Cronaca
22 Ottobre 2021
Capocasa fa il punto della situazione dopo settimane di controlli mirati: “Continueremo a esserci perché penso che possa aumentare la percezione di sicurezza”

Il questore: “Viale Krasnodar non è una Gad 2”

di Daniele Oppo | 2 min

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“Non è una Gad 2. Non è un quartiere a rischio, difficile, emarginato o degradato”. Il questore Cesare Capocasa lascia parlare i numeri per dimostrare che la zona di via Krasnodar non si sta trasformando in un surrogato del Gad né sta tornando ciò era in passato.ù

Il periodo preso a riferimento è di nove mesi, da gennaio a settembre, per gli anni dal 2018 al 2021. Il primo anno è il ‘peggiore’, 27 reati contro il patrimonio – “principalmente furti al vicino supermercato e danneggiamenti”, 2 contro la persona e con 3 persone denunciate”. Nel 2019 la musica è più o meno la stessa: 25 reati contro il patrimonio, 5 contro la persona, 3 arresti e 6 denunciati. Il 2020 è un anno particolare, quello del lockdown per il Covid-19, che si riflette in un calo generale della delittuosità da un lato e nella sofferenza maggiore all’interno di alcuni contesti familiari: 11 reato contro il patrimonio, 7 contro la persona, 1 arresto (per reati contro la famiglia) e 4 denunce (per reati contro patrimonio e famiglia). Quest’anno la situazione è stabile: 15 reati contro il patrimonio, 4 contro la persona e la famiglia e 3 arresti. Questi ultimi per attività di spaccio al minuto ma con quantitativi piccoli.

Non sono numeri di una nuova zona Gad, ma a Capocasa non sfugge che esiste una realtà che sfugge alle statistiche e che non va sottovalutata: “Un conto è la sicurezza rilevata, un altro la percezione di sicurezza”. Anche per questo, per capire i disagi dei cittadini, per tre settimane ha disposto dei servizi specifici per capire cosa stesse accadendo in Krasnodar, soprattutto dopo i primi allarmi di alcuni residenti.

Lo spaccio c’è, “ma non sono quelli della Gad che si sono trasferiti, sono la ‘vecchia guardia’ che vive in zona Krasnodar”. È però un’attività che non è fatta di presidio del territorio da parte delle bande come accadeva in zona Grattacielo, ma che è anche mutata per via delle nuove esigenze: “Adesso si mettono d’accordo, arrivano in bici o in monopattino, fanno lo scambio e vanno via. È diverso, è anche più difficile da contrastare”.

Ci sono poi situazioni di “dissidi privati”, alcuni generati anche un soggetto difficile e spesso minaccioso, che già ha ricevuto un avviso orale dal questore, altri dovuti a situazioni familiari di particolare tensione.

“Continueremo a esserci con servizi dedicati – assicura il questore – perché penso che possa aumentare la percezione di sicurezza”. E anche quella, Ferrara lo sa bene, conta tanto.

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