Mer 3 Ago 2022 - 6831 visite
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Omicidio di via Ortigara, “o morivo io o moriva lei”

Ieri udienza di convalida del fermo di Sara Corcione per l'omicidio della madre Sonia Diolaiti. Giudice e pm pronti a valutare alternative al carcere, ma prima serve una consulenza psichiatrica

Sara Corcione

Sara Corcione

“O morivo io o moriva lei”. A questo punto era arrivata Sara Corcione nella sua impossibilità di avere ancora a che fare con sua madre, Sonia Diolaiti, con la quale i rapporti erano tesissimi, ancora di più dopo la morte del padre, il prof Stefano Corcione, raccordo e baluardo della famiglia. Al punto di ucciderla per davvero, avvelenandole il tè che conservava in frigo.

Sono piccoli dettagli che emergono dopo l’udienza di convalida del fermo celebratasi ieri, martedì 2 agosto, davanti al giudice delle indagini preliminari Danilo Russo. Corcione ha confermato quanto già dichiarato nell’interrogatorio con la pm Lisa Busato, al quale si è rifatta non aggiungendo altro.

Per ora rimarrà in carcere, ma la procura ha intenzione di procedere molto celermente con l’affidamento di una consulenza psichiatrica sull’indagata, in passato – almeno da quanto emerge – già assistita da centri specializzati e già sottoposta ad analisi: gli inquirenti ora stanno cercando di avere tutte le cartelle cliniche e i referti. Servirà anche per valutare se il carcere sia la soluzione più idonea per la custodia cautelare, oppure se sia più corretto ospitarla in una struttura specializzata, sempre che si riesca a individuarla.

L’avvocato Gianni Ricciuti

Lei, altro fattore che ha indotto tutti gli ‘osservatori’ esterni – il suo difensore, l’avvocato Gianni Ricciuti e la pm Lisa Busato in primis -, aveva già espresso una sorta di sollievo per l’entrata in carcere, piuttosto che fare ritorno in una casa di cura, “perché in carcere c’è la palestra, e posso parlare con le amiche”.

Trova conferma, ancora nelle dichiarazioni iniziali di Corcione che piano piano emergono, che l’idea di comprare su internet il veleno (una consulenza tossicologica deve chiarire definitivamente se si tratta di nitrato di sodio, come emerso inizialmente, o di nitrito di sodio) le sia venuta proprio sulla base di un’intenzione omicida, forse non chiaramente definita inizialmente e non posta in atto subito. Un’idea per la quale ha preso spunto, ha raccontato, da un altro caso di cronaca, presumibilmente l’omicidio di Caselecchio, risalente all’aprile 2021, quando un ragazzo di 19 anni ha avvelenato la madre e il suo compagno (che morì) aggiungendo del nitrito di sodio a un piatto di penne al salmone.

E una volta attuato il piano, una volta avvelenata la madre, quasi non se n’è più interessata. “Non credo che possa venire in vacanza”, ha solo risposto all’amica di famiglia, preoccupata perché da giorni non sentiva più la signora Diolaiti e che poi ha lanciato l’allarme. Una risposta strana, sibillina, che ha permesso di sollevare il velo su un dramma umano prima ancora che un tragico fatto di cronaca.

(Una versione iniziale di questo articolo riportava, nel sottotitolo, il fermo dell’indagata come già convalidato dal giudice. Non si trattava di un’informazione corretta. È stata però mantenuta la custodia cautelare)

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