Governare la transizione, anziché subirla. Ragionare di sistema, di produzioni alte e basse, anziché su singoli stabilimenti, magari a cose già decise. Perché a cose già decise si rischia di dover ragionare quando si parla del futuro della Vm Motori di Cento con le sirene poco suadenti di ciò che è accaduto e sta accadendo alla Magneti Marelli o alla Bosch di Bari, con circa 1200 esuberi dichiarati in nome, con la scusa, della transizione energetica anziché del poco tempo speso prevederne gli effetti e dargli una direzione
“Manca totalmente, all’interno del Paese, una strategia sull’auto – afferma Giovanni Verla, segretario generale della Fiom Cgil di Ferrara -. Questa è la condizione di partenza per ogni discussione, che parte dal Governo che in nessun modo si sta interessando di Fca e Stellantis in Italia. È un problema di strategia sull’unico soggetto produttore di auto nel Paese, anche se non ha più la testa e la struttura operativa decisionale in Italia”.
Sulla Vm – e non solo, chiaramente – “pende questa spada di Damocle della presentazione del piano industriale il 1° marzo da parte di Tavares, che però è una presentazione di mercato, non rivolta a sindacati e Governo, non con una discussione preventiva sul futuro della produzione in Italia. Arriveremo a discussione a decisioni già prese da parte di Stellantis”.
L’interesse è nel particolare, Vm, Fca, Stellantis, ma lo sguardo dovrebbe essere molto più esteso: “Quello che vediamo con Bosch e Magneti Marelli, parliamo di dichiarazioni d’esubero per oltre 1200 addetti, è che non abbiamo una strategia né sul produttore né d’insieme sul settore automotive. Ricordo sempre che in Italia si produce il 40% della componentistica di case automobilistiche estere, principalmente tedesche, e noi subiamo le decisioni prese, in questo caso non dal costruttore, ma dalle altre aziende dell’automotive mondiale che producono in Italia. Manca visione d’insieme anche sulla componentistica”.
Vm significa motori diesel di grossa cilindrata, col futuro sempre più spostato sulle motorizzazioni elettriche. Ma non è solo qui il nodo. “Se si passa da un motore endotermico a uno elettrico – osserva Verla -, abbiamo non solo il tema della produzione del motore, ma anche degli altri componenti che subiscono conseguenze, ad esempio il sistema dei cambi, gli investimenti per la sicurezza del veicolo o sui dispositivi per migliorare la guida, o per agevolare altre modalità di trasporto. Dobbiamo governare in anticipo la transizione, che è inevitabile e, ragionando in tema di ambiente, è prioritaria. Anche perché dietro ai posti di lavoro che si possono perdere, ci sono quelli che si possono creare. Non è che il saldo sia a perdere, lo è se non si agisce in maniera strategica e mirata”.
A livello locale l’esigenza di conoscere la strada futura è urgente. “A Cento abbiamo il motore attuale che uscirà di produzione a fine 2023 e non c’è un motore che lo vada a sostituire. Abbiamo 500 addetti circa interessati dal flusso del motore V6 che dal 1° gennaio 2024, a oggi, non hanno un lavoro perché non c’è più il motore”. Il 9 febbraio ci sarà un incontro proprio con la Regione per trattare la situazione di Vm, “ma sarebbe da rilanciarsi un ragionamento sull’automotive all’interno dell’Emilia-Romagna”, propone Verla.
“Chiediamo da anni che si aprano discussioni tematiche”, dice ancora il segretario Fiom. E il pensiero va dal settore metalmeccanico a quello chimico, perché all’automotive è anche legata la produzione di polimeri che si fa al Petrolchimico di Ferrara, e dunque a cosa succedere con la chiusura del cracking di Porto Marghera.
Ma non solo: “Bisogna davvero ragionare d’insieme – ribadisce Verla -. C’è anche il tema legato alla logistica e ai trasporti: come si ragione della mobilità all’interno del nostro Paese, delle nuove modalità commerciali legate all’auto (noleggi, car sharing ecc) e si badi che sono questioni che rientrano nelle attività anche di Fca”.
“È necessario che Bonaccini e la Giunta intavolino una discussione chiara su tutto il settore dell’automotive – conclude il segretario della Fiom ferrarese -, che non vuole dire solo il lusso, la nicchia e l’eccellenza, non solo Lamborghini, Ferrari, Maserati o Ducati, ma tutta la componentistica, compresa quella ‘povera’, le fonderie e le sbaverie. Tutto deve entrare in un ragionamento di sistema”. Altrimenti si rischia solo di tirare una coperta sempre più corta, di mettere una toppa temporanea, mentre tutto piano piano di disgrega lasciando solo macerie sociali ed economiche.
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