Cronaca
30 Gennaio 2013
Il segretario nazionale del sindacato parla di decisione funzionale al bisogno di vendetta

Aldrovandi, il Coisp: “I poliziotti in carcere come mafiosi”

di Redazione | 2 min

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“Più pericolosi di mafiosi, stupratori, spacciatori. Tre poliziotti sono finiti in carcere per scontare una pena di sei mesi ricevuta per una contestazione a titolo di mera colpa. Siamo allibiti, ed è inutile fare gli ipocriti e tentare la strada della finta diplomazia. Troppo spesso non capita di finire in carcere neppure ai mafiosi, ai delinquenti della peggiore specie, o ai condannati per delitti gravissimi, o a chi ha subito una condanna magari non pesantissima, ma per reati di forte allarme sociale come stupri o maltrattamenti in famiglia, o molto altro ancora. Prendiamo atto che in Italia tre Poliziotti imputati per eccesso colposo sono ritenuti talmente tanto pericolosi da dover essere rinchiusi in una cella, e la cosa rappresenterà certamente un buon esempio…”.

È il commento a caldo di Franco Maccari, segretario generale del Coisp, Sindacato indipendente di Polizia, alla notizia che il tribunale di sorveglianza di Bologna ha deciso di mandare in carcere Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, tre dei quattro poliziotti condannati in via definitiva a tre anni e sei mesi per la morte di Federico Aldrovandi, il 18enne morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia.

“Sappiamo – aggiunge Maccari – che questa decisione è estremamente funzionale il bisogno di vendetta dei protagonisti di questa drammatica storia, che comunque per avere piena soddisfazione pretendono che i colleghi perdano pure il posto di lavoro, anche se questo non è previsto da alcuna norma”.

In realtà il decreto del Presidente della Repubblica 737 del 1981, recante le Sanzioni disciplinari per il personale dell’Amministrazione di pubblica sicurezza, prevede anche la destituzione, ossia alla cancellazione dai ruoli dell’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, se la condotta oggetto del provvedimento abbia reso incompatibile la sua ulteriore permanenza in servizio.

“Prendiamo atto – insiste il segretario del Coisp – di questa pesantissima valutazione effettuata, almeno in un caso, senza neppure il conforto della relazione normalmente fornita dai servizi sociali prima delle decisioni relative alle istanze di affidamento in prova, perché non hanno fatto in tempo a farla, così come neppure uno straccio di colloquio!. Prendiamo atto del significato profondo di tutto ciò ma, come minimo, aspettiamo campagne pubbliche, lettere al presidente del Consiglio e proclami vari quando il prossimo vero delinquente verrà lasciato libero di andare a fare altri danni. Ma sappiamo già che tutto questo non accadrà, come non è mai accaduto in passato”.

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