei Marò. E ripeto, sarà poi il processo a decidere.

  • Lorenzo Barbieri

    @Luca
    1. L’estradizione c’entra eccome perché in Italia NON DOVEVA essere concessa. I Marò andavano trattenuti su suolo italiano e la magistratura poteva, anzi avrebbe dovuto, adoperarsi in tal senso fornendo anche una motivazione giuridica all’alibi politico sulla mancata restituzione, superando l’affidavit firmato dal nostro ambasciatore in India.
    2. La convenzione di Montego Bay (atto internazionale del 1982, successivo e sovraordinato al MZA indiano) recita testualmente, all’art. 33, che nelle “contiguous zone” (acque contigue) il controllo statale (indiano) può avvenire solo per “prevent infringement of its customs, fiscal, immigration or sanitary laws and regulations within its territory or territorial sea” (lettera a, comma1, art. 33), altrimenti, come già scritto, sarebbero acque nazionali e non ci sarebbe bisogno di distinzione!

    Ci sono poi i punti controversi come, ad esempio, armi, proiettili, effettivi “tiratori” (pare né Girone né La Torre) [CONTINUA]

     

  • Lorenzo Barbieri

    che sono oggetto di discordanti versioni e che quindi non ho volutamente riportato, ma sono da vagliare nel quadro completo).

    Il processo sarà pietra miliare del diritto nautico internazionale ma per ora è semplicemente il triste requiem della comunità internazionale, assolutamente assente ed incapace di far rispettare gli accordi sovranazionali che si è data.
    La sentenza, cioè l’ammissione della giurisdizione indiana, sarebbe il conclusivo epitaffio su una vicenda grottesca ed inqualificabile, sia per l’Italia, per l’Europa e per la Comunità Internazionale che prova a darsi delle regole.

    P.S.: scusa ma ho seguito la questione molto da vicino, causa di alcuni amici al MAE.
    termino il non voluto, ma doverso, off topic!
    Buon lavoro.

  • Nicola

    Se prima potevano esserci dubbi sulla posizione del sig. Bernardini, questo post al limite dell’oltraggioso toglie ogni incertezza.
    http://www.huffingtonpost.it/2013/11/13/maro-staffan-de-mistura-incongruenza-pallottole_n_4266732.html

  • marmotta

    Molto meglio come guida.anche se sbirulino mi trova d accordo,…..

  • Luca Bernardini

    @Veritas.Bisogna chiarire una cosa: la ragazza è stata “condannata allo stupro pubblico” da un consiglio tribale. In India parliamo di un territorio grande come metà Europa, e ci sono delle zone popolate da comunità indigene, con diverse, diversissime culture, lingue, usanze e diciamo codice di condotta o leggi interne. Il solo definirlo consiglio non gli dà riconoscimento legale. Il fatto è un crimine, per noi e per lo Stato indiano: tutti e 13 partecipanti allo scempio sono a giudizio accusati di stupro, sequestro, violenza ecc. . Dico solo che per stupro qui ti becchi l’ergastolo, non ci vanno leggeri. E mi creda, l’intera nazione è scioccata dall’accaduto. Insomma, dire che il fatto fa parte della cultura indiana e pensare che la decisione del consiglio abbia dignità legale, è come pensare che l’Italia avvalli l’omicidio solo perché il consiglio delle bestie di Satana ha deciso così. Grazie per l’attenzione

  • Filippo

    Bravo! uno dei pochi articoli decenti letti !

  • Pozzo Nero

    […]
    A parte il fatto che non è solo l’Italia ad aver adottato un provvedimento del genere ed a parte il fatto che difendere interessi anche  “privati” è sempre stato nelle corde delle forze armate. Io stesso, durante la leva, nell’operazione “vespri siciliani” ho fatto da scorta a persone “civili” e guardia a casa di mogli di magistrati.
    […]

  • ombra che cammina

    Mi permetta (o forse preferisce un ‘mi consenta’così mi marchia e ho subito torto) Sig. Bernardini il suo e’ un articolo glaciale. Al di la delle ragioni del contendere che comunque ella rileva da un ottica non proprio italiana e non certo salomonica come vuol far intendere, mio parere uno stato ha tutto il diritto di difendere le proprie imbarcazioni ed attività commerciali da fenomeni di pirateria. Il fatto che si faccia pagare i costi non mi sembra poi così riprovevole in questi momenti.
    Non entro nel merito dei fatti per ignoranza, ma vedo che chi ne sa ha saputo criticarla.

  • marfisa

    ottimo post,che sgombra il campo da tanti luoghi comuni…complimenti!

  • hold on

    ottimo post,finalmente un po’ di chiarezza.nessuno di noi vuole il male dei marò,ma non si può difendere la gente solo perchè italiana e in divisa.c’è gente in Italia che passa 10 anni in galera anche se innocente,loro almeno si sono fatti due anni fra hotel e ambasciata.aspettiamo la sentenza definitiva e basta con slogan elettorali patriottici.non ce n’è bisogno.

  • Antonio vecchio

    Esprimo i miei più vivi complimento al sig. Barbieri, unica voce OGGETTIVA ed INFORMATA sulla questione.

  • Normal Men

    Lorenzo Barbieri@

    1)Non mi sembra che ci sia stata estradizione
    2) la convenzione di montego bay parla di acque nazionali, internazionali e contigue e il fatto sembra accaduto in quelle contigue (fatto non contestato dalla difesa italiana)
    Forse bisognerebbe riferirsi a dichiarazioni ufficiali (accusa ufficiale indiana, difesa ufficiale indiana) e non alle non provate dichiarazioni di chi gia in partenza dichiara un titolo che non ha.
    3) le sue fonti quali sono? Bernardini le ha dichiarate.

  • enrico

    @luca bernardini: nell’altro post ( in cui non ho capito perchè…ma alcuni pensavano l’avessi scritto io, cosa che peraltro mi avrebbe onorato assi) non ti avevo fatto i complimenti ma avevo semplicemente commentato, con le reazioni, perlopiu’ sconclusionate, che abbiamo letto. Ne approfitto per congratularmi per il primo ma sopratutto per questo secondo post, davvero inappuntabile e perfettamente esplicativo della situazione. Poi chi vuol capire, capisca…chi non vuole, affaracci suoi!

  • Falco di giorno
  • Lorenzo Barbieri

    @Normal Men
    (Chiedo scusa Luca per il nuovo OT)
    1. La “riconsegna” appare, unanimemente qualificabile come “atto estradittivo” dato che non c’è nessun iter amministrattivo (al MGG) nè giudiziario (PG c/o Corte d’Appello).
    2. Nelle acque contigue, come ho riportato sopra, non è consentitta la stessa podestà statale che nelle acque nazionali, ma solo per certe materie tra cui non rientra la competenza giurisdizionale del caso di specie. Andava e va applicato il cd. “principio della bandiera”.
    3. I fatti, solo quelli (non ho volutamente toccato la discussione su pallottole, effettivi tiratori, autopsia e controllo di polizia).

  • Zazie nel metro’

    Mi associo al suo post, Luca Bernardini.
    E grazie soprattutto per avere chiarito la notizia dello stupro di gruppo ai danni di una giovane, per averlo collocato nella sua dimensione sociale reale seppure tragica e violenta.
    L’India e’ un grande paese, con realta’ diversificate e in trasformazione.
    L’Italia non e’ un paese ne’ inferiore ne’ superiore ad altri paesi e culture,
    abbiamo i nostri armadi della vergogna che da decenni non vengono aperti per volonta’ politica e vittime che aspettano giustizia.
    Non c’e’ una parte d’Italia che si salvi, in quanto a diritti lesi e sfruttamento di ambiente e persone sino al danno irrimediabile.
    Tanta arroganza per che cosa? La patria, la bandiera, la divisa.
    Il solito dito e il pesce che abbocca.
    .

  • Uno_qualunque

    Post davvero interessante ma per persone che ragionano e giudicano con la propria testa. Qui ce ne sono molte che lo fanno. Stupida politica frutto di un ventennio devastante per il nostro paese..

  • Uno_qualunque

    Correggo: qui ce ne sono molte che NON lo fanno!!!

  • Ralph Malph

    Niente da eccepire. Ottimo Bernardini.

  • Girolamo De Michele

    Già che l’autore del blog segnala gli articoli di Matteo Miavaldi e il blog “Giap”, linko qui l’analisi dettagliatissima del “caso” di Miavaldi, peraltro qui molto ben riassunta: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10639

  • Nobile decaduto

    Sono inorridito. Non ci sono parole

  • repman

    Visto che queste compagnie marittime sono mercantili civili, perché non assoldano dei contractor civili invece che personale appartenente alle Forze Armate? Me lo sono sempre chiesto e ringrazierei se qualcuno vuole trattare l’argomento.

  • annaclara

    Ottimo articolo affilato e tagliente, che sgombra il campo da tanta fuffa pseudopatriottica. Troppo spesso si dimentica che questi due individui in divisa ma profumatamente pagati per difendere INTERESSI PRIVATI hanno sparato su due persone fino a prova contraria innocenti

  • Maria Cristina

    E’ ovvio che i due marinai andrebbero riportati – e giudicati – in patria (ricordate il Cernis?). Sottolineo giudicati, perchè dobbiamo sapere come si sono svolte le cose e se i nostri “rappresentanti” – tali sono i nostri soldati all’ estero – si siano macchiati di omicidio,colposo o meno. Questo per rendere giustizia ai tanti cittadini, militari e graduati, che hanno combattuto (e non da “volontari” ben pagati, purtroppo) in guerra e si sono comportati con dignità e valore sopportando ben altre “prigionie”.
    I due marinai ci sono già costati parecchio, in termini di soldi, contratti annullati,rapporti con lo Stato indiano, credibilità internazionale… hanno fatto e ci abbiamo fatto una figura *****; sono del tutto fuori luogo, quindi, l’ accoglienza del Capo dello Stato e gli onori vari, che andrebbero riservati a ben altri “eroi”. Lavorare in silenzio, quindi, e cambiare al più presto la legge: navi private devono dotarsi di contractors privati, l’ esercito serve ad altro.

  • Maria Cristina

    @ repman

    E’ una legge recente che porta la firma di La Russa. E’ ovvio che c’è un conflitto di comando in queste situazioni: il capitano della nave (civile) e militari dell’ esercito. Un pasticcio che spero risolveranno presto, anche se i nostri volontari per questi incarichi tutto sommato “tranquilli” – difendere una nave da possibili, per quanto poco probabili, attacchi di pirati è assai più comodo che andare in Afghanistan – immagino facciano la fila…

  • Angelo Peronello

    Dichiarare che ” non si possono riempire di piombo 2 pescatori” e’ assolutamente arbitrario non pensera’ mica che i pirati assaltino le navi issando la jolly roger e cantando gli inni della filibusta. Solitamente simulano avarie fingendosi innocui pescatori per rivelarsi una volta a bordo delle navi che si fermano a prestare soccorso o pensa che da una barchetta si possa saltare su un cargo alto 20 metri con un balzo? Inoltre per un caso fortuito mi trovavo in India quando fu annunciato che i militari italiani non avrebbero fatto ritorno dopo il Natale e ricordo bene le tv collegate con il parlamento dove venivano annunciate con toni minacciosi gravi conseguenze se i maro’ non fossero stati riconsegnati. Ed infine il fatto che lei vive a Mumbai da’ alla sua opinione lo stesso valore che puo’ avere quella di un cittadino senese sullo scandalo del Monte dei Paschi. Ovvero la sua opinione non ha maggiore credibilita’ di quella di qualsiasi altro solo perche’ lei vive a Mumbai.

  • Marco Pirinato

    Petonello, ci informi lei e i suoi sostenitori da tastiera su come stanno realmente le cose.
    Siete assolutamente buffi nelle vostre fierissime allucinazioni da bar dei patriottici.
    Il signor Bernardini ha fatto un’esposizione dei fatti precisa e dettagliata, esattamente ciò che voi non siete in grado nemmeno di immaginare.

  • Girolamo De Michele

    @ Angelo Peronello
    Le opinioni espresse dal titolare di questo blog sono supportate da fonti documentarie e giornalistiche, citate dall’autore, che lei evidentemente non ha letto. Per la cronaca: nel Kerala non ci sono pirati, che le due vittime (chiunque sia stato ad aprire il fuoco verso di loro) fossero pescatori (che probabilmente cercavano di segnalare alle navi la presenza delle reti da pesca) è un fatto accertato e riconosciuto anche dalle autorità italiane.

  • Angelo Peronello

    @pirinato @de michele non vale la pena confrontarsi con dei reazionari giustizialisti  come voi che avete  gia’ fatto il processo e stabilito la colpevolezza. Manco i tribunali fascisti erano cosi’ zelanti! Vergognatevi!

  • Tony

    Considerando che (grassetto,sottolineato) nessuno tra i presenti può sapere se sono colpevoli o innocenti, fa impressione leggere che c’è chi ha già emesso la sentenza. 

    Mentre il mio illustre avatar ha sentito un brivido nella schiena, osservo che forse è vero che gli estremi si toccano.

  • Franco F.

    Da “reazionario giustizialista” (dato che non la penso come il sig. Peronello) trovo la ricostruzione di Bernardini dettagliata e ben documentata, qualità che invece non hanno le tesi dei critici col loro patriottismo da bar e il “salviamo i nostri marò”.
    Tranquilli, avranno un processo giusto e regolare.
    Non tirate in ballo usanze e regolamenti tribali ben lontani dalla civiltà indiana con cui si troveranno a fare i conti, comunque sempre ben supportati dallo Stato Italiano e dall’Unione Europea.
    Il resto è fuffa politica.

  • Girolamo De Michele

    @ angelo peronello
    Non ho emesso alcuna sentenza (spetta ai competenti tribunali farlo), mi sono limitato a leggere le argomentazioni comparate di Matteo Miavaldi, Editor in Chief per l’India di una delle più autorevoli riviste di studi asiatici, China Files, e del signor Di Stefano, che millanta un titolo di ingegnere acquistato senza aver sostenuto alcun esame on line da un’università per corrispondenza estera (titolo non riconosciuto dai nostri ordinamenti). Lei, invece, a parte sputare insulti, non ha argomentato alcunché, neanche davanti alla constatazione che non ci sono casi di pirateria navale nelle acque del Kerala.

  • Angelo Peronello

    @Girolamo De Michele anche prima delle torri gemelle non vi erano stati casi di aerei schiantati volontariamente contro i grattacieli. Senta io non la voglio convicere nè lei convincerà me delle sue, a mio parere, strampalate teorie. La lascio volentieri alle sue granitiche convinzioni. 

  • Normal Men

    Lorenzo Barbieri @

    1. Unanimamente lo dice Lei, non metta la sua opinione come “unanime” …è la sua opinione (tra l’altro dovrebbe sapere che “è” ed “appare” in legge sono cose sostanzialmente diverse… )
    2. per le acque contigue la rimando al testo di De Michele, a cui lei non risponde
    3. il terzo punto della sua risposta è incomprensibile
    4. non cita ancora le fonti

  • Normal Men

    Rispetto a quelli che accusano alcuni tra i presenti di aver già stabilito la colpevolezza, rispondo che cercare di capire come sono andati i fatti, cercando fonti ufficiale ed evitando quelle bufalesche non è equivalente ad essere colpevolisti. Il fatto su cui qui si discute, casomai, è se sia lecito che il processo venga celebrato nel luogo del presunto fattaccio o meno.

  • Girolamo De Michele

    @ angelo peronello
    Prima dell’11.09 vi era già stato un caso di attentato di matrice islamista alle Twin Towers, Lei è pessimo persino nella scelta delle metafore.
    Ed è talmente accecato dal livore da non rendersi conto che io non ho formulato alcuna teoria (anzi: ho detto che spetta ai tribunali competenti emettere sentenze), ho semplicemente richiamato testi di comprovata autorevolezza internazionale di cui Lei non sa nulla.
    @ Normal Men
    Credo mi abbia fatto l’onore di confondermi con Miavaldi :-)

  • Normal Men

    Girolamo De Michele ha scritto il 30 gennaio 2014 alle 16:17
    @ angelo peronello

    @ Normal Men
    Credo mi abbia fatto l’onore di confondermi con Miavaldi :-)

    ops :-)

  • Normal Men

    barbieri lorenzo@
    non dimentichi le fonti… la curiosità dilaga, trovi il tempo per bubblicarle, elezioni permettendo

  • Normal Men

    non prendersi troppo sul serio e uno degli ingredienti dei sali della vita

  • hold on

    ma per fortuna che c’è Angelo Peronello che sa tutto,che prevede tutto e che ha la verità in tasca.e io che pensavo che Otelma fosse il top della categoria..W Angelo Peronello.

  • Angelo Peronello

    Girolamo De Michele sono consapevole che certi soggetti si arrampicano sugli specchi meglio dell’uomo ragno e sono o talmente in malafede da ignorare quanto scritto dall’interlocutore o talmente infervorati dalla loro convinzione di essere i buoni che manco leggono quanto scrivono gli altri. Io ho scritto di aerei contro le twin towers so benissimo che vi fu un’attentato precedente nei garage nel 1993 dove fu fatto esplodere un furgone imbottito di esplosivo ma si trattava di un furgone e non di aerei. Legga bene Girolamo prima di scrivere sciocchezze. Comunque se è convinto di quanto scrive resti pure della sua idea ma non finga di non capire quanto scritto dagli altri. Chi legge non è stupido e la brutta figura la fa lei manifestando purtroppo per chi interloquisce con lei la pochezza delle sue informazioni inversamente proporzionale alla grandezza delle sue certezze. Magari si informi prima di pontificare su argomenti che poco conosce.   

  • Volpino

    Furbo il peronello, risponde dopo ore; chiunque può documentarsi sul web e apparire informato.
    Quello che manca sono sempre le fonti attendibili di quanto sostengono questi furbetti.
    Machettelodicoaffà

  • Angelo Peronello

    @Volpino (Girolamo?) mica passo tutto il giorno su Estense.com come certi fanatici del giustizialismo… Comunque per documentarsi sul web non servono ore ma pochi minuti tempo che certi fenomeni con la verità in tasca manco si sognano di perdere loro sanno già tutto. 

  • Normal Men

    Angelo Peronello ha scritto il 31 gennaio 2014 alle 18:47
    @Volpino (Girolamo?) mica passo tutto il giorno su Estense.com come certi fanatici del giustizialismo… Comunque per documentarsi sul web non servono ore ma pochi minuti tempo che certi fenomeni con la verità in tasca manco si sognano di perdere loro sanno già tutto. 

    stiamo ancora aspettando le tue fonti…o si son seccate? su…non svicolare

  • Ghigo

    La vicenda dei Marò è stata “gestita finora dalle Autorità indiane in modi contraddittori e sconcertanti”, lo ha detto oggi uno mica tanto di passaggio ed ex-comunista (categoria politica che dovrebbe accontentare tutti) ora Presidente della Repubblica. Se fossi stato il comandante della nave, alla richiesta delle autorità indiane, avrei messo i motori al massimo e tanti saluti, se ne riparlava dall’Italia.

  • 2 maro

    una nave militare ;un peschereccio con due pescatori morti .Credo che le autorita indiane se stanno trattenendo questi due militari abbiano buone ragioni .La vita e’ sacra!!! Al di la dele regole di ingaggio,acque intarnazionali ecc ecc.Certo le indagini sulla dinamica dovevano essere rapide…e questo e’ sconcertante!!! 
    se sono accertate le loro responsabilita devono marcire in galera…

  • Angelo Peronello

    @Normal Men le mie fonti sono le regole di ingaggio che nessuno afferma siano state trasgredite e diverse esperienze di navigazione. Tu invece da quali fonti prendi le informazioni hai mai vissuto esperienze del genere? E quando disegni le tue vignette quali sono le tue fonti? Nonostante pensi di nascondere la tua identita’ tutti su Estense sappiamo chi sei ti credi imparziale e giusto ma spesso con le tue vignette di partito sbagli alla grande.

  • Morgan

    Ma cosa Cristo c’entra il caso dei marò con un blog che parla di come si vive o si viaggia in India, e tra l’altro è un’ottima guida per conoscere e capire quel paese e quel continente? Mi chiedo che senso abbia il web e il concetto di globalità, se poi scopri che unendo il mondo ti trovi connesso con dei trogloditi. Esattamente come nello sketch di Corrado Guzzanti: “‘a aboriggeno, ma io e te, che c’avemo da dì?”.

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