Tresignana. Sono delle tracce di sangue rilevate a circa 800 metri dal punto in cui è stata trovata l’auto con dentro i corpi carbonizzati di Dario e Riccardo Benazzi a far pendere le indagini sempre più sull’ipotesi di omicidio che su quella di un drammatico doppio suicidio.
Le tracce sono state trovate non lontane dall’impianto eolico che era il sogno di Riccardo Benazzi per la produzione di energia pulita per tutti.
I carabinieri, coordinati dal pm Lisa Busato, attendono gli esiti dell’esame del Dna per capire se si tratti di sangue di qualche animale – magari qualche nutria anche se non sono state segnalate attività di caccia di quel tipo – o di tracce ematiche umane, appartenenti a uno dei due cugini o a entrambi.
E in questo secondo caso, sarebbe implicito che entrambi sono stati spostati dal luogo dell’eventuale omicidio, caricati sulla Volkswagen Polo e poi dati alle fiamme per distruggere e cancellare tutto, comprese le eventuali tracce dell’assassino – o degli assassini – che a questo punto potrebbe non essere uno sprovveduto.
Proprio la difficoltà di trovare indizi nell’auto carbonizzata porta gli inquirenti a non escludere comunque nessuna pista, anche se aleggia dello scetticismo su quella dell’eventuale omicidio-suicidio visti i rapporti di grande amicizia e supporto tra i due cugini.
Le vite di entrambi, i legami noti e meno noti, sono ovviamente al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando anche di capire il reale motivo per il quale i due Benazzi si sono recati a Rero, pare su richiesta insistente di Riccardo, e se non ci fosse qualcuno ad aspettarli.
Le indagini su eventuali moventi economici legati ai problemi e alle condizioni economiche proprio di Riccardo Benazzi finora non hanno portato a particolari sospetti, né a individuare situazioni di contrasto tali da spiegare un delitto simile. Emergono anzi sentimenti di compassione da parte della famiglia e anche dalla società dalla quale era stato estromesso per via di una sua gestione poco accorta, nonostante i precedenti burrascosi: uno dei soci gli aveva trovato un alloggio e ci sarebbe stata anche l’idea di dargli una sorta di vitalizio nel caso l’impresa avesse iniziato a dare i frutti sperati.
Ieri, martedì 3 marzo, c’è stato l’affidamento dell’incarico al medico legale Raffaella Marino per l’esecuzione dell’autopsia e altri accertamenti tecnici, compresa una Tac, sui corpi carbonizzati e ancora ufficialmente non riconosciuti. Uno dei due corpi, probabilmente Dario Benazzi, ha un chiodo ortopedico il cui numero seriale dovrebbe essere utile per arrivare a una identificazione più certa. L’autopsia sarà fondamentale per conoscere le cause della morte e sciogliere molti degli interrogativi ancora aperti.
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