Grattacielo. Gli sfollati cercano casa. “Porte chiuse agli stranieri”
A poche settimane dalla scadenza dell'accoglienza temporanea al San Bartolo, resta aperta la questione abitativa per una parte degli sfollati del Grattacielo
A poche settimane dalla scadenza dell'accoglienza temporanea al San Bartolo, resta aperta la questione abitativa per una parte degli sfollati del Grattacielo
Si chiamava Hamrouni Hassen, il 30enne di nazionalità tunisina morto dopo il tragico incidente stradale avvenuto nella serata di sabato 20 giugno - intorno alle 21.20 - lungo via Copparo
Ra'ed Dawoud resta in carcere a Ferrara. Il Tribunale del Riesame di Genova ha infatti confermato con una nuova ordinanza la misura della custodia cautelare nei confronti del palestinese detenuto nella casa circondariale dell'Arginone
Tragico incidente stradale nella serata di sabato 20 giugno a Ferrara. Intorno alle 21.20, in via Copparo, poco oltre il Centro Spal, due automobili si sono scontrate e una persona ha perso la vita
Paura ma fortunatamente nessuna grave conseguenza nella tarda mattinata di domenica 21 giugno lungo la Strada Adriatica, in località Ripapersico, dove un'autovettura è uscita di strada finendo ribaltata
Tresignana. Sono delle tracce di sangue rilevate a circa 800 metri dal punto in cui è stata trovata l’auto con dentro i corpi carbonizzati di Dario e Riccardo Benazzi a far pendere le indagini sempre più sull’ipotesi di omicidio che su quella di un drammatico doppio suicidio.
Le tracce sono state trovate non lontane dall’impianto eolico che era il sogno di Riccardo Benazzi per la produzione di energia pulita per tutti.
I carabinieri, coordinati dal pm Lisa Busato, attendono gli esiti dell’esame del Dna per capire se si tratti di sangue di qualche animale – magari qualche nutria anche se non sono state segnalate attività di caccia di quel tipo – o di tracce ematiche umane, appartenenti a uno dei due cugini o a entrambi.
E in questo secondo caso, sarebbe implicito che entrambi sono stati spostati dal luogo dell’eventuale omicidio, caricati sulla Volkswagen Polo e poi dati alle fiamme per distruggere e cancellare tutto, comprese le eventuali tracce dell’assassino – o degli assassini – che a questo punto potrebbe non essere uno sprovveduto.
Proprio la difficoltà di trovare indizi nell’auto carbonizzata porta gli inquirenti a non escludere comunque nessuna pista, anche se aleggia dello scetticismo su quella dell’eventuale omicidio-suicidio visti i rapporti di grande amicizia e supporto tra i due cugini.
Le vite di entrambi, i legami noti e meno noti, sono ovviamente al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando anche di capire il reale motivo per il quale i due Benazzi si sono recati a Rero, pare su richiesta insistente di Riccardo, e se non ci fosse qualcuno ad aspettarli.
Le indagini su eventuali moventi economici legati ai problemi e alle condizioni economiche proprio di Riccardo Benazzi finora non hanno portato a particolari sospetti, né a individuare situazioni di contrasto tali da spiegare un delitto simile. Emergono anzi sentimenti di compassione da parte della famiglia e anche dalla società dalla quale era stato estromesso per via di una sua gestione poco accorta, nonostante i precedenti burrascosi: uno dei soci gli aveva trovato un alloggio e ci sarebbe stata anche l’idea di dargli una sorta di vitalizio nel caso l’impresa avesse iniziato a dare i frutti sperati.
Ieri, martedì 3 marzo, c’è stato l’affidamento dell’incarico al medico legale Raffaella Marino per l’esecuzione dell’autopsia e altri accertamenti tecnici, compresa una Tac, sui corpi carbonizzati e ancora ufficialmente non riconosciuti. Uno dei due corpi, probabilmente Dario Benazzi, ha un chiodo ortopedico il cui numero seriale dovrebbe essere utile per arrivare a una identificazione più certa. L’autopsia sarà fondamentale per conoscere le cause della morte e sciogliere molti degli interrogativi ancora aperti.
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com