Comacchio
12 Dicembre 2013
Secondo l'architetto Turroni, il dirigente dell'ufficio urbanistica di Comacchio si è attenuto alla documentazione a disposizione

Casette in spiaggia, il consulente esclude il dolo

di Redazione | 2 min

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La mappa dell'area analizzata dal consulente

La mappa dell’area analizzata dal consulente

Porto Garibaldi. Prosegue il processo a carico di Antonio Pini, dirigente dell’ufficio urbanistica di Comacchio alla sbarra per abuso d’ufficio e falso per aver – secondo la procura – rilasciato un’autorizzazione paesaggistica  e il permesso di costruire nella veste di pubblico ufficiale per alcuni immobili sulla spiaggia, e per aver falsamente attestato nell’autorizzazione che l’istanza relativa alla realizzazione dei fabbricati non contrastava con le norme urbanistiche.

Le irregolarità contestate a Pini riguardano quattro unità abitative in viale dei Mille,  a poco più di 30 metri dalla battigia, in una zona ritenuta dall’accusa area sottoposta a vincoli paesaggistici. Le ultime udienze si sono concentrate sull’esame del consulente della difesa, Sauro Turroni (architetto ed ex senatore dei Verdi), che ha sostenuto in aula come le autorizzazioni rilasciate da Pini non andrebbero contro le norme urbanistiche vigenti. In particolare è stata esaminata la relazione tra gli immobili e i vincoli della Legge Galasso e delle successive modifiche (l’ultima intervenuta col decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004), secondo la quale le spiagge sono sottoposte a speciali regimi di tutela ambientale e paesaggistica.

Vincoli che secondo Turroni non sarebbero in vigore nel caso in questione, o per i quali sarebbe comunque da escludere il dolo nel comportamento di Pini. Prima dell’entrata in vigore della legge il terreno in questione ospitava infatti alcuni vigneti e, tecnicamente parlando, non era classificato come spiaggia (il lotto, secondo il decreto ministeriale 1444 del 1968, era una “area omogenea B”). Alle domande dell’avvocato Zanforlini, rappresentante di Legambiente come parte civile, Turroni ha cercato di delineare la stratificazione normativa intervenuta durante gli anni, affermando che le norme successive alla legge Galasso posso configurare una impossibilità a costruire, ma che è da escludere una responsabilità penale per Pini, che si è attenuto alla documentazione che aveva a disposizione sul lotto.

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