sab 19 Ott 2013 - 427 visite
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I “non allineati” del Pd con Calvano

Il congresso del Partito Democratico rappresenta un momento fondamentale nella politica del Paese, soprattutto in considerazione dell’ultimo fallimento elettorale, che ha portato a una fase istituzionale in cui il confronto politico è diventato difficile, sia dentro che fuori il nostro partito.

In questo congresso il Partito Democratico, attraverso una grande partecipazione da parte di tutti gli iscritti, deve saper trovare l’occasione per darsi finalmente una sostanza vera e non solamente un volto. Il rischio, altrimenti, è quello di congelare le diverse posizioni in un clima da convivenza.

Questo rischio si deve e si può superare, come è già accaduto a livello locale, dove il partito rappresenta uno spazio in cui il confronto non è fine a se stesso o al puro tatticismo, quanto piuttosto animato da un pluralismo vero e costruttivo. Questo è un importante merito che va indubbiamente riconosciuto a Paolo Calvano e anche per questo motivo i firmatari di questo documento hanno deciso di sostenere la sua ricandidatura a segretario provinciale. Nel contempo, si ritiene di non partecipare a comitati provinciali a sostegno di mozioni e candidati nazionali, perché a quel livello non è possibile ritrovare lo stesso spirito plurale, costruttivo, democratico ed unitario, ora necessario.

Il malcontento di oggi non è nuovo, nasce dal fatto che il livello nazionale manca di una strategia politica chiara ed unitaria che, invece, è presente a livello locale; è necessario un lavoro che definisca la funzione che il nostro partito deve avere. Infatti, da tempo a Ferrara si sta lavorando su quei temi che non possono non essere al centro dell’agenda del Partito Democratico, come la valorizzazione e la difesa del lavoro dipendente e non, la valorizzazione delle capacità imprenditoriali nel nostro paese, l’investimento nella cultura e un programma di scelte economiche che non siano fatte di soli tagli. Fondamentale è stata poi la contestuale riflessione sul ruolo della pubblica amministrazione e sul riordino istituzionale che va da un nuovo ruolo per la provincia alla scomparsa delle circoscrizioni, passando per le unioni comunali e le fusioni tra comuni.

Si tratta, insomma, di dotare la politica di strumenti che possano accompagnare queste trasformazioni e non di strumentalizzare un partito, trasformandolo in un semplice comitato elettorale per il candidato di turno.

Il Partito Democratico di Ferrara ha già dimostrato più volte di saper affrontare queste sfide. Lo ha fatto, ad esempio, organizzando una filiera istituzionale lunga per mettere in campo tutte le energie necessarie di fronte a situazioni straordinariamente critiche come quelle di Berco e della Basell. L’economia e il lavoro nella nostra provincia non sono tuttavia solo le grandi aziende, ma sono anche tutte le situazioni individuali di precariato, come i lavoratori autonomi con partita IVA. Imprese, P.IVA, lavoratori sono in realtà persone che devono avere la possibilità e la libertà di progettare il proprio futuro.

La politica locale ha saputo anche relazionarsi con un territorio in grado di offrire bellezza e sapere, capace di re-inventarsi, investendo in cultura con una progettualità di ampio respiro. Lo si sta facendo fra mille difficoltà e con tutti i limiti imposti dalla crisi in corso. Ma questa è la direzione presa e sulla quale si deve proseguire.

È tempo che il Partito Democratico sia questo anche a livello nazionale, uno spazio dove elaborare una linea che permetta finalmente di prendere decisioni su questioni fondamentali, uno spazio dove produrre un supporto politico concreto all’agire amministrativo e dove creare una identità indispensabile al confronto. Questo passa anche da una piena consapevolezza sul ruolo di ogni singolo iscritto al partito, che può nascere solo da una riflessione profonda sulla responsabilità, la dignità e l’importanza dell’opinione e del contributo di ognuno.

Radicare ed organizzare sempre più a livello territoriale il Partito Democratico, renderlo sempre più agibile, metterlo a disposizione dei cittadini, contribuire ad elaborare e sostenere strategie di sviluppo compatibile e di ampio respiro per il bene della comunità sono per noi obiettivi irrinunciabili che devono trovare spazio nel dibattito politico e congressuale tout court.

Molte riflessioni sono già state fatte nel nostro territorio e molte altre rimangono da fare: un partito che ha l’ambizione di governare un Paese non può che partire da questi elementi, con la consapevolezza di doversi migliorare continuamente.

Anche a Ferrara infatti, non possiamo dimenticare che talvolta alcune scelte fatte all’unanimità in direzione provinciale non si sono poi tradotte in azioni unanimi da parte di chi le ha votate. In tutto questo, però, sappiamo che il percorso giusto lo stiamo segnando e per queste ragioni sosterremo la ricandidatura di Paolo Calvano.

Giulia Bertelli prima firmataria

Dario Alba

Enrico Bassi

Matteo Bianchi

Patrizia Bianchini

Paola Boldrini

Simona Canducci

Girolamo Calò

Renato Finco

Federico Frattini

Anna Lugaresi

Massimo Maisto

Andrea Marchi

Mariangela Marzola

Massimiliano Marzola

Eugenio Melloni

Mariella Michelini

Sabina Mucchi

Daniele Palombo

Paolo Panizza

Anna Quarzi

Nicola Rossi

Pietro Turri

Mauro Vignolo

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  • ElleGi53

    Banale velina di partito (anzi, di una parte di partito…) scritta da ‘non allineati’ ben allineati con Calvano. Il tutto d’interesse men che nullo per il 99,9% dei lettori, che di questi tempi in genere hanno ben altri problemi… Detto in poche parole: a noi comuni mortali, che ce frega se questi stanno con Calvano e non con Babbo Natale o la zucca di Halloween? 

  • Tony

    Universi paralleli.

  • nutria incipriata

    Quindi devo dedurre che le scelte e gli apparentamenti messi in campo da Calvano nella nostra provincia,e che hanno portato alla perdita di un territorio importantissimo per il turismo,(fantastiche le passeggiate e le escursioni con le motonavi in quel di Comacchio)sono da voi condivise?
    Sarebbe come riconfermare l’allenatore dopo una retrocessione,magari aumentandogli l’ingaggio!
    E’ questo il vento nuovo del cambiamento che volete proporci?
    Ci sarebbe da scrivere un trattato,ma tutto sommato non vale la pena intromettersi tra gli scambi di fioretto delle varie correnti di partito,anche se il futuro del Pd,volenti o nolenti ci riguarda un po tutti,dal momento che queste persone dovranno governare la cosa pubblica,e le scelte che adotteranno saranno quelle che poi peseranno sul nostro groppone.
    Ed infine,spiace notare nella lista il nome di un paio di valide persone che hanno ben chiaro non solo il quadro politico,ma anche quello programmatico da attuare.
    Peccato!
    ciao ciao

  • giorgio n.

    e chissene! Bastava mandare una mail privata agli altri della/e corrente/i opposta/e..

  • ale

     MI COMPIACCIO PER LA COERENZA DIMOSTRATA DA QUESTE PERSONE.CHI ERA RENZIANO DELLA 1 ORA , NULLA DA DIRE , MA QUELLI CHE DOPO ……………..CAMBIO DI CASACCA IN CORSO MA PER FAVORE……………..

  • Deca

    Che spessore politico, sono abbagliato ……….

  • luca lolli

    i non allineati (paesi) erano il crocevia del commercio illegale di armi cosa vorrà dire?

  • Winnfield

    …Berco? …Basell? Avanti, spiegatemi quali sono le “energie che avete messe in campo” per contrastare queste problematiche perché sarei curioso. Non ditemi i fondi delle feste.

  • Zucabega

    Ma se i non allineati sostengono un super allineato che fanno? Si allineano? E allora? Sarebbe inoltre interessante che a fianco del nome e cognome fossero allineate le professioni ed i campi di impiego. Tutti, forse, potremmo comprendere di più sull’effettivo non allineamento.

  • Max

    I non allineati si allineano all’allineato per antonomasia Calvano. Che  strazio questo PD!

  • ahi ahi ahi…

    Documento veramente inutile e controproducente. Sembra quasi fatto per poter dire: “Paolino, ricordati che se sei stato rieletto è per merito nostro…”

  • pitona

    …povera Italia…

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