Ven 2 Ott 2020 - 4483 visite
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Non può pagarsi la droga, stuprata a 16 anni dallo spacciatore

I Carabinieri arrestano il 25enne pusher dopo una complicata indagine. L'episodio mette a nudo l'inquietante fenomeno dell'uso di sostanze tra minori

Studentessa stuprata a 16 anni perché non aveva soldi per pagarsi la cocaina. Accade anche questo nella “tranquilla” Ferrara, ma grazie ai Carabinieri il pusher-aguzzino è stato consegnato alla giustizia che ora farà il suo corso. Le accuse sono gravissime: violenza sessuale aggravata e spaccio aggravato di sostanze stupefacenti.

In carcere, al termine delle indagini dei militari del Norm Sezione Operativa, è finito Elvis Omonghomion, 25enne nigeriano pregiudicato, richiedente asilo in possesso di permesso di soggiorno, uno dei tanti spacciatori della zona Gad conosciuto nell’ambiente con il soprannome di “Bobby”, dal quale ha preso il nome l’operazione degli uomini dell’Arma, descritta nei dettagli presso il Comando Compagnia Carabinieri di Ferrara dal nuovo comandante del Reparto Operativo Mauro Maronese e dai colleghi che l’hanno materialmente eseguita.

L’extracomunitario lo scorso 29 luglio, attorno alle 22-22.30, era stato raggiunto dalla giovane in bici in via del Lavoro, accompagnata da un amico che però era rimasto distante ad attenderla nella zona della stazione. L’intento della 16enne era quello di acquistare da “Bobby” una dose di cocaina, come aveva fatto altre volte: la prima dose le era stata ‘regalata’ dal pusher, per attirarla nel vortice della dipendenza, le successive erano state cedute a credito. Anche quel 29 luglio la ragazzina non aveva soldi per pagare la droga, così “Bobby” è andato su tutte le furie, strappandole il cellulare e costringendola sotto la minaccia di un coltello a subire un rapporto sessuale dopo averla trascinata in una zona con folta vegetazione verso l’ex distilleria.

L’amico che era rimasto ad attenderla, non vedendola arrivare, ha allertato le forze dell’ordine tanto che successivamente, verso le 23, una pattuglia dei Carabinieri, nel transitare in via del Lavoro, ha notato la ragazza che ha attirato l’attenzione dei militari chiedendo aiuto. Lo stupratore si era già allontanato e la giovane è stata accompagnata al reparto di Ginecologia dell’ospedale di Cona per le cure del caso e gli accertamenti medico-legali, dove è stata poi raggiunta dalla madre.

L’arrestato Elvis Omonghomion

Le indagini avviate subito dai Carabinieri e coordinate dalla Procura hanno permesso, non senza difficoltà, di individuare il responsabile. Il punto di partenza è stato  il numero di cellulare e l’analisi dei contatti, poi le testimonianze della stessa vittima (audizione protetta con psicologo e riconoscimento fotografico del responsabile) e del gruppo di amici che frequentava la 16enne, tutti più o meno coetanei, alcuni dei quali già facenti uso di droga, tra marijuana e cocaina, che conoscevano “Bobby” e altri pusher della zona. Fondamentale il fatto che lo spacciatore-violentatore fosse già stato arrestato nel 2019 sempre per reati inerenti allo spaccio di stupefacenti in città. In quell’occasione a “Bobby” era stato prelevato il Dna che, messo a confronto con le tracce rinvenute sui vestiti e nella zona dello stupro, è risultato lo stesso. Dopo aver compreso chi fosse lo stupratore e aver ottenuto a suo carico la misura cautelare in carcere, per i Carabinieri il problema era riuscire a rintracciarlo, trattandosi di una persona senza fissa dimora che probabilmente si appoggiava presso suo connazionali. Le ricerche sono state effettuate in divisa e in borghese nella zona, con osservazioni, appostamenti e ispezioni negli esercizi pubblici solitamente frequentati da pusher, fino a quando, sempre in via del Lavoro, il nigeriano è stato individuato, catturato e condotto all’Arginone a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Scena del crimine: la zona in cui è avvenuto lo stupro

Una vicenda inquietante, non solo per il crimine in sé, ma anche perché ha portato ancor più alla luce un fenomeno sociale preoccupante, quello dell’uso di sostanze stupefacenti fra studenti e minorenni, “tutti inseriti in contesti familiari normali”, come riferito dal comandante Maronese. Minori che conoscono le zone di spaccio, sanno a chi rivolgersi, ma che spesso finiscono prede di aguzzini senza scrupoli. I Carabinieri infatti non escludono che fra questi giovani, non sempre in grado di acquistare droga con propri soldi, vi sia qualcuno che possa aver subìto violenze o essere stato costretto a rapporti sessuali. E’ uno dei motivi per cui è stata diffusa alla stampa la foto del pusher stupratore, nella speranza che qualche vittima lo riconosca e abbia il coraggio di farsi avanti. L’altro è che, diffondendo le fattezze di “Bobby”, ciò possa contribuire a salvare potenziali future prede nel caso che il nigeriano, un domani, torni il libertà.

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