Una città allo sbando, tasse elevatissime e servizi al minimo, se non mancanti, ma, in futuro, potrebbe andare ancora peggio. La maggioranza chiamata a governare la città era consapevole che la situazione fosse grave e che sarebbe stato difficile, anche se va ricordato che in campagna elettorale molti avevano dichiarato: “risorgeremo insieme senza lasciare indietro nessuno”. Ma si sa, gli slogan e le promesse elettorali sono una consuetudine a cui tutti i partiti fanno ampio ricorso.
I recenti sviluppi però stanno dipingendo un quadro della situazione assai delicato e sconfortante. La nostra piccola città, Portomaggiore, è sempre più sporca, la manutenzione delle strade si vede in minima parte, il verde e le piante, almeno per ora, sono trascurate e alcune intere zone sono completamente abbandonate. Oggi parliamo, in particolare, del piccolo quartiere denominato “Villaggio Africano”. Nato e perfezionato all’inizio degli anni 80 rappresentava una vera “perla”, un agglomerato di costruzioni adiacenti a parchi, strutture sportive e strade mantenute in perfetto ordine. Oggi, di tutto questo, rimane ben poco e l’intero “villaggio” vive una stagione di degrado, abbandono e indifferenza. Gli amministratori comunali non si occupano più di cercare di rimediare ai danni che il tempo irrimediabilmente procura e, soprattutto, alle scelte incomprensibili fatte negli ultimi dieci anni da loro stessi.
La piscina comunale, che era un po’ la pietra angolare della costruzione del Villaggio Africano, evidenzia un abbandono quasi totale e ci appare come una struttura vetusta, logora e sporca; la palestra comunale, abbandonata a se stessa, è un luogo malconcio, privo di manutenzione esterna, sbiadito nei colori e nell’essenza che una struttura sportiva dovrebbe rappresentare; i campetti di calcetto, adiacenti alla palestra e alla piscina, sono in uno stato repulsivo: il terreno di gioco è un pantano di un composto improponibile dove le buche si sprecano; la pista di pattinaggio, realizzata a metà degli anni 70, è un cerchio di cemento, non utilizzato, antiestetico e triviale dove il logorio di anni di totale incuria ha trasformato quella che era probabilmente una buona idea in una struttura arcaica e desueta.
Tra queste infrastrutture ci sono le case e le strade di una zona che appare abbandonata dove i cittadini non meritano di vedere un simbolo della propria storia recente morire giorno dopo giorno per il suo degrado.
Gli amministratori si trincerano dietro a un laconico “ non ci sono i soldi per migliorare la situazione”. Ma a nostro avviso non è una giustificazione che può assolvere chi è preposto ad occuparsi del mantenimento delle strutture esistenti e del loro potenziamento. Un buon amministratore è colui che trova le risorse anche quando è difficile reperirle, è quello che riesce ad inventarsi un metodo di sviluppo svincolato dalla tendenza generale. Ci dovremmo ricordare che una amministrazione comunale è sempre più assimilabile a un Consiglio di amministrazione di una azienda. In nessuna azienda sarebbe accettabile che l’Amministratore Delegato se ne uscisse dicendo che il prodotto non vende perché il mercato è da anni in flessione. Il compito dell’amministratore delegato è quello di cercare di inventarsi qualsiasi strategia per far crescere gli utili dell’azienda. Il compito di una amministrazione comunale è quello di mettere in atto tutte quelle attività per far crescere il Paese e assicurare ai cittadini le condizioni migliori di vita, di residenza e sviluppo del territorio. Se queste condizioni sono troppo impegnative è necessario passare la mano o coinvolgere altri cittadini che hanno idee nuove e capacità alternative.
Il PLI chiede che vengano prese in considerazione tutte quelle iniziative atte a rivalutare la zona di Portomaggiore denominata “Villaggio Africano” al fine di poter avviare una nuova fase di crescita del territorio per valorizzare l’ambiente e la vivibilità delle persone.
Augusto Tagliati, membro della direzione nazionale del Pli
Antonio Da Col, segretario provinciale del Pli