Economia e Lavoro
13 Dicembre 2012
Numeri drammatici su disoccupazione e grandi aziende a Ferrara

Lavoro, mai così in basso

di Redazione | 3 min

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Prevede un “inverno durissimo” la Cgil ferrarese, che teme l’apertura di un nuovo fronte nella lotta per il mantenimento dei posti di lavoro: “domani ci sarà un incontro nazionale coi vertici di Basell – ricorda il segretario Giuliano Guietti –, e temiamo annuncino cento esuberi nel sito ferrarese, concentrati nel settore ricerca e sviluppo”. Di che preoccuparsi ha insomma oltre un quinto degli occupati nel centro Giulio Natta, il quale a sua volta assorbe circa la metà degli 880 lavoratori estensi della multinazionale.

Ma di questo si parlerà ampiamente nei prossimi giorni, perché il sindacato la conferenza stampa l’ha convocata per annunciare la presentazione (giovedì 13 alle 15.30 nella Caffetteria Castello) del rapporto dell’Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Ferrara, in cui interverranno gli autori: i ricercatori Ires Gianluca De Angelis e Carlo Fontani, il ricercatore di Economia politica nel nostro ateneo Davide Antonioli e il dirigente d’azienda Luca Zaghi.

Dal lavoro dell’Osservatorio usciranno anche alcune proposte, che il sindacato rivendica di portare avanti dal febbraio 2010, quando organizzò il convegno ‘Ferrara oltre la crisi’. Prima, però, non ci si può esimere da un’altra, spietata, disamina dei numeri. “A differenza di quanto alcuni dicono – afferma Guietti –, il quadro si sta aggravando: siamo di fronte a un marcato processo di de-industrializzazione del nostro territorio, che certamente colpisce le imprese artigiane, quelle più piccole, ma non risparmia le più grandi, da Berco a Basell appunto, dove è grave che i tagli si concentrino nel settore ricerca e sviluppo, mettendo così a rischio il futuro”.

Tra il gennaio e il novembre di quest’anno, le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia – comunica sempre piazza Verdi elaborando dati Inps – sono state 9 milioni 446.628. Per rendersi conto di cosa significa questo dato, basta pensare che nell’intero 2008, anno di esplosione della crisi, furono 1.152.173, ossia un sesto. “Nel 2012 rischiamo uno dei totali più alti della storia” commenta Guietti, visto che si potrebbe addirittura superare il record, stabilito nel 2010, di 11.865.454 ore. “E il 2013 sarà terribile anche perché gli ammortizzatori non saranno comunque adeguati – continua –: quelli per la cassa in deroga al momento ammontano a 650 milioni di euro, ma il fabbisogno stimato è di almeno un miliardo e mezzo, e non si può certo togliere fondi alla formazione, come chiede un emendamento alla legge si Stabilità cui sono contrarie anche le imprese. Per questo lunedì terremo un presidio davanti al Senato”.

Ma non ci sono solo i cassaintegrati, perché all’elenco dei problemi la sigla ricorda che vanno aggiunte anche le 4.552 persone che il 30 settembre erano iscritte alle liste di mobilità (+8,7% rispetto a un anno prima) e le 33.219 in quelle di disoccupazione (+11%). “Aumentano i disoccupati ultraquarantenni – nota infine il sindacalista –, che sono ormai più della metà”.

Di fronte a questo scenario, la Camera del lavoro ripropone gli otto punti che è andata elaborando in questi anni. Si comincia chiedendo una “azione difensiva dei posti di lavoro, che non può prescindere dalla disponibilità di ammortizzatori nazionali e regionali”, e un “ruolo di gestione e non solo di controllo del welfare da parte delle amministrazioni pubbliche”.

Bisogna poi alzare un po’ l’indice di infrastrutturazione del Ferrarese (“tra i più bassi d’Italia”), investendo sul trasporto sulla rotaia e sulla banda larga, mentre “nuove idee imprenditoriali dovrebbero nascere dall’incontro tra università, ricerca e impresa”. E se la Cgil rivendica di “non aver mai creduto nel ridimensionamento dell’industria in favore della cultura nel nostro territorio”, chiede comunque di “non abbandonare il terreno della promozione culturale e artistica, perché significa ridimensionare un importante ambito economico”.

Infine, un “sistema di enti di formazione invecchiato e condizionato da interessi di autodifesa e sopravvivenza” dovrebbe essere “indirizzato ai nuovi bisogni che la crisi alimenta”, mentre va “bloccata l’espansione edilizia nelle aree extra-urbane” in favore della “messa in sicurezza di abitazioni, edifici pubblici e patrimonio artistico, ridando fiato a un settore che ha subito un pesantissimo ridimensionamento”.

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