Sab 19 Set 2020 - 424 visite
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Le radici ferraresi di Graziella Vezzelli

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Oggi vi propongo la poetessa Graziella Vezzelli di Portomaggiore con una delle sue predilette “liriche dei sentimenti”: Radìs. Gratificata nel 2011 con il Premio speciale “Mario Roffi”. Ci parla d’un emigrante che lascia la metropoli, per tornare al piccolo paese d’origine.

Nata a Portomaggiore, nella zona più prolifica di scrittori-poeti dialettali della provincia di Ferrara; il territorio che va da Boccaleone, Ripapersico, Portomaggiore e Marrara. Sono, in sostanza, decine gli scrittori dialettali di tale zona. Graziella Vezzelli pubblicò pure il libro “Gràp ad stéll” (Grappoli di stelle). Scrisse pure testi di canzoni. Vinse innumerevoli premi letterari in provincia di Ferrara e altrove. Purtroppo Graziella ci ha lasciati per sempre alcuni anni fa.

Approfitto dell’occasione per girarvi l’invito del segretario de “Al Tréb dal Tridèl”, professor Claudio Natati, il quale prega gli amanti o appassionati di dialetto ferrarese di assistere a “Poesia dialettale delle donne” il 22 settembre, ore 21, in: Casa di Stella dell’Assassino, via Cammello 14 a Ferrara. Distanza e mascherine obbligatorie.

RADIŚ
Radiś, ill mié radìś,
cavà da la so tèra e purtà via, luntàn,
int un paèś furèst che ad mi an tgnusèva gnènt,
nè al miè dialét, né ill miè uśànz
nè ill fàz ad la mié zént.
Ill mié radìś, con ancóra tacà
Un póch al la so tèra, l’j’andàva via luntàn
acsì, com il putéva, ślungànd avanti ill man
par putér star tacà anch in anch in ch’al bèl post nóv.
Fóra dàla mié fnètra a luśéva un pez ad ziél
com s’al fus stà ad cristàl.
‘Na luna granda e fréda ch’la n’am cuntàva niént,
muta, furèsta e seria la fàva tut d’arzént,
e mi, ‘na pòvra satua d’màrum,
lugànd i sentimént am tgnéva tut ad déntar,
come se a taśér sémpar a pasés prima al témp.
Déntar ad mì a pensàva al mié paéś luntàn
che ad speciàl an gh’éva pròpria gnént,
né màr, né mónt, né grataciéli al vént
ché spés , lugà int la nèbia al paréva inesistént,
però a gh’éva int la mént l’udór di so’ frutìt,
cal mar d’fiùr bianch e ròśa, chill gràn dztéś ad furmént,
al vérd dill barbabiétul ch’al paréva dipìnt,
l’udór ad la patóna int ill j’ar di cuntadìn,
chill dztéś ad tèra arà int ill giurnàd d’autùn.
Ch’il fil ad rundanìn zà prònti par partir,
che ciacarànd insiém ill programàva al viàz,
a paréva che anca lór in vdés l’óra ad turnàr.
Ma quand ch’am són acòrta,
che par la nostalgia dentr’am santiva morta,
a jò cujèst cunvinta, pian pian ill mié radìś
e a l’j’ò purtàdi a cà, sinténdam in paradìś.
Graziella Vezzelli

RADICI/ Radici, le mie radici,/strappate alla loro terra e portate via lontano,/in un paese straniero che di me non conosceva nulla,/né il mio dialetto, né le mie usanze,/né le facce della gente./Le mie radici contenenti ancora/un po’ della loro terra, andavano via lontano,/così, come potevano, allungando avanti le mani/per stare meglio attaccate anche in un posto nuovo./Fuori dalla mia finestra a brillava /un pezzo di cielo come fosse di cristallo./Una luna grande e fredda che non mi raccontava niente,/muta, seria e forestiera faceva tutto d’argento,/ed io, una povera statua di marmo,/celando i sentimenti, mi tenevo tutto dentro,/come se a tacere sempre passasse più in fretta il tempo./Dentro di me pensavo al mio paese lontano,/che di speciale da vedere non aveva proprio niente,/nè mare, nè monti, nè grattacieli al vento,/che spesso nascosto nella nebbia sembrava inesistente,/però io avevo nella mente l’odore dei suoi frutteti,/quel mare di fiori bianchi e rosa, quelle distese di grano,/il verde delle barbabietole che sembravano dipinte,/l’odore della polpa delle barbabietole nelle aie dei contadini,/quelle distese di terra arata nelle giornate d’autunno./Quelle file di rondini già pronte per partire /che cinguettando insieme programmavano il viaggio/sembrava che anche loro non vedessero l’ora di tornare./Ma quando mi sono accorta/che per la nostalgia, dentro mi sentivo morta,/ho raccolto piano, piano le mie radici/e le ho portate a casa, sentendomi in Paradiso.

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