Lettere al Direttore
25 Maggio 2012

La vittoria di Pirro del M5S

di Redazione | 9 min

“Dopo Stalingrado, ora ci aspetta Berlino”, ma se non si praticano la Democrazia Diretta dal basso sia dentro sia fuori dal movimento questa diventerà la vittoria di Pirro e Berlino si trasformerà in una Waterloo democratica.

Oggi dovrei essere felice, oggi potrei essere felice, ma sono solo sommessamente contento del fatto che il M5S abbia avuto un ottimo risultato e solo i prossimi avvenimenti potranno farmi capire se ci sia davvero da gioire.

Dovrei essere felice insieme ai Sindaci appena eletti e insieme ai neo eletti del M5S nei Consigli ed insieme a tutti coloro, nessuno escluso, che per questo risultato hanno lavorato e invece non posso esserlo per almeno 2 motivi:

-sono fuori dal Movimento 5 Stelle e da Progetto per Ferrara per aver creduto e aver testato in concreto, come percorso praticabile e aderente allo spirito del Movimento 5 Stelle, la democrazia diretta dal basso unita alla possibilità di essere contemporaneamente dentro alle istituzioni pur mantenendone l’anima movimentista;

-per aver verificato che questa possibilità reale si è infranta contro il diktat oligarchico di Beppe Grillo e contro la debolezza umana dei nostri eletti, supportati anche da alcuni attivisti, che hanno preferito l’opportunistica posizione attendista, pro elezioni, piuttosto che cercare di sfruttare l’occasione offerta da Beppe Grillo con l’espulsione di Progetto per Ferrara e successivamente di Cento, per avere chiarezza e coerenza all’interno del M5S.

Sulla base e in conseguenza di questi fatti potevamo e dovevamo continuare il progetto intrapreso per risolvere gravi problemi strutturali presenti in un movimento che professa l’uno vale uno e poi accetta, con diverse e variegate motivazioni personali, alcune anche davvero meschine ed infantili, il volere incontestabile di Beppe Grillo in nome anche di una fantomatica rete che, di fatto, non esiste se non come accozzaglia di pareri individuali dispersi appunto nella rete.

Non abbiamo, ma posso garantirvi che ho cercato di oppormi fino allo stremo delle mie forze, avuto il logico e conseguente coraggio di pretendere con forza un chiarimento in merito alla nostra espulsione e abbiamo, ed era difficile riuscirci, persino buttato alle ortiche il lavoro sviluppato in Emilia Romagna sulla Democrazia Diretta dal Basso.

Questo lavoro-laboratorio, avviato all’inizio dell’anno scorso con le assemblee locali periodiche che poi sfociavano, badate bene, senza alcuna preordinata struttura organizzativa nell’assemblea eletti-attivisti della regione Emilia Romagna, stava dando risultati secondo me incredibili.

In questo progetto-laboratorio erano coinvolti tutti gli eletti dell’Emilia Romagna, gli attivisti e tutti i cittadini che, nello spirito dell’uno vale uno hanno espresso il desiderio di partecipare ad un modo diverso di fare politica. In questo senso erano già state fatte diverse assemblee locali, come d’altra parte avviene già normalmente in tutta Italia dove c’è un gruppo del Movimento 5 Stelle. Erano state fatte diverse assemblee Emiliano Romagnole eletti-attivisti cui vanno aggiunti il Democracy Day di Ferrara e l’Incontro dei Cittadini a 5 Stelle svoltosi a Rimini.

Poi il tonfo (terremoto con scosse premonitrici)  poi la scomunica, poi l’espulsione di Tavolazzi e di Progetto per Ferrara dal Movimento 5 Stelle.

Logica vorrebbe che un simile grave atto crei, in prima battuta, sconcerto, ma che immediatamente dopo si cerchi e si pretenda un chiarimento. A Rimini esce un documento dell’Assemblea, San Benedetto del Tronto è il primo gruppo a prendere posizione.

A Ferrara non facciamo nulla di autonomo sapendo che ci si sta muovendo a livello regionale, anche nel rispetto e nella fiducia su quanto insieme e con fatica stiamo sviluppando nel territorio in cui il M5S ha finora avuto il maggiore presa e i migliori risultati elettorali.

L’11 marzo si fa quella che per me è l’assemblea regionale eletti-attivisti avente per oggetto l’espulsione di Tavolazzi e di PpF dal M5S. Assemblea che stranamente (proditoriamente direi), non è più eletti attivisti, ma viene trasformata in una semplice e non meglio definita generica assemblea pur usando il canale abituale di convocazione che passa in prima battuta attraverso gli eletti. Molti eletti, compresi quelli del Consiglio Regionale e altri da tutte le province, sono presenti. Si parte approvando lo streaming…. errore! un eletto/a si oppone e un consigliere regionale dice che no è meglio non fare lo streaming ma forse basta registrare e ciò si approva (il 1’ pilastro, la famosa trasparenza del M5S, viene buttata alle ortiche!) Il momento è difficile e l’assemblea va avanti in modo strano e nulla viene verbalizzato, tanto c’è comunque la registrazione. La successiva discussione verte sulla necessità di pretendere un chiarimento da Beppe Grillo sull’espulsione e di arrivare ad un chiarimento evolutivo su questioni basilari come la democrazia interna del M5S e la coerenza con quanto professato pubblicamente.

Alla fine si approva e sottoscrive (direi 70 firme) una bozza di documento che sarà sottoposta, senza stravolgerla,  alla rielaborazione in rete nella settimana entrante per poi essere inviata a Beppe Grillo per essere pubblicata sul suo blog in analogia dei vari post di scomunica e relativi diktat. Chi eventualmente vorrà aggiungersi o togliersi dalla firma potrà, verificata la versione finale, farlo. La sottoscrivono anche un discreto numero di eletti tra cui, se non ricordo male, quelli che non avevano voluto lo streaming.

L’assemblea finisce e sono soddisfatto. E’ vero c’è stata più di una sbavatura, ma il dato importante è che tutti i presenti, eletti compresi, stanno dimostrando, come sempre finora, la coerenza e la voglia di essere degli uno che valgono uno e sembrano davvero al servizio dei cittadini capaci di farsi carico anche delle situazione più delicate e difficili, il ché per me significa che siamo solidi e concreti e abbiamo un futuro davanti a noi.

Poi non vi racconto quello che è successo, ma in sintesi è:

-la registrazione dell’assemblea, è stata in qualche modo requisita da un eletto.

-la maggioranza dei presenti probabilmente non ha accesso o non riesce ad accedere al documento per verificarne le variazioni e per intervenire sul rispetto del volere dell’assemblea.

-le firme dal documento misteriosamente, ma volutamente scompaiono,

-la discussione che ne segue resta confinata al solo meetup chiuso eletti-attivisti http://www.meetup.com/EMILIA-ROMAGNA-A-CINQUE-STELLE/

A mia discolpa, per non avere reso pubblica la questione, posso dire che fino all’ultimo ho sperato in un ravvedimento di chi stava, con tutta evidenza, manipolando il volere di un’assemblea, buttando alle ortiche tutto il lavoro finora fatto insieme e non stava, in aggiunta, dimostrando il benché minimo rispetto della volontà personale ed individuale dimostrata da chi aveva sottoscritto, firmandolo esattamente come ho fatto io, il documento, e per questo ho lavorato, durante la settimana di elaborazione del documento definitivo alcuni eletti presenti all’assemblea rilasciano, secondo me col solo l’intento di apparire, alcune inopportune interviste sull’argomento.

Il Gruppo di Cento manifesta una sua coerente e forte presa di posizione richiedendo un chiarimento a Beppe Grillo e viene espulso con l’interdizione all’uso del marchio del M5S di proprietà di Giuseppe Grillo medesimo,

La bozza/lettera definitiva emersa dall’assemblea, invece di essere inviata a Beppe Grillo e pubblicata sul Blog viene postata, seppur dichiarandola come volontà di un’assemblea e deprivandola delle firme, a nome del solo Peppe Carpentieri, uno che vale, al cospetto di Beppe Grillo, meno di uno zero esattamente come ciascuno di noi.

Nella settimana di rifinitura della bozza più di un eletto e più di un attivista hanno manovrato per fare in modo che il documento perdesse di forza in quanto un’azione troppo decisa e soprattutto pubblica avrebbe potuto danneggiare le imminenti elezioni amministrative, Parma in primis, ed eventualmente comportato ulteriori espulsioni di eletti.

Nella stessa settimana esce la dichiarazione di fede assoluta ed incondizionata dei fedeli fideisti “Quella dei senza se senza ma” dei tre consiglieri di Bologna.

Oggi quindi sono contento che il lavoro del Movimento 5 Stelle abbia avuto successo solo in forza delle idee più pure che ogni cittadino pensa di poter interpretare a modo suo all’interno di questo movimento, ma non posso  gioire in quanto so che i neo eletti, oltre ad essere a conoscenza di quanto accaduto e anche per merito dei colleghi dell’Emilia Romagna, sono soli nel senso più profondo del termine non avendo un percorso democratico su cui fondare il loro lavoro e, incredibile a dirsi, privi di una reale rete di supporto.

So anche che non potranno mai più ritornare sui loro passi se non capiranno e metteranno in atto con coerenza la democrazia diretta e partecipata dal basso mantenendo anche la loro anima movimentista. In poche parole, se non manderanno vaffa evolutivo a Beppe Grillo affinché riveda prima di tutto il suo atteggiamento e poi contribuisca alla valorizzazione dell’incredibile potenziale umano presente nel Movimento 5 Stelle e nel tessuto civile Italiano che spesso si manifesta attraverso i vari movimenti e comitati.

Il movimento che conosco io è quello che non ha come obiettivo il potere (amministrativo ed elettivo), se non come conseguenza dello sviluppo e l’attuazione di pratiche diffuse di buona politica, di buona amministrazione al servizio dei cittadini, di pratiche di Democrazia Diretta dal Basso e di trasparenza diffusa su ogni aspetto, compresa ed irrinunciabile quella interna.

La mia speranza è dovuta alla certezza che la smania di risultato insita nella frase “Dopo Stalingrado, ora ci aspetta Berlino” non appartiene alla maggioranza di coloro che si impegnano nel Movimento 5 Stelle e di fatto non appartiene al Movimento 5 Stelle che la gente percepisce e per cui la gente ha votato.

Se non si vuole che l’attuale vittoria diventi una vittoria di Pirro e trasformi Berlino in una Waterloo democratica del Movimento 5 Stelle con il conseguente ritorno dei cittadini alla sfiducia più bieca verso la politica, l’obiettivo non dovrà essere il risultato elettorale fine a se stesso (Berlino), ma bensì il metodo su come arrivare a Berlino nel miglio modo possibile.

L’unica strada/soluzione che conosco è quella di ritornare al progetto delle Assemblee Territoriali Periodiche come raccordo fondamentale, se non unico, tra gli eletti e i cittadini e dal dibattito diffuso che ne seguirà semmai individuare nuove forme partecipative.

Chi ha sbagliato pensando, in funzione delle elezioni, di poter machiavellicamente prendere decisioni non condivise e in funzione di un presunto bene superiore, tradendo persino due pilastri fondamentali della democrazia, dovrà fare un bagno di umiltà, ammettere l’errore e forte di questa esperienza ritornare ad essere, se lo vorrà e solo uno tra i tanti uno vale uno, una risorsa per il Movimento.

Beppe è o non è uno di noi? Se Beppe Grillo non saprà egli stesso cogliere questo input e non saprà fare autocritica avrà in mano un movimento di tipo monoteista inefficace, almeno nel senso comunemente dato al concetto di democrazia diretta, e composto unicamente da fedeli e fideisti capaci solo di osannarlo, ma assolutamente incapaci di una qualsiasi critica costruttiva utile a questo paese che di derive oligarchiche ne ha già viste troppe e non è certo di questo che ha bisogno.

Roberto Zambelli

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