Se qualcuno ruba un fiore per te… Per l’8 Marzo sequestrate centinaia di mimose ‘illegali’
Oltre 280 confezioni di fiori sequestrate, frutto dell'attività della Polizia Locale a contrasto dell'abusivismo commerciale
Oltre 280 confezioni di fiori sequestrate, frutto dell'attività della Polizia Locale a contrasto dell'abusivismo commerciale
Per il processo Cidas, ieri (mercoledì 11 marzo) mattina, la Procura di Ferrara ha chiesto la condanna a tre mesi per Daniele Bertarelli, presidente della cooperativa sociale ferrarese, attualmente alla sbarra con l'accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità
Il presidente della cooperativa sentito in tribunale: "Quella di Nicola Lodi non fu una minaccia, ma una seccatura. A Servelli consigliai di fare critica politica senza ricorrere al turpiloquio"
Proseguirà con l'audizione protetta della bambina l'inchiesta a carico di un uomo ferrarese di 58 anni, attualmente indagato per violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 11 anni
Nei primi mesi del 2026 la Polizia Stradale ha intensificato i controlli lungo la Statale 16 tra Ferrara e Argenta: 481 infrazioni accertate, 27 patenti ritirate e oltre cento interventi di soccorso

Emmanuel Okenwa, aka dj Boogye o Bugi
C’era “Chuks”, il ‘chairman’, o presidente, in Italia che aveva sede a Torino. C’erano gli ‘elders’ o ‘emeritus’, i suoi vecchi consiglieri, e poi gli ‘FF’, una specie di capo territoriale: come era deejay‘Bugi’, Emmanuel Okenwa, l’autoproclamatosi “Re di Ferrara”.
Un soggetto con molto potere ma, come ha spiegato Andrea Marzocchi, l’ufficiale di polizia giudiziaria sentito nell’udienza di ieri del processo sulla mafia nigeriana a Ferrara e che ha ricostruito il quadro gerarchico dei Vikings, “i vertici erano spesso infastiditi dalla sua sovraesposizione a Ferrara, perché era conosciuto dalle forze dell’ordine”. E lo era perché era “una persona violenta nei modi, che spesso ricorreva alle minacce”.
Okenwa aveva comunque “un grado elevatissimo” a Ferrara e non solo (anche a Padova era molto rispettato), dove era “il punto di riferimento tra i diversi associati”. Non solo, oltre a dichiararsi re di Ferrara, “affermava anche di essere uno dei fondatori del gruppo in Italia, un’avanguardia”.
Marzocchi, come detto, si è occupato anche di tracciare un quadro generale dell’organizzazione, il ‘cult’ della Supreme Vikings Confraternity, conosciuto anche come Kclub de Norsemen o Arobaga o, ancora, The Adventurers, fondato nel 1994 in Nigeria, riconosciuto inizialmente dallo Stato e “man mano sempre più utilizzato dal potere a fine politico per portare instabilità: era specializzato nel sottrarre schede elettorali durante le elezioni”.
Se i rivali ‘Eiye’ – quelli di Stephen Oboh, l’uomo vittima dell’agguato di via Olimpia Morata – sono “specializzati nel traffico di esseri umani”, i Vikings sono “attivi nel traffico di stupefacenti”.
Segni distintivi: il colore rosso, usato preferibilmente indossando un basco, tatuaggi che richiamano il mondo marinaresco, come l’àncora. Segni di costituzione di un’organizzazione: un linguaggio in codice, ad esempio “usavano il numero 36 per indicare la riunione”, e il numero corrisponde al numero di Stati nigeriani; il versamento di una sorta di ‘quota sociale’ che aumenta salendo la scala gerarchica; il ricorso alla violenza fisica con l’uso anche di armi. Tra queste i Vikings prediligono il machete, come accaduto in via Olimpia Morata: “È l’arma bianca per eccellenza dei Vikings, tant’è che il suo uso viene anche ‘pubblicizzato’ nei post su Facebook”, ha spiegato l’investigatore, “altri cult invece usano l’ascia”. E, infine, la ‘fama’: “Il solo pronunciare il nome Vikings – ha spiegato ancora Marzocchi – incute paura, timore e rispetto”.
Nelle prossime udienze questo quadro verrà calato ancora più nello specifico nella realtà ferrarese, procedendo posizione per posizione, con il riscontro anche di varie intercettazioni, per delineare i ruoli dei singoli imputati.
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