
(archivio)
È probabilmente questione di ora prima che qualcosa si smuova nell’indagine per il decesso di Mauro Gallerani, il 68enne di Cento deceduto al Sant’Anna dopo che si era affidato alle cure del sito IppocrateOrg.
Il fascicolo aperto dal pm Ciro Alberto Savino, a quanto risulta, è ancora a carico di ignoti ma ci si aspetta che, in vista dell’autopsia, la procura inserisca il nome del medico di Reggio Emilia che seguiva il paziente via WhatsApp e al quale era stata prescritta una cura – non validata e fuori da ogni linea guida – a base di cortisone, anticoagulanti, antibiotico e fermifugo. Le operazioni autoptiche potrebbero iniziare in settimana, al momento è in corso la ricerca di una sala idonea e che la salma venga dichiarata Covid free.
Il gruppo IppocrateOrg, sia con le dichiarazioni del suo presidente Mauro Rango alla trasmissione Controcorrente di Rete 4 che con un successivo post su Facebook risalente alle prime ore del mattino di lunedì, ha messo le mani avanti sostenendo che “Non ci risulta che alcuna persona che ha fatto richiesta di Assistenza ad IppocrateOrg sia mai stata ricoverata né tantomeno sia deceduta presso l’ospedale Sant’Anna di Ferrara”.
Nel frattempo la polizia giudiziaria sta procedendo alle operazioni di sequestro e controllo del telefono cellulare: l’interesse è rivolto proprio alla chat tra medico e paziente e il collegamento con il sito al quale il professionista reggiano era legato, comparendo il suo nominativo proprio nella lista dei medici dell’assistenza.
Si stanno cercando anche i parenti di Gallerani.
Due le ipotesi di reato al vaglio: quella dell’omissione di soccorso per non aver spinto il paziente a rivolgersi immediatamente al pronto soccorso dopo la comunicazione dei livelli di ossigenazione del sangue in discesa (che hanno portato il 68enne a essere intubato in terapia intensiva per diverse settimane), e quella della colpa medica, ovvero aver contribuito in maniera determinante a causare la morte dell’uomo con un protocollo terapeutico non adatto.
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