Prestito sociale e lusso

Scrivo in riferimento all’articolo “Alla Coop si fa la rivoluzione” pubblicato su L’Espresso del 23 giugno u.s. e da Voi prontamente ripreso, quale portavoce dei 3.000 soci della fallita Coopcostruttori di Argenta, per sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni in merito.

Fin dalla loro nascita, le cooperative si sono rette sull’autofinanziamento. Inizialmente, braccianti e muratori donavano, ogni settimana, un’ora del proprio salario, mentre in tempi più recenti, gli investimenti sono stati finanziati con il prestito sociale o con l’emissione di APC (azioni di partecipazione cooperativa). Oggi, i dirigenti cooperativi di nuova generazione, Cattabiani e Benini, affermano che recuperare metà del capitale investito è già un lusso, rispetto alle imprese non cooperative ed aggiungono che i prossimi fallimenti non potranno contare nemmeno su un euro di solidarietà.

Ebbene, se è questa la nuova mission delle cooperative del terzo millennio, ritengo che i soci vadano adeguatamente informati e che sulle varie pubblicazioni promozionali, oltre che nelle assemblee dei soci, vadano illustrati non soltanto i vantaggi del prestito sociale, ma anche i suoi numerosi rischi. Insomma, se le imprese cooperative sono come tutte le altre, si devono finanziare con il normale ricorso al credito di banche e finanziarie. E se invece chiedono il prestito ai soci, li informino sul fatto che è un investimento a rischio  e che riaverne indietro la metà è già “un lusso”.

Al contrario, sembra ormai imboccata la strada di un futuro ancora più preoccupante. Il presidente di Coop Adriatica (colosso della grande distribuzione, 3 miliardi di euro di prestito sociale) dichiara di voler offrire ai soci l’emissione di conti correnti e di investimenti obbligazionari, tramite Finsoe, finanziaria Unipol. Evidentemente, l’intenzione è quella di scaricare tutto il rischio sui soci, dato che la legge non garantisce il prestito cooperativo.

La nostra opinione di soci prestatori (molti dei quali da due o tre generazioni) è che i dirigenti cooperativi moderni debbano recuperare la principale dote dei cooperatori “vecchio stampo”, la trasparenza, senza la quale non godranno di alcuna credibilità, in questo passaggio verso la nuova impresa. Quanto al prestito sociale della Coopcostruttori (80 milioni di euro andati in fumo), riteniamo di avere diritto alla restituzione integrale. Gli otto anni trascorsi dal crac, le tragedie familiari ed i lutti nel frattempo consumatisi, sono lì a dire che, anche in quel caso, saremmo comunque ancora molto lontani dal “lusso”.

Massimo Cricca, Portavoce soci Coopcostruttori

 

3 Commenti in: “Prestito sociale e lusso”


  • il vecchio ha scritto il 28 giugno 2011 alle 6:32

    Il processo sul crac Costruttori é nel vivo: depongono le teste di serie facendo commentare e indignare i soci rimasti col cerino in mano, la concomitanza col fallimento CMR apre la stura a mille considerazioni sullo spirito cooperativo tradito o stravolto. Ma mai una volta che si trovi qualcuno disposto ad accennare al fatto, già riconosciuto da un politico di lungo corso, che per le cooperative rosse il sistema era “protetto”, eufemistica definizione della sistematicità che garantiva in un modo o nell’altro che le commesse pubbliche arrivassero continuamente.
    Guarda caso, proprio quando le ricadute di Mani Pulite scrollano il modus operandi nazionale, il sistema improvvisamente non è più “protetto” e le coop che campano e prosperano di appalti pubblici vacillano. Chi è più esposto crolla subito, chi lo è meno crolla dopo.
    Però nessuno vuol notare che ciò costituisce la prova provata dell’artificialità (e profonda immoralità) del sistema “protetto” inventato dai politicanti.

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  • Grillo Parlante ha scritto il 28 giugno 2011 alle 8:09

    Parole sacrosante quelle del Sig. Massimo Cricca. Già altre volte pronunciate ma, tranne qualche realtà informativa, strozzate sul nascere dalla grande informazione nazionale e regionale. Esiste solo un regolamento di Banch’Italia che tratta l’argomento come “altre forme di finanziamenti diversi dalle banche e finanziarie”, rinviandone il “controllo” agli stessi raccoglitori. Ma non è questo l’aspetto più preoccupante, seppur controverso rispetto ad altre forme di risparmio e tutele. L’aspetto più preoccupante, come fa rilevare il sig. Cricca, è che la mutualità è ormai solo sulla carta e specchietto per le allodole. Eppure chi ha goduto e gode di tanta fiducia e …affidamento, solo sulla parola, dai Governi – di tutti i colori – e dalla gente, potrebbe fare moltissimo di più per aiutare, nelle forme moderne dettate dalla globalizzazione, proprio coloro che li hanno aiutati ad essere ciò che sono. Credendo esclusivamente nella lealtà e nella correttezza dei rapporti.

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  • Tiziano ha scritto il 28 giugno 2011 alle 10:50

    Fin quando la cooperativa vive questi dirigenti (ex politici [...]) si fanno gli stipendi da nababbi mentre i soci lavoratori sono considerati numeri, in molti casi ci sono lavoratori a part.Time di poche ore al giorno e magari con due turni! Per non parlare poi dei tanti lavoratori con contratti a termine che si rinnovano da anni!  Ma state pur certi che quando le cose girano male per loro il lavoro lo si trova e sempre da dirigenti ( così possono fare altri danni altrove) mentre i lavoratori vanno dimenticati!!  Bisogna cambiare le regole, ma sopratutto bisogna che i soci prendano atto che sono loro i veri padroni della cooperativa e non a chiacchiere come ci raccontano sempre questi baroni [...]. Riappropriatevi della vostra azienda e mandate a casa questi nababbi [...]. Il vento deve cambiare anche per le cooperative.

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