Accoltellata in casa dal marito: ferita donna di 60 anni
Momenti di forte tensione nelle prime ore della mattina di domenica 15 marzo a Ferrara, dove una donna di oltre sessant’anni è stata ferita con un coltello all’interno della propria abitazione
Momenti di forte tensione nelle prime ore della mattina di domenica 15 marzo a Ferrara, dove una donna di oltre sessant’anni è stata ferita con un coltello all’interno della propria abitazione
Una vicenda che definire “surreale” è forse riduttivo: a raccontarla è un cittadino ferrarese di 72 anni che da oltre un decennio convive con le conseguenze di un ictus cerebrale subito il 15 luglio 2010. La sua battaglia riguarda il rinnovo del contrassegno invalidi Cude
L’associazione dei dottorandi chiede di estendere l’aumento delle borse anche ai cicli già in corso e di ridurre il precariato accademico. Apertura dei vertici di Unife sulla rappresentanza di dottorandi e post-doc nel Senato accademico
Giovedì 12 si è tenuto l’incontro organizzato dal coordinamento di Libera Ferrara, rientrante nelle iniziative promosse dal comitato “Società civile per il no”. Presente anche il professore ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Ferrara, Paolo Veronesi
Nel Delta del Po, uno dei territori più colpiti in Europa dall’emergenza del granchio blu, un imprenditore polesano ha sviluppato un sistema innovativo che potrebbe permettere agli allevamenti di molluschi di tornare a produrre
Tresignana. Erano entrambi vicini al traliccio del impianto eolico. Riccardo in prossimità di una scaletta poggiata su un pilone, Dario poco distante, a circa un metro. Chi ha ucciso i cugini Benazzi stava a circa 5, forse 10 metri da loro, fronte all’impianto e spalle alla vicina casetta nelle campagne circostanti di Rero. Li ha freddati con almeno un colpo di fucile per ciascuno.
Ora anche le analisi genetiche compiute dal genetista Matteo Fabbri, a quanto si apprende, confermano quello che i carabinieri già avevano sospettato osservando i luoghi e raccogliendo le tracce.
Il sangue presente in una zolla di terra era di Dario Benazzi, il più anziano dei due cugini, convinto di malavoglia, quella domenica di fine febbraio, a recarsi in quel campo. Sempre di Dario era un frammento d’osso, forse della scatola cranica, ritrovato in prossimità del vicino frutteto e anche un pezzo di giubbotto. Le tracce ematiche presenti nel terzo pilone del traliccio, vicino alla scala, erano invece di Riccardo, morto accanto alla sua ossessione.
Di entrambi era il materiale genetico presente sulle due borre ritrovate nel campo, una delle quali visibilmente macchiata di sangue (era di Dario).
Sono morti con tutta probabilità lì, sul colpo, e poi caricati di peso nella Volkswagen Polo di Riccardo Benazzi data infine alle fiamme per far sparire ogni altra traccia: sicuramente erano già morti quando è partito l’incendio, visto che l’analisi tossicologica esclude presenza di fumo nelle vie aeree o concentrazioni indicative di monossido di carbonio nel sangue.

L’avvocato Denis Lovison
Forse sarà ancora la genetica a dare altre risposte, perché in alcuni reperti raccolti dai carabinieri sembra esserci altro materiale genetico non riconducibile però alle due vittime? È dell’assassino?
“Come detto fin dall’inizio – commenta l’avvocato Denis Lovison che assiste la famiglia di Dario Benazzi -, gli investigatori e la procura stanno lavorando bene, gli esiti stanno arrivando e stanno dando riscontri importanti sia ai fini della ricostruzione della dinamica del duplice omicidio sia ai fini dell’individuazione dei colpevoli. Il cerchio si sta stringendo e si chiuderà definitivamente con i prossimi riscontri. È ormai questione di poco e chi ha posto in essere questi fatti farebbe bene a fare la cosa giusta: consegnarsi e pentirsi per quello che ha fatto”.
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