
La vittima, Giancarlo Colombani
Accoltellato a morte a Vienna poco dopo essere uscito dal carcere, il 1° di ottobre del 2019. È la fine che ha fatto Goran Mihajlovic, 30 anni quando è stato ucciso, uno dei testimoni chiave dell’omicidio di Giancarlo Colombani, ex esponente della ‘coca connection’ ucciso con un pugno la sera del 27 dicembre del 2015.
Era l’unico uomo a essere stato rintracciato del terzetto, composto da uomini provenienti dalla Serbia, convocato da Colombani per sistemare un affare andato male e concluso peggio: dovevano fare un lavoretto, ma l’italiano a un certo punto si tirò indietro e tutto andò a rotoli, solo che i tre avevano già affrontato il viaggio e volevano comunque un compenso.
Quell’incontro sarebbe dovuto servire per sistemare le cose, si concluse invece con Colombani lasciato agonizzante per terra all’angolo tra via Aguiari e via Porta Catena, tramortito da un violentissimo pugno sferratogli da Stanoje Dobrosavljevic, 47 anni, probabilmente ritornato in Serbia e mai trovato dagli inquirenti, formalmente imputato per omicidio volontario in un processo che è attualmente sospeso. Il terzo uomo, anche lui fuggito e mai rintracciato, risulta chiamarsi Milan Trajlovic, 35 anni.
Il pm Ciro Alberto Savino, emerge solo ora, dopo che l’Interpol mandò una nota sul rintraccio avvenuto di Mihajlovic, ristretto in carcere a Vienna per altri reati, si organizzò rapidamente per sentirlo in incidente probatorio e fissare così la sua testimonianza nell’eventualità che divenisse nuovamente uccel di bosco, cercando anche di prevenire le evidenti difficoltà di una traduzione dal carcere austriaco per il processo a Ferrara.
Ma, proprio mentre si stava per mettere a punto tutto, ecco arrivare la tragica notizia: l’uomo, poco dopo essere stato scarcerato, era stato trovato morto, ucciso a coltellate.
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