Non si può negare che abbiano tempra i militanti della Consulta Popolare San Camillo di Comacchio. Più di una cinquantina di loro ha sfidato ieri sera per oltre due ore il freddo di corso Ercole d’Este, trattenuti da un consistente dispiegamento di Polizia a diverse decine di metri dall’ingresso principale della Prefettura.
Dentro, poco dopo le 18, è cominciato un incontro ai massimi livelli sull’infinita vicenda del nosocomio lagunare: presenti il presidente della Regione Vasco Errani (entrato per una via secondaria), quella della Provincia Marcella Zappaterra, il sindaco Marco Fabbri, il prefetto Provvidenza Raimondo e tutti i capigruppo in Comune, da Mariano Enrico Calderone (5 stelle) a Fabio Cavallari (Centrosinistra), da Davide Michetti (L’Onda) ad Antonio Di Munno (Pdl) a Maria Francesca Felletti (Pd). La riunione si è protratta oltre il previsto, al punto che poco dopo le 20, scaduti i permessi, i militanti hanno dovuto far ritorno alla loro città, dove è prevedibile che a breve incontrino i propri rappresentanti per farsi aggiornare su quanto discusso. “Aspetteremo le notizie – confermava Manrico Mezzogori, presidente della Consulta – davanti al presidio dell’ospedale”.
Fuori, intanto, parcheggiato il pullman a metà corso, si scaldavano con il cioccolato caldo portato da Comacchio, con le frittelle, con le fette di ciambella e di pizza offerte anche ai giornalisti e ai dirigenti della Questura da militanti (in gran parte donne) disponibili e pacifici ma non per questo poco determinati.
“Auspichiamo che questo incontro porti almeno all’apertura di un tavolo tecnico, come chiede tutta la delegazione comacchiese” affermava Mezzogori. “Noi abbiamo depositato una proposta studiata, in cui domandiamo una rimodulazione che dia vita ad un presidio sanitario unico comprendente il Delta e il San Camillo, come in Romagna avviene a Riccione-Cattolica”.
Oltre alla perdita di servizi, i militanti denunciano da tempo uno sperpero di denaro dei contribuenti dettato da logiche partitiche. “Il piano attuale, con chiusura dell’ospedale per trasformarlo in Casa della Salute – ribadiva Mezzogori –, è una decisione politica più che tecnica, presa dal partito unico di questa provincia. Nel 2010 Errani e Zappaterra inaugurarono il San Camillo restaurato, per cui furono spesi 13 milioni di euro. Già allora sapevano però che, con l’apertura di Cona oramai non lontana, avrebbero dovuto trovare una scusa per chiuderlo, e così nell’ottobre 2011 hanno inventato che era la spending review a imporglielo, quando in realtà non si era nemmeno cominciato a parlarne”.
IL VIDEO DEL PRESIDIO
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