L’ennesima manovra finanziaria estiva, la Spending Review, colpisce ancora una volta il sistema dei servizi e l’articolazione dello Stato sul territorio. Dalla sanità all’istruzione, dai servizi pubblici locali alla giustizia, dalla sicurezza all’articolazione del sistema istituzionale, nulla si salva dal metodo dei tagli lineari, nemmeno l’architettura istituzionale che viene riorganizzata sulla base dell’estensione chilometrica e della densità abitativa.
E’ del tutto evidente che ancora una volta non si tratta di riforme ma di fare subito cassa ed al contempo di ridurre il settore pubblico, in quanto responsabile dei mali del Paese.
Il pacchetto di misure che verrà sottoposto al voto del Parlamento mina dalle fondamenta ciò che resta del nostro stato sociale e riduce l’accesso dei cittadini a prestazioni e servizi fino ad oggi considerati un diritto di cittadinanza.
D’altro canto tali provvedimenti poco o nulla incidono nella lotta agli sprechi ed alle spese superflue o rinviabili, non intervengono sui veri mali della Pubblica Amministrazione (burocrazia, inefficienza, farraginosità delle procedure, permeabilità alla corruzione), risultano poco coraggiosi nel contrastare l’evasione fiscale e contributiva ed eludono completamente il grave problema delle diseguaglianze evitando di introdurre una patrimoniale strutturale sulle grandi ricchezze mobiliari e immobiliari.
La politica dei tagli alla Sanità e al sistema delle Autonomie Locali, del blocco del turn over con conseguente riduzione del personale e precarizzazione del lavoro, dell’accorpamento di Enti, della dismissione di società controllate dalla Pubblica Amministrazione ha già mostrato seri limiti e pesanti conseguenze per i cittadini e sul tessuto e la coesione sociale del nostro Paese.
Per fare alcuni esempi, l’articolo 2 comma 12, che recita: per il personale non riassorbibile nei tempi e con le modalità di cui al comma 11, le amministrazioni dichiarano l’esubero, comunque non oltre il 30 giugno 2013. In sintesi, l’essere inidoneo a determinati lavori, unitamente al taglio delle piante organiche, riduce di molto la possibilità di essere ricollocati tramite la mobilità ed aumenta quella di essere licenziati: modello Fornero applicato al Pubblico Impiego e cioè licenziamento per motivi economici.
Per quanto riguarda le forze dell’ordine ed i Vigili del Fuoco, nel 2013 potrà essere rimpiazzato solo il 20% del personale che andrà in pensione, nel 2014 il 40% e nel 2015 il 50%. In concreto, a fronte di un Corpo dei VV.F. già oggi in carenza di organico, ci troveremo negli anni con circa 19.000 pompieri in meno.
In tutti gli Uffici dello dello Stato i tagli lineari comporteranno una drastica riduzione degli organici (1000 unità solo in Emilia Romagna) e la chiusura di uffici delle Agenzie Fiscali, di Tribunali, Procure e Giudici di Pace, determinando un allontanamento dello Stato (e dei suoi servizi) dai cittadini.
Anche la ricerca e l’istruzione subiranno ulteriori tagli che andranno a ledere il diritto all’istruzione ed all’accesso all’Università per tutti i cittadini e che determineranno un effetto perverso e cioè tagliare la radice su cui si dovrebbe fondare lo sviluppo, la crescita culturale e l’innovazione di un Paese.
Infine, il Servizio Sanitario Nazionale su cui si è fondato il diritto alla salute per tutti i cittadini, sistema che garantisce equità sociale, universalità dei servizi sanitari e che rappresenta un importante fattore per la crescita del Paese anche in relazione alla ricerca e all’innovazione, subisce ulteriori tagli che, aggiunti a quelli del precedente governo, arrivano ad oltre 20 miliardi di euro in pochi anni. Per quanto riguarda la nostra Regione, si avrà una forte riduzione di personale – medici, infermieri, operatori socio sanitari – mentre i posti letto saranno 4000 in meno. Il rischio concreto è che con questi nuovi tagli lineari anche regioni storicamente virtuose come la nostra vadano in disavanzo in quanto il finanziamento non coprirà nemmeno l’inflazione con conseguente secca riduzione dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Ma secondo il Governo si tratta di una revisione della spesa pubblica “ad invarianza dei servizi ai cittadini”!
Ma questo decreto è permeato anche da una visione lontana da quanto prevede la nostra Costituzione all’art. 5 “La Repubblica, unica ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Infatti contiene misure che tendono sempre di più all’accentramento legislativo evitando, per questa via, il confronto non solo con le parti sociali ma anche con i corpi intermedi dello Stato e innescando un processo inverso rispetto al decentramento amministrativo e dei servizi ed alla democrazia partecipata.
Per tali ragioni invitiamo i partiti che siedono in Parlamento a non rendersi responsabili di tale devastante disegno che va contro i cittadini e che non rappresenta la volontà delle tante lavoratrici e lavoratori, delle tante precarie e dei tanti precari, delle tante pensionate e dei tanti pensionati che, ancora una volta, sono le vere vittime di questa ennesima macelleria sociale.
Cgil e Uil di Ferrara