Cronaca
11 Maggio 2021
Il tribunale di Ferrara ha condannato a 4 anni di reclusione un 39enne accusato di aver maltrattato e provocato lesioni alla compagna. E su di lui pende anche un procedimento per violenza sessuale

Stangata per il marito violento

di Daniele Oppo | 2 min

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Giovedì 12 si è tenuto l’incontro organizzato dal coordinamento di Libera Ferrara, rientrante nelle iniziative promosse dal comitato “Società civile per il no”. Presente anche il professore ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Ferrara, Paolo Veronesi

Botte da mandarla una volta all’ospedale con un trauma cranico, per fortuna lieve, e procurarle lividi e contusioni. Ma anche un controllo delle sue interazioni sociali, con il divieto di frequentare amici, perfino la madre. Una sorveglianza estesa anche su Facebook, dove le cancellava tutte le amicizie maschili. E in più la costrizione a rapporti sessuali non voluti.

Troppo perché il giudice non lo condannasse: 4 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per 5 anni la pena stabilita per M.M., un uomo di 39 anni, proveniente dall’Ucraina, come la sua compagna, processato per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.

L’uomo era accusato di aver colpito la moglie al viso e al corpo con calci e pugni nel dicembre del 2019, anche se la vittima non aveva mai denunciato prima l’evento. Una denuncia c’era invece per un altro episodio violento, datato giugno 2020, quando dopo averle distrutto gli attrezzi da lavoro, alla presenza della figlia undicenne, M.M. ha gettato a terra la compagna, la ha percossa, procurandole lesioni e un trauma cranico giudicato guaribile in 7 giorni dai sanitari.

A suo carico è anche pendente un altro procedimento, questa volta per violenza sessuale, per aver costretto con la forza la moglie ad avere rapporti non consenzienti tra il 2018 e il 2019. Accuse che in qualche modo sono entrate anche nel processo per i maltrattamenti, a evidenziare la risalenza nel tempo dei comportamenti violenti.

E se è vero che la vittima, che non si è costituita parte civile, quando è stata sentita dal giudice qualche volta sembra essere caduta in contraddizione – va detto però che ha una scarsissima conoscenza della lingua italiana -, è anche vero che l’imputato ha dato spiegazioni forse poco credibili: che la moglie beveva troppo e si faceva male da sola, sbattendo e cadendo autonomamente, procurandosi così lividi e contusioni, e poi, sulla violenza, che non poteva esserci, essendo loro marito e moglie.

Il giudice Andrea Migliorelli, dopo circa trenta minuti di camera di consiglio, ha deciso di credere alla vittima e ha condannato l’imputato a una pena anche più alta rispetto a quella richiesta dalla vpo Stefania Borro (che aveva chiesto 3 anni e 1 mese di reclusione).

“È un reato complesso – afferma l’avvocato Patrizio Zagatti che difende il 39enne -. Secondo noi non ci sono i presupposti per questo trattamento sanzionatorio, adesso valuteremo le motivazioni e sicuramente faremo appello”.

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