Attualità
20 Aprile 2013

La vergogna e l’espiazione

di Redazione | 3 min

L’amara consolazione della poesia. Ecco cosa ci rimane della rovina politica del PD, ecco che ancora risuonano forti le parole di Manzoni: sì! proprio del poeta che dà una meravigliosa descrizione dell’”inciucio” tentato e ritentato : “Il forte si mesce col vinto nemico,/col novo signore rimane l’antico;/l’un popolo e l’altro sul collo vi sta./Dividono i servi, dividon  gli armenti;/ si posano insieme sui campi cruenti/ d’un volgo disperso che nome non ha” Cambiando situazione storica l’analisi è perfetta. Ma non tanto per l’amarezza, lo sconcerto, lo stupore del “tradimento” quanto per l’impazzita bussola direbbe Montale a cui si affidano questi politici, questa classe dirigente- in loco e a Roma- che finge di non capire, di rimediare con appelli e improvvise piroette senza domandarsi prima del votare contro Prodi: “Perché”?.

Almeno fossero prima di tutto chiari con se stessi. Con gli strumenti e i mezzi del mio mestiere avevo scelto Bersani, fidandomi nell’“usato sicuro” e diffidando profondamente del rampante Renzi. Poi l’amaro risveglio che riconosco e di cui faccio e ho già fatto- pubblica ammissione, senza ritrarmi o trovare rifugio nell’apparente altra sponda a cui attaccarmi: vale a dire il sindaco di Firenze.

Nessuno che io sappia dagli appelli spaventati, deliranti, pieni di sicumera dei politici ferraresi pidiesse ha avuto il coraggio pubblico di attestare il fallimento. Nessuno ha dato risposte se non riavanzando la scelta renziana, nessuno si è preoccupato di accennare alla domanda più semplice. Perché no a Rodotà? Perché –se avverrà- scegliere la tortuosa strada proposta da D’Alema? ( e io c’ero a Firenze il giorno dell’incontro: “ la fatal Novara” ).

Che amarezza, che vergogna. Il “volgo disperso” subisce l’affronto di una parlamentare dal nome altrimenti impronunciabile che si pavoneggia nel parlamento ormai bivacco di ogni tipo di lanzichenecchi con una maglietta che insulta Prodi lisciandosi i capelli e ostentando forme in declino. Peggio della mortadella ostentata . O il nostro sindaco fiorentino che da una insolitamente severa Bignardi sproloquia sulle sue forme altrettanto in declino carpite dal più volgare tra i giornali specializzati in gossip. Che vergogna!. Questo è il sentimento e la parola più adatta. Ormai schiavi della pubblicità meno intelligente. La ricostruzione di un partito un tempo custode di valori irrinunciabili ( parola quasi impronunciabile ora) che aveva tentato per decenni di coniugare i diritti delle classi sociali più sfortunate con i diritti della cultura, facendo di quest’ultima l’insegna e la bandiera di una scelta etica che ora sfugge alla pancia del partito  (orrore!) e ai suoi dirigenti facendoli ritrarre  in una specie di indispettita sopportazione. E a nulla valgono gli appelli della parte più sensibile della sinistra che organizza un 5 maggio all’Aquila a cui interverranno Settis, Tomaso Montanari e tutti quegli “intellettuali” che non si sono arresi al degrado della cultura serva della politica.

Questo è il risultato della rinuncia a pensare in grande,  a ridurre progetti, pensieri e idee a strumenti. Se ne è accorto perfino Crozza nel suo Paese delle meraviglie dove a seguito di un impietoso ma giusto commento sui perdenti Bersani e anche Napolitano incentra tutta la sua polemica contro il degrado culturale, vedi lo scandalo della reggia di Caserta ultimo in ordine di tempo che si abbatte sul “volgo” impazzito della sinistra  “che nome non ha” . Ma non ha idee men che meno  etiche, non ha pensieri, non ha bussola mentre B. se la ride e il tonitruante G. urla il suo odio contro tutti e tutte. E pensare di dover dividere con i grillini il vero unico, degno candidato, Rodotà è il segno più lampante dell’espiazione se si vuol ricominciare. VERGOGNA!

E come in ogni tragedia greca che si rispetti arriva il deus ex machina che risolve le situazioni. Ma l’intervento della “divinità” annulla qualsiasi sforzo degli umani di risolvere la loro vita civile e politica. Grazie a Napolitano e ancora una volta vergogna alla politica.

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