Lettere al Direttore
9 Ottobre 2011

Nessun aiuto per un airone cinerino

di Redazione | 3 min

Spett.le Redazione

Scrivo questa lettera perché ritengo giusto che si sappia che tipo di protezione, di amore e rispetto per gli animali vige nella “civile” Emilia-Romagna.

Quando si parla del Sud tutti sono pronti a scagliare pietre. Io stessa confesso che, di ritorno da Ponza qualche anno fa, giurai che, visto come ci si comportava sull’isola nei confronti di cani e gatti, mai più avrei fatto ritorno. Ma ora, con esperienze diverse avute nella nostra Regione, posso asserire senza tema di venir smentita che l’unica differenza tra noi e altre zone d’Italia (o d’Europa) è l’ipocrisia.

L’ipocrisia, ad esempio, di aver creato centri per il “recupero” di animali selvatici che, o funzionano male, o non funzionano addirittura. L’ipocrisia di essere così “evoluti”, così “civili”, da aver tante strutture ed enti, preposti anche alla tutela della fauna selvatica e non, che operano però un po’ troppo “alla Ponzio Pilato”.

Scrivo indignata, speranzosa che il vostro giornale vorrà pubblicare questa brutta esperienza, perché domenica scorsa (2 ottobre) un mio amico, Lorenzo Baruffaldi,  è stato contattato per uno strano giro di passaparola, da un turista ravennate che si trovava al Lido di Spina e che aveva trovato un airone cinerino ferito (ala spezzata, a penzoloni). Ora questo mio amico non fa parte, attualmente, di nessuna associazione e neppure io, siamo solo persone che amano molto gli animali e che si prodigano spesso per loro e la loro tutela; per cui, partendo dal presupposto che l’airone cinerino essendo un animale selvatico non poteva aver padrone e tutti noi ne siamo responsabili, ho sentito mio dovere cercare di fare il possibile per aiutare il povero animale.

È così iniziata una lunga, quanto sconfortante e sconcertante sfilza di telefonate per chiedere aiuto a nome del turista ravennate che aveva tentato (coadiuvato da moglie e bambini), a sua volta, con buona volontà, ma con pessimi risultati, data l’inesperienza, di catturare l’airone.

In poche parole era necessario l’intervento di qualcuno con un minimo di esperienza, ma soprattutto di attrezzatura per recuperare l’airone che si era spostato in mezzo ad un canneto e non era facilmente avvicinabile dalla riva. Abbiamo contattato la Polizia Provinciale, guardie ecozoofile, Lipu, WWF, Lega Ambiente (il turista ravennate pure i Carabinieri, che tra l’altro poco fa una pattuglia degli stessi si distinse per aver salvato una tartaruga[…]) e altre guardie volontarie… Molti non han neppure risposto al telefono (era domenica …. Bisognerà pur santificare il giorno del Signore!) e chi rispondeva dava il numero di altri, a volte non più attivo…

Interessante sapere che i centri per il recupero dell’avifauna fanno solo opera di accettazione del malcapitato, ovvero se qualcuno glielo porta.

E poco conta che una persona sia anziana, handicappata, impossibilitata comunque a catturare l’animale, “Queste sono le regole”.

Se un tetraplegico mosso a compassione per un animale ferito chiama uno di questi centri questi a loro volta rimandano alla Polizia Provinciale, e questa a sua volta dovrebbe intervenire, a meno che non consideri il caso “non di sua competenza”.

L’airone cinerino della nostra storia non era di competenza di nessuno, per cui tutelato dalla Legge, dopo essere stato (probabilmente) impallinato è stato lasciato agonizzante a morire di stenti nella progredita provincia di Ferrara.

Complimenti a noi Emiliani.

E vergognamoci una buona volta.

Cinzia Vaccari

Lorenzo Baruffaldi

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